PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Veglia di Pentecoste

Cattedrale


Letture: Gn 11,1-9; Es 19,3-8, 16-20; Ez 37,1-14; Gl 3,1-5; Rm 8,22-27; Gv 7,37-39.
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 
1. Questa sera la Cattedrale rappresenta un po’ il cenacolo della comunità diocesana. In questa Veglia siamo i discepoli in preghiera, siamo la famiglia del Signore che invoca lo Spirito Santo. Ringrazio i presbiteri, i religiosi e le religiose, i fedeli laici e le varie aggregazioni laicali. Dobbiamo riconoscere che il Signore ci ha donato molte grazie, molti carismi, molte qualità, molte doti. Sgorga un senso di gratitudine per questi doni, ma soprattutto nasce in tutti noi l’invocazione al dono dello Spirito Santo che tutto ravviva, rinnova, rafforza.
Siamo qui in preghiera per assaporare la parola che abbiamo sentito tante volte, ma che non abbiamo accolto come parola di vita, non è diventata parola vitale. Abbiamo bisogno di sentirla di nuovo, viva e forte, per ciascuno di noi e per la Chiesa di Piacenza-Bobbio.  
 
2. La Chiesa ha sempre bisogno della Pentecoste, ha bisogno del fuoco di amore nel cuore, della parola di grazia sulle labbra, della profezia nello sguardo.
La Chiesa, che è tempio dello Spirito Santo, ha bisogno di vita interiore: deve poter sentire dentro di sé la voce dello Spirito che prega, come ci insegna S. Paolo: lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza e prega in noi e per noi “con gemiti inesprimibili” (Rom. 8, 26-27). Se siamo solo esteriori, occupati da tante cose ma senza alcuna interiorità, se siamo solo interessati a sentire le nostre parole umane, come possiamo essere tempio dello Spirito Santo?
La Chiesa ha bisogno di riacquistare il gusto e la bellezza della verità evangelica: “Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16, 13); “se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me (...). Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7,38).  
La Chiesa ha bisogno di sentir rifluire in se stessa e nelle diverse aggregazioni, quell’amore che viene diffuso proprio “dallo Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5, 5).
La Chiesa ha bisogno di sperimentare una nuova evangelizzazione: lo riconosciamo spesso. Ha bisogno che i cristiani abbiano una rinnovata passione per annunciare il Vangelo per viverlo e testimoniarlo con fedeltà e con coraggio.
 
3. In questa veglia di preghiera in cui invochiamo il dono dello Spirito Santo, accogliamo l’invito del Signore Gesù che ha detto in diversi occasioni ai suoi discepoli: Vegliate e pregate. Anche durante la sua agonia, Gesù ha inviato a vegliare e a pregare.
Dobbiamo vegliare in preghiera non sono in questa gioiosa occasione. Vegliare, vigilare, stare svegli: la vita cristiana è accogliere il Signore Gesù, lottando contro il sonno, contro l’assopimento della convinzione nella fede, contro l’ipocrisia, il lievito dei farisei. Vegliare esprime la nostra fede nel Signore Gesù: è rivolta a Lui, nostro Salvatore, l’attenzione del nostro cuore, dei nostri occhi, della nostra intelligenza e di tutto noi stessi. Dobbiamo vegliate perché il tempo in cui viviamo non è facile. Non mancano tanti aspetti belli, che dobbiamo apprezzare e valorizzare. Abbiamo molte realtà positive, con molte storie di vita buona: sono grazie che ci aiutano a vivere con fiducia. Ma ci troviamo spesso nell’oscurità, nell’incertezza, nella fragilità, nella debolezza, nel peccato. Ci troviamo in un periodo in cui tutto sembra venir messo in discussione. Diventa ancora più urgente ascoltare l’invito di vegliare, di essere vigilanti.
 
4. La vigilanza è sostenuta dall’attesa, dalla speranza. Ricordiamo la promessa del Signore Gesù: “Non vi lascerò orfani (…). Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (cfr. Gv 14, 18-26). 
Lo Spirito è memoria viva. Egli ci ricorda che la fedeltà di Dio è ben più grande dei mali e delle oscurità della storia, che la misericordia di Dio sana le ferite dovute ai peccati commessi dal suo stesso popolo, cioè da ognuno di noi. Lo Spirito ci ricorda che Dio fa sgorgare la vita là dove sembra regnare la morte. Questo è ciò che Dio ha compiuto e compie nella storia del mondo, nella storia nel popolo d’Israele, nella storia nella Chiesa, nella storia di ognuno di noi.
Chi accoglie il soffio vitale dello Spirito può sognare e avere visioni, come ricordava il profeta. Non importa l’età: lo Spirito raggiunge i padri e figli, gli anziani e i giovani. Tutti sono trasformati interiormente, il cuore diventa nuovo. Papa Francesco ha particolarmente a cuore questo passo del profeta, invitando tutti, non solo i giovani, a sognare accogliendo il dinamismo dello Spirito. 
La parola che abbiamo ascoltato ci ha fatto intuire che la promessa di Gesù si è compiuta e si sta compiendo per la vitalità della sua Chiesa. Si compia per tutti noi la grazia che invochiamo: Vieni, vieni Spirito Santo, illumina, purifica, riscalda, rinnova la faccia della terra. Amen.
 
 
 



08/06/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO