PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Festa di San Benedetto

Piacenza; Monastero di san Raimondo


Letture: Prov 2,1-9; Col 3,12-17 Mt 5,1-12
 
Carissimi fratelli, carissimi sorelle
 
1. Siamo qui a celebrare la solennità di san Benedetto con le nostre sorelle monache che seguono la Regola di san Benedetto.
La prima intenzione della nostra preghiera è per voi, care sorelle, figlie di san Benedetto. Siamo qui per invocare, confidando nell’intercessione di san Benedetto, la benedizione del Signore su questa comunità monastica, perché sia al servizio di Dio e al servizio degli uomini, sia la casa di Dio e la casa di tutti. San Benedetto vi illumini perché il monastero sia luogo di ascolto della parola di Dio e di preghiera per accogliere la sua volontà e sia luogo di comunione con gli uomini e le donne che hanno bisogno della vostra testimonianza e della vostra preghiera per riconoscere la presenza del Dio vivente che in Gesù Cristo ci dona il suo amore, la sua grazia, la sua benedizione. 
La seconda intenzione di preghiera è per l’Europa. San Benedetto è il Patrono della nostra Europa, insieme ad altri santi e sante delle varie parti del continente. Preghiamo per gli uomini e le donne che vivono e lavorano in Europa, per coloro che si impegnano per favorire non solo la pace e la concordia ma anche per riscoprire quel fermento spirituale che mutò nel corso dei secoli il volto dell’Europa. Dopo la caduta dell’unità politica dell’impero romano, furono monaci come san Colombano e san Benedetto a dare una nuova unità spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente.  
2. Abbiamo ascoltato le Beatitudini che sono la buona notizia che risplende sul volto di Cristo. Gesù è il ‘beato’ che annuncia il regno di Dio e i suoi discepoli sono chiamati ad essere beati, ad avere in pienezza la gioia di Cristo e quindi a vivere come beati, nella testimonianza della bellezza della santità di Dio. Con Cristo possiamo rispondere a Dio che ci chiama alla sua beatitudine, perché Dio ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo e così partecipare alla gloria di Cristo. Le Beatitudini sono la promessa paradossale che, nelle oscurità e nelle tribolazioni della vita, sorregge la nostra speranza. 
3. La vita santa di Benedetto, vissuta secondo le Beatitudini e animata dallo Spirito che suscita in noi gli stessi sentimenti di Cristo, è come un seme di vita nuova gettato nel cuore del nostro continente che fruttifica nei secoli fino ad oggi, anche grazie a questa comunità benedettina della nostra città. Benedetto ha contribuito in maniera determinante a ridare slancio spirituale all’Europa di ieri e di oggi, a partire dalla sua personale risposta alla domanda del Salmista: “Chi è luomo che vuole la vita e desidera vedere giorni felici?”. Ascoltiamo un passo del discorso appassionato che Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti al Dialogo su Ripensare l’Europa: “Nel tramonto della civiltà antica, mentre le glorie di Roma divenivano quelle rovine che ancora oggi possiamo ammirare in città; mentre nuovi popoli premevano sui confini dell’antico Impero, un giovane fece riecheggiare la voce del Salmista: «Chi è luomo che vuole la vita e desidera vedere giorni felici?». Nel proporre questo interrogativo nel Prologo della Regola, san Benedetto pose all’attenzione dei suoi contemporanei e nostra una concezione dell’uomo radicalmente diversa da quella che aveva contraddistinto la classicità greco-romana, e ancor più di quella violenta che aveva caratterizzato le invasioni barbariche. L’uomo non è più semplicemente un civis, un cittadino dotato di privilegi da consumarsi nell’ozio; non è più un miles, combattivo servitore del potere di turno; soprattutto non è più un servus, merce di scambio priva di libertà destinata unicamente al lavoro e alla fatica" (...). “Per Benedetto non ci sono ruoli, ci sono persone: non ci sono aggettivi, ci sono sostantivi. È proprio questo uno dei valori fondamentali che il cristianesimo ha portato: il senso della persona, costituita a immagine di Dio. A partire da tale principio si costruiranno i monasteri, che diverranno nel tempo culla della rinascita umana, culturale, religiosa ed anche economica del continente” (28 ottobre 2017).
 
4. I monasteri sono stati e continuano ad essere il segno pubblico destinato a fare della vita monastica un modello di vita nuova, un laboratorio di una nuova umanità. Questa nuova umanità ha al suo centro il Signore Gesù, vero uomo e vero Dio. L’amore di Cristo per noi e il nostro amore per Lui sono il fondamento della vita nuova: “Nulla assolutamente antepongano a Cristo il quale ci potrà condurre tutti alla vita eterna” (Regola, 72). Da questa comunione con Cristo deriva l’impegno di crescere nella comunione: comunione tra Dio e l’uomo, tra il Padre e i figli, tra la preghiera e il lavoro, tra la lode a Dio e la formazione dell’uomo, spirituale e morale.
Così ha fatto Benedetto, che ha voltato le spalle alla città per ritirarsi dal mondo ed è diventato il seme di un mondo nuovo, di un umanesimo aperto a tutte le dimensioni dell’umano, aperto alla trascendenza, a Dio, e aperto ai fratelli e alle sorelle. La persona che ricerca, prega, studia e lavora risponde alla sua vocazione, alla sua grande dignità e responsabilità, alla sua destinazione alla felicità.
Accogliamo l’esempio di san Benedetto che ci invita a cercare Dio e a vivere in comunione con Lui e con i nostri fratelli e le nostre sorelle: così possiamo vivere giorni felici già ora, in attesa della dimora celeste quando la beatitudine sarà piena, quando noi figli vedremo faccia a faccia Colui che ci chiama, il Padre che ci attende a braccia aperte. Amen. 
 
 
 



11/07/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO