PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 5ª domenica di Quaresima

Cattedrale


Letture: Is 43, 16-21; Fil  3, 8-14; Gv 8, 1-11
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. Anche in questa quinta domenica di Quaresima la parola del Signore ci invita alla conversione e ad accogliere la sua misericordia. Il racconto dell’evangelista san Giovanni manifesta il vivo desiderio di Dio di venire incontro a noi per rinnovare la nostra vita con il suo perdono. Ciò avviene per una donna che ha peccato: Gesù non la condanna, ma la salva. Egli è il Salvatore che perdona e ridona la vita.
Questa grazia è donata anche a tutti noi: se seguiamo Gesù, siamo rigenerati a vita nuova. Il vangelo cambia il nostro modo di pensare e di agire. Gesù ci fa diventare figli di Dio, ci fa scoprire che abbiamo un Padre che vuole donarci la gioia di una vita nuova, rigenerata da una felice relazione con Lui, nostro Padre, e con tutti i fratelli e tutte le sorelle.
 
2. Il fatto raccontato dal brano evangelico avviene a Gerusalemme, nel grande tempio ove Gesù si è recato. Gli scribi e i farisei conducono davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio e chiedono a Gesù se deve essere lapidarla, come prescrive la legge di Mosè. Una legge severa, che vuole mettere in luce il fatto che l’adulterio è una ferita grave del legame matrimoniale, una ferità che genera la sfiducia e che arriva a lacerare non solo l’alleanza tra l’uomo e la donna ma la stessa alleanza tra Dio e il suo popolo.
L’evangelista Giovanni precisa che i farisei e gli scribi interrogarono Gesù con una motivazione precisa: “per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo”. Gesù non risponde alla loro domanda, fatta non per conoscere la volontà di Dio, ma per condannare Gesù se non rispetta la legge di Mosè oppure per rinchiuderlo nel loro modo pensare e deriderlo di fronte al “tutto il popolo (che) andava da lui” per ascoltare il suo insegnamento nuovo. Se Gesù non condanna quella donna, di fronte al popolo apparirebbe come un maestro che non rispetta la legge di Mosè. Ma se rispondesse di lapidarla, allora tutta la sua predicazione sulla misericordia di Dio verrebbe negata.
Per due volte l’evangelista Giovanni dice che Gesù si chinò e si mise a scrivere per terra. Invece di puntare il dito che accusa, come volevano i farisei, Gesù si mise a “scrivere col dito per terra”: il suo dito non è puntato contro qualcuno. Come a voler dire: state attenti, pensateci bene prima di condannare e di uccidere.
Ma gli interlocutori non comprendono il linguaggio del silenzio che richiama alla nostra coscienza, alla consapevolezza della nostra condizione di uomini peccatori. Solo Dio conosce il cuore dell’uomo e della donna, nessuno può arrogarsi il diritto di vita o di morte di un altro. Però gli interlocutori insistono e costringono Gesù ad alzare il capo e a pronunciare la sua sentenza: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra su di lei”.
La lezione del maestro è chiara: non si può puntare il dito accusatore, perché prima occorre esaminare se stessi, prima occorre riconoscere di essere peccatori. Siamo tutti bisognosi del perdono, della misericordia di Dio.  
 
3. La scena è drammatica: i farisei e gli scribi, a cominciare dai più anziani, se ne vanno. Anche la folla se ne va. Gesù resta solo davanti alla donna. Allora Gesù si alza e si rivolge alla donna con queste parole stupende: “Nessuno ti ha condannata?” (…). “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.
È la conclusione del racconto: Gesù si alza in piedi, guarda la donna e la rialza con il perdono senza condizioni. Nessuna condanna, ma solo misericordia, con un preciso invito alla donna: viva la sua vita nella comunione, nella verità, nella buona relazione con tutti: “Va’ e non peccare più”.
Gesù dona la grazia della misericordia di Dio, dona una vita nuova, liberata dal peccato che è rottura, separazione, infedeltà. Questo dono di una vita rinnovata richiede l’impegno di non peccare più, di non rovinare la comunione con Dio e con i fratelli, di non distruggere la bellezza dei nostri legami vissuti nell’amore e nella fedeltà.
Risuonino in noi questi ultimi giorni di Quaresimale le parole di Gesù: egli ci perdona e ci dona la grazia di una vita nuova riconciliata con Dio e con i fratelli e le sorelle, una vita liberata dal peccato. Occorre aprirci alla sua misericordia e rinnovare il nostro impegno di conversione: è il dono che invochiamo per noi e per tutti in questa celebrazione eucaristica. Amen. 
   
 
 



07/04/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO