PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 3ª domenica di Quaresima

Cattedrale


Letture: Es 3, 1-8.13-15; 1Cor 10, 1-6.10-12; Lc 13,1-9
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle,
 
1. Nelle prime due domeniche di Quaresima abbiamo accompagnato Gesù: prima nel deserto ove ha vinto il diavolo e poi lo abbiamo seguito sul monte della trasfigurazione, in cui Padre invita ad ascoltare il suo Figlio. In questa terza domenica, Gesù stesso ci invita a rinnovarci interiormente e a camminare sulla strada della vita, cioè a convertirci e ad accogliere la misericordia di Dio per arrivare alla gioia della Pasqua di conversione.
 
2. “Se non vi convertite, perirete”: risuona diverse volte nel brano evangelico il forte richiamo alla conversione. Gesù si rivolge a coloro che gli riferiscono fatti sconvolgenti di cronaca che avevano impressionata l’opinione pubblica. I soldati romani intervengono con estrema durezza causando la morte di alcuni uomini della Galilea che si erano recati a Gerusalemme per sacrificare l’agnello al tempio. Una repressione molto dura: il sangue delle persone che offrivano il sacrificio si mescola con il sangue degli animali offerti, proprio nel luogo sacro del tempio di Gerusalemme.
Gli interlocutori di Gesù vogliono sapere se questa violenta repressione è dovuta anche alle colpe di quelle persone. Gesù rifiuta questa visione citando un altro episodio, non dovuto alla violenza e alla responsabilità umana, ma accaduto per una disgrazia, e cioè la tragedia di diversi morti per il crollo della torre di Siloe a Gerusalemme. Questi fatti non sono una punizione divina per i peccati delle vittime. Ma Gesù dice anche che non è possibile ritenersi giusti e quindi al riparo di ogni disgrazia o di ogni incidente. Questo modo di pensare è falso, ingannevole: pensare così è ingiusto rispetto a Dio ed è crudele per le persone colpite dal male.
Piuttosto i vari fatti della vita, sia personali che collettivi, sono un’occasione di discernimento per riflettere e per cambiare vita, perché il cammino della conversione evangelica non è mai veramente finito. La conversione ci apre alla fede e ci fa entrare nel mistero di Dio che ci perdona, rinnovando la nostra vita perché porti frutti buoni.
 
3. La seconda parte del brano evangelico Gesù presenta la parabola del fico sterile. È una similitudine, un esempio che riprende l’invito a rinnovare la vita e renderla capace di portare frutti buoni. Un fico è da tempo che non dà frutti e il padrone lo vuole togliere. Il contadino, o il vignaiolo, ottiene ancora una proroga per il fico infecondo: “Lascialo ancora quest’anno”, dice il vignaiolo al padrone, nella speranza che possa portare frutti, promettendo al padrone di prendersi particolare cura di quell’albero che non produce frutti. Nella figura del vignaiolo vediamo Gesù che, con grande pazienza, ci dona la possibilità della conversione, ma occorre impegnarsi per non perdere l’occasione.
La Quaresima è l’occasione favorevole, il tempo propizio per affidarci alla misericordia di Dio e per impegnarci ad avvicinarci di più al Signore, ad accrescere il nostro impegno per corrispondere prontamente e con sincerità alla sua misericordia.
Gesù ci rivolge questo forte appello presentandoci l’amore paziente di Dio che vuole il nostro bene e la nostra salvezza. Apriamo il cuore alla grazia di Dio e manifestiamo il nostro amore verso Dio con frutti buoni, con le buone opere, le opere che danno vita e infondono speranza. Amen.



24/03/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO