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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Relazione ai presbiteri e ai diaconi nella festa del Sacro Cuore

Seminario Vescovile


Relazione presbiteri e diaconi, festa del Sacro Cuore, 13 giugno 2019. Seminario Vescovile.
1.                  Rivolgo il mio saluto e vi ringrazio per la vostra partecipazione e per il vostro impegno e la vostra dedizione al servizio del Signore e della Chiesa. Vi ringrazio anche per la fatica del servizio pastorale. Sappiamo che il Signore conosce bene la nostra fatica, sappiamo anche che non ci fa mancare il suo aiuto. 
Abbiamo un argomento che ci occupa da diverso tempo, e cioè la riorganizzazione pastorale del nostro territorio con la costituzione delle comunità pastorali. In particolare questo anno è tutto dedicato alle comunità pastorali. Stiamo per arrivare alla conclusione di un cammino lungo. Mi pare di poter dire che è stato un cammino condiviso, anche se i cambiamenti sono sempre un po’ difficili. Ogni comunità locale è cresciuta nella comunione con le altre comunità, lavorando insieme in un orizzonte aperto alla comunione. Le comunità pastorali non sono pensate dall’alto, tantomeno gestite a tavolino, ma valutate e discusse ‘sul campo’. Tutti concordano sulla situazione nella quale ci troviamo, con molte piccole comunità e con scarsità di preti. Ci possono essere pareri diversi sulla suddivisione e sulla collocazione di alcune comunità, ma tutti avvertiamo la necessità di un cambiamento che non guarda solo all’oggi, ma pensa anche al prossimo futuro.
Il nostro cammino è stato segnato dall’ascolto e dalla condivisione: ringraziamo insieme il Signore che non ci ha fatto mancare il suo aiuto. Ringraziando il Signore, ringrazio mons. Chiesa, don Cignatta, i responsabili degli Uffici: hanno lavorato con passione e con intelligenza. Ringrazio i Vicari territoriali che, insieme a voi, sacerdoti e alle comunità, hanno lavorato a livello di vicariato, hanno favorito il dialogo e sono giunti a una proposta riguardante i rispettivi vicariati, una proposta pensata e ponderata.
2. Il cammino prevede ancora tappe importanti: queste proposte vengono ora accolte da una Commissione che sarà composta dal Vicario Generale, dal Vicario per il coordinamento pastorale, dai Vicari territoriali e da alcuni laici. Questa Commissione valuterà le proposte per avere una visione complessiva della realtà diocesana. Faccio solo un’ipotesi del tutto astratta: se in un vicariato le comunità pastorali previste fossero molte rispetto alle possibilità che ci sono a livello diocesano, si cercherà di vedere se è possibile una riduzione. Viceversa: se una comunità pastorale raduna diverse molte parrocchie, forse troppe per lavorare insieme, si cercherà di vedere come fare. Un momento importante di riflessione e di condivisione sarà il Convegno diocesano di settembre (13 pomeriggio e 14 mattina), con un pressante invito a una partecipazione ampia dei preti e dei fedeli laici. Così pure il 26 e il 27 settembre, al mattino, ci troveremo insieme per la festa di san Vincenzo.  Infine vi sarà un’Assemblea sinodale in cui costituiremo ufficialmente le comunità pastorali. È prevista per il 24 novembre, domenica di Cristo Re, nel primo pomeriggio in Duomo. Vi prego di tenere presente queste date e vi prego di aiutare le comunità a comprendere l’importanza dei nostri incontri di preghiera e di riflessione comune.    
3. La breve riflessione che propongo questa mattina si inserisce nel cammino fatto. In tutte le occasioni è stato detto che ciò stiamo facendo non è solo una questione di organizzazione della pastorale, ma è un cammino di conversione e di comunione. Perché convertirsi vuol dire volgere la nostra vita a Dio che è comunione, per cui conversione e comunione vanno di pari passo. Ancora una volta desideriamo aprirci all’azione dello Spirito Santo: è il desiderio che troviamo espresso in ogni pagina degli Atti degli apostoli, gli Atti della Chiesa che sta nascendo. Quel desiderio della Chiesa di allora è il nostro desiderio, è il desiderio di noi presbiteri, è il desiderio di tutti noi che siamo il popolo di Dio in cammino. Ravviviamo sempre questo nostro desiderio e aiutiamoci per dargli concretezza, vivendo la nostra vita e il nostro impegno pastorale nel dinamismo dello Spirito. 
Vorrei riassumere ciò che sto per dire con una frase di Sant’Agostino: avere nel cuore lo Spirito Santo. Nell’omelia della festa di Pentecoste, che noi abbiamo appena celebrato, Agostino dice: “Celebriamo oggi lannuale festa della discesa dello Spirito Santo, ma lo Spirito Santo dobbiamo averlo nel cuore tutti i giorni. Non dobbiamo pensare che la solennità odierna debba durare soltanto per oggi e non in tutti gli altri giorni. Non celebriamola per un giorno solo ma in ogni tempo, se vogliamo essere non riprovati ma approvati dal Signore nel giorno della sua venuta” (Discorso 272/B).
La riflessione di questa mattina va in questa direzione: celebriamo sempre la Pentecoste perché lo Spirito Santo dobbiamo averlo nel cuore tutti i giorni. Lo Spirito è dono di comunione e noi viviamo la grazia della Pentecoste accogliendolo in noi, lasciandoci condurre dal suo soffio vitale, dal suo dinamismo di amore.
Possiamo dire che la nostra vita cristiana consiste nella grazia di avere lo Spirito Santo nel cuore tutti i giorni. Così, come ci ricorda l’apostolo Paolo, possiamo essere cristiani, cioè dire che Gesù è il Signore. Perché, come Paolo dice: “nessuno può dire: Gesù è il Signore, se non per lo Spirito Santo” (1Cor 12,3). Sempre Paolo ci ricorda che noi, battezzati in acqua e Spirito Santo, abbiamo questo dono: “Lamore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato” (Rm 5,5). Noi, nella nostra vita, siamo chiamati a dire ‘sì’ a questo dono, a Colui che è l’Amore. La Chiesa tutta è chiamata a dire ‘sì’, a vivere l’amore di Dio che è in noi. La Chiesa stessa, dimora dello Spirito, è carità, è comunione. Lo Spirito opera perché l’amore di Dio sia nei nostri cuori, nella Chiesa.
Questo grazia che abbiamo vale in particolare per noi sacerdoti, grazie al nostro essere configurati a Cristo. Siamo, per grazia, ministri di Cristo, per diventare, con Lui e per Lui, ministri della Chiesa. Il Risorto, con il suo Spirito, è presente in noi e, attraverso di noi, conduce gli uomini alla comunione con Dio e tra di loro. È il grande compito che abbiamo: grazie allo Spirito, siamo annunciatori di Cristo, morto e risorto; siamo la voce di Cristo nel mondo per portare ciò che giova al vero bene e all’autentica relazione con Dio e con i fratelli.  
 
4. Ma questo cosa c’entra con le comunità pastorali?
Credo che in tutti gli incontri che abbiamo avuto, nei sussidi che gli Uffici pastorali hanno preparato, sempre è stato evidenziato che ogni aspetto della vita pastorale è sotto il dinamismo dello Spirito, così come ogni aspetto della nostra vita cristiana è sotto il soffio dello Spirito. Il fondamento dell’azione pastorale, dell’azione della Chiesa nel mondo, è sempre in Dio. La pastorale non è mai una questione solo organizzativa. Perché la Chiesa, come ci ricorda Papa Francesco, “è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo; non porta se stessa – se piccola, se grande, se forte, se debole -, la Chiesa porta Gesù e deve essere come Maria quando è andata a visitare Elisabetta. Cosa le portava Maria? Gesù. La Chiesa porta Gesù: questo è il centro della Chiesa, portare Gesù! Se per ipotesi, una volta succedesse che la Chiesa non porta Gesù, quella sarebbe una Chiesa morta! La Chiesa deve portare la carità di Gesù, l’amore di Gesù” (Udienza Generale, 23. 10. 2013).
La ristrutturazione del territorio diocesano che stiamo facendo colloca tutti noi nella “conversione pastorale”, su cui insiste Papa Francesco. In questi anni abbiamo cercato di accogliere gli impulsi che ci vengono offerti da Evangelii Gaudium e dalle altre Esortazioni o Encicliche del Papa. È di grande aiuto per il nostro cammino di riorganizzazione della pastorale aver sempre fatto riferimento alla missione della Chiesa: portare Gesù per favorire la comunione con Dio e con i fratelli. Portiamo Gesù insieme, come comunità cristiana. La comunione ecclesiale è sempre comunione missionaria, perché la Chiesa è inviata a tutto il mondo per riconciliare l’uomo con Dio e, in Lui, rendere fratelli tutti gli uomini.
 
In un testo chiave della E.G. (n. 92) si legge: “Lì sta la vera guarigione (dall’incapacità di incontrare il prossimo), dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in quest’epoca, e anche là dove sono un ‘piccolo gregge’ (Lc 12, 32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cfr. Mt 5, 13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova. Non lasciamoci rubare la comunità!”.
 
5. Concludo con questo testo molto denso di Papa Francesco, rivolto alla comunità cristiana, a tutti noi. Accogliamolo con gioia perché illumina la fatica che è stata fatta e che stiamo facendo nel chiederci, in questa nuova realtà sociale e culturale in cui viviamo, come annunciare Cristo e vivere da testimoni del Vangelo.
Rinnovo il mio ringraziamento a tutti voi che, con fatica, avete guardato al presente pensando però al prossimo futuro ma anche cercando di non perdere ciò che di prezioso il passato ci consegna. Vi ringrazio anche per l’audacia e la fiducia con cui avete camminato, in vista di quella “fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano”. Così non ci lasciamo rubare la comunità, ma la viviamo e la creiamo con i nostri rapporti fraterni. 
 
So che alcuni chiedono regole più precise e determinate. Guardate, - lo dico in base all’esperienza fatta in diverse realtà e anche in base alla lunga storia della parrocchia - per ora non mettiamo regole che possono ostacolare la creatività dello Spirito Santo. Non tutte le comunità pastorali debbono essere uguali, si tratta di vedere con calma cosa è meglio fare in quella comunità. Lasciamo un po’ di lavoro allo Spirito Santo.  
La Chiesa è sempre in cammino ed è sempre chiamata alla conversione. Siamo invitati dal tempo di Chiesa che viviamo e dalle condizioni attuali della nostra società a rivedere nella forma di una comunione condivisa il servizio del Vangelo. Proseguiamo il nostro cammino con fiducia, nel desiderio di portare Gesù, di annunciare Cristo risorto, di lasciarci condurre dallo Spirito Santo.
 
8. La mia relazione finisce qui, ma non possiamo ignorare ciò che turba il cuore di tutti noi, preti e fedeli laici, specialmente i parrocchiani della parrocchia di san Giuseppe operario.
Non possiamo ignorare questo fatto, ma non possiamo neppure dire qualche parola in più, perché sarebbe di troppo. Ci sono molte domande, interrogativi, critiche. Ma è difficile dire di più rispetto a ciò che ho ritenuto di dover dire alla comunità di san Giuseppe operario, domenica 26 maggio 2019:  
“Don Stefano ha rassegnato le dimissioni da parroco della vostra comunità parrocchiale. Egli ha ritenuto, dopo riflessione, che fosse ormai venuta meno la fiducia in lui, a seguito delle notizie su suoi presunti e deprecabili comportamenti. In attesa di chiarificazioni, ho ritenuto necessario che don Stefano Segalini sia ospitato presso un istituto religioso specializzato per un congruo tempo di aiuto, di preghiera e di riflessione. Nel contempo, ho sospeso don Stefano dall’esercizio pubblico del ministero sacerdotale, in via cautelativa. Il provvedimento è stato comunicato alla Congregazione per il Clero.   
È un momento davvero difficile e doloroso per tutti voi, cari parrocchiani, per me, per la nostra Chiesa e per la nostra città. Vi prego, nella luce di Cristo risorto, di non perdere la fiducia e la speranza: preghiamo insieme il Signore pieno di misericordia. Perché non vi sentiate soli o abbandonati, ho nominato amministratore parrocchiale della vostra bella comunità don Giuseppe Basini, vicario episcopale della città, in stretta collaborazione con il vicario generale mons. Luigi Chiesa”.
Ho concluso rivolgendo un caro saluto e invocando su tutti la pace e la benedizione del Signore. E ciò che invochiamo anche ora: il Signore rivolga il suo sguardo su di noi e ci benedica, accresca in noi la sua grazia e ci aiuti camminare sulla via del bene.
 



13/06/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO