PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità del Sacro Cuore

Seminario urbano,


Ez 34,11-16; Rm 5,5-11; Lc 15,3-7

Carissimi confratelli presbiteri e diaconi
1. Celebriamo la Solennità del S. Cuore di Gesù ravvivando in noi la gioia di riconoscerci figli amati da Dio. Questo l’amore di Dio per noi è lo stimolo, la spinta per vivere la fraternità sacerdotale e camminare sulla strada della nostra santificazione.
La parabola evangelica ci introduce nel mistero dell’amore di Dio. Questo racconto della pecora persa, cercata, finalmente ritrovata e portata a casa fa parte, come sappiamo, del capitolo 15 del Vangelo secondo Luca, in cui l’evangelista ci presenta le famose tre parabole - la moneta perduta, il figlio prodigo e la pecora perduta - che costituiscono il cuore della rivelazione cristiana. Rivelano il mistero di Dio, del suo amore infinito per noi, sue creature, suoi figli. La rivelazione del mistero di Dio svela anche il mistero dell’uomo: agli occhi di Dio, ogni persona è preziosa, unica, di grande valore.
 
2. Lodiamo e ringraziamo il Padre, Signore del cielo e della terra, che ha donato a noi il suo Figlio, il Signore Gesù, il ‘buon pastore’ che va in cerca della pecora perduta. La parabola ci rivela subito la caratteristica dell’amore che Gesù ha per ciascuno di noi: egli ama ogni singola persona, il suo è un amore personale. Ai suoi occhi ciascuno di noi è un valore prezioso, unico. Per questo il pastore della parabola va in cerca di quella pecora perduta, anche se è una sola.  
Possiamo dire con l’apostolo Paolo: l’amore di Dio che si rivela in Gesù è un amore del tutto personale che conferisce a ciascuno di noi un valore straordinario, una dignità incomparabile. San Paolo ha scritto: egli “ha amato me”, “ha sacrificato se stesso per me”. Ciascuno di noi, con san Paolo, può dire: Cristo ha amato me, ha sacrificato se stesso per me.
 
3. In Gesù, Dio si mette alla ricerca della pecora perduta, va dietro a quella perduta, finché non la ritrova. È Dio che cerca l’uomo, è Dio che scende per cercarci e metterci sulle sue spalle. Ogni religione ci presenta l’uomo che, in modi diversi, cerca Dio, l’assoluto, il senso ultimo della vita. é la ricerca umana, sempre importante, che attesta che l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. Qui la rivelazione ci presenta Dio che ricerca l’uomo in modo paziente e ostinato, fino a camminare nel deserto per andare alla ricerca di una sola pecora perduta. L’apostolo Paolo esprime questo mistero con le seguenti parole: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. L’amore di Dio è personale, l’amore di Dio è assolutamente gratuito: “mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi”.
4. Siamo immersi nel mistero dell’incarnazione e redenzione, mistero di amore, di misericordia, di gratuità. Il pastore, quando ha trovato la pecora smarrita, “pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa”: la nostra condizione di essere come una pecora sola e abbandonata nel deserto è trasformata, è capovolta. Eravamo sperduti e soli nel deserto, abbiamo la gioia di tornare a casa. Gesù è venuto a condividere la nostra vita, fino a condividere la morte, per riportarci a casa, la casa del Padre. E nella casa del Padre, già ora possiamo vivere nell’amore, perché, come dice san Paolo: “ l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. È il dono prezioso che abbiamo ricevuto, è la grazia che rende luminosa e gioiosa la nostra vita.
Accogliamo l’invito a rallegrarci: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora”. Sì, ci rallegriamo perché siamo stati ritrovati, perché abbiamo la gioia di vivere nella casa del Padre, di vivere nel suo amore. Siamo figli che possono vivere la buona relazione con il Padre e così, animati dall’amore di Dio che è in noi, possiamo vivere la buona relazione con i fratelli, in fraternità.    
 
5. Contempliamo il cuore di Cristo che rende visibile l’amore di Dio e ci fa comprendere la ‘logica’ dell’amore, della misericordia, del dono, della gratuità. Questa ‘logica’ misteriosa dell’amore passa attraverso la croce: è il cammino che Gesù, buon Pastore, ha percorso per venire incontro a ciascuno di noi.
Celebrando questa festa e ricordando la Giornata della santificazione sacerdotale, ravviviamo quella necessaria intimità che il sacerdote deve avere con il Signore Gesù e chiediamo la forza di seguirlo nella logica dell’amore e del dono. L’amore di Gesù Buon Pastore risplenda nel nostro esercizio del ministero pastorale, perché la carità pastorale è la sostanza del nostro servizio pastorale e della nostra santificazione. Amen.
 
 



13/06/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO