PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 4° Domenica dopo Pasqua

Santuario della B. V. Maria, Madre delle genti


At 13, 14.43-52; Ap 7, 9.14-17; Gv 10, 27-30
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. Accogliamo con grande gioia le reliquie di san Giovanni Paolo II. Oltre alla bella statua di Papa Wojtyla, collocata all’esterno della chiesa, ora questo santuario della bella Val Tidone, dedicato alla Beata Vergine Maria, Madre delle genti, si arricchisce con la reliquia dell’amatissimo Papa polacco, morto il 2 aprile del 2005 e canonizzato, insieme a Giovanni XXIII, da papa Francesco il 27 aprile 2014. Ringrazio don Mario e tutti coloro che si sono adoperati perché arrivasse qui. in questo santuario dedicato alla Vergine Maria, questa reliquia del Papa polacco. Innanzi tutto perché tutta la vita di questo Papa è stata profondamente segnata dalla sua devozione alla Vergine Santa. In secondo luogo, il titolo di Maria, Madre delle genti, esprime la sua “universale maternità”, rivolta a tutti i popoli, come recita la preghiera a lei dedicata, voluta dal vescovo Malchiodi. Proprio a tutti i popoli ha dedicato il suo ministero petrino il Papa “venuto da lontano”, dalla Polonia che viveva ancora sotto il regime comunista. Non solo si è impegnato perché scomparisse la cortina di ferro e l’Europa ritrovasse la sua unità di Europa occidentale ed orientale, e così respirasse a due polmoni, ma si è prodigato verso tutti i popoli per annunciare il Vangelo di Gesù e difendere la libertà di ogni creatura umana, fatta a immagine e somiglianza di Dio.
   
2. Non so se è stata appositamente scelta questa domenica per l’odierna celebrazione, in cui la parola del Signore ci presenta Gesù che applica a sé l’immagine del buon pastore. Questa immagine è molto cara al popolo del Signore, perché esprime, in modo semplice e profondo, la profonda relazione fra Dio e il suo popolo. Ricordiamo le parole piene di tenerezza del profeta Isaia: “Come un pastore, egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (Is 40,11). Così ha fatto il Signore Gesù; “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano”. Oggi questa parola di Gesù risuona per noi, radunati in questo santuario mariano. Gesù conosce tutti i suoi discepoli, li conosce per nome, nella loro identità più intima e più vera, li ama con un amore personale che raggiunge ciascuno come se fosse il solo ad esistere davanti a lui. Questi discepoli conosciuti e amati da Gesù siamo tutti noi: Gesù ci tiene nella sua mano, ci porta sul suo petto, ci dona il suo cuore, il suo Spirito. Questa è la grazia che noi abbiamo e questa grazia è vita, è gioia, è speranza. Quanto è consolante sentire nel cuore queste parole di Gesù: egli ci conosce e ci dona la vita eterna, nessuno ci strappa dalla sua mano.
 
3. Giovanni Paolo II ci ha ricordato la grazia di essere conosciuti e amati da Gesù: siamo stati sospinti dal Papa polacco ad “ascoltare la sua voce”, la voce di Gesù, ad accoglierlo e a seguirlo, lasciandoci coinvolgere nella relazione di amore che Gesù ci offre. Noi siamo destinati alla vita eterna, cioè a partecipare alla pienezza della vita, a vivere nella vita santa di Dio. Ma già ora siamo sulla strada della vita buona e santa, perché il Signore Gesù ci conosce e ci ama, ci accompagna nel nostro cammino e la sua guida di pastore è luce per i nostri passi. Mentre siamo abituati a vedere gli aspetti negativi in noi e soprattutto negli altri, Giovanni Paolo II ci ha fatto vedere, con la sua vita e la sua testimonianza, che la grazia del Vangelo è in noi e ci trasforma. Lo ha detto ai giovani, alle famiglie, a tutti: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! (...) Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì, di vita eterna!”. Cristo non è solo la guida, non è solo il maestro, ma è soprattutto colui che dona la sua vita per noi. Gesù è il Salvatore che ci fa partecipi della sua Pasqua di risurrezione.
Giovanni Paolo II ci ha ricordato il grande orizzonte che il buon Pastore ha dischiuso per noi: siamo destinati alla vita eterna e nel nostro pellegrinaggio terreno non dobbiamo mai dimenticare di guardare verso l’alto. Quando manca l’orizzonte, diventa spontaneo ripiegarci su noi stessi, nelle nostre ansie e nelle nostre miserie, illudendoci di poter risolvere i nostri problemi da soli. Quando accogliamo Cristo, non siamo più schiavi di noi stessi, ma viviamo come figli, incominciamo davvero a vivere bene, senza alcuna paura. Siamo nelle mani del buon Pastore, una mano amica, sicura e benedicente: le mie pecore “non andranno perdute in eterno e nessuno può strapparle dalla mia mano”.
 
4. Carissimi fratelli e sorelle, due Papi della Chiesa hanno ricevuto il titolo di Magno, cioè ‘grande’: si tratta di papa Leone, morto nel 461, e di Gregorio, morto nel 604. Da allora nessun Papa ha ricevuto questo titolo. Giovanni Paolo II è stato chiamato in una biografia Karol il Grande. Devo dire che anch’io, in un editoriale pubblicato dalla Rivista del Clero italiano in occasione della sua morte, ho osato attribuirgli il titolo di Magno. Oggi, dopo la proclamazione della sua santità e di fronte a queste reliquie, mi permetto di dire: san Giovanni Paolo II merita il titolo di Magno. Credo che nessuno possa negare lo straordinario impatto che ebbe sulla Chiesa e sul corso della storia, specialmente per il Paesi dell’Est oppressi dal comunismo, e segnatamente per la sua amata Polonia. Ma credo anche che sia opportuno lasciare da parte i titoli e aspettare il filtro della storia per attribuirgli un titolo così impegnativo e solenne.
Karol Wojtyla è stato un cristiano di grande fede e di profonda preghiera, è stato un Vescovo e un Papa coraggioso che ha voluto bene ai giovani, alle famiglie, ai poveri. Questo pastore del popolo di Dio, pieno della forza, della parresìa dello Spirito Santo, interceda per la Chiesa, per le nostre famiglie, per i nostri giovani, per tutti i sofferenti e ci aiuti a vivere gioiosamente e liberamente nel mistero dell’amore misericordioso di Dio. Amen.
 
 



12/05/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO