PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 1ª Domenica di Quaresima

Cattedrale


Letture Dt 26, 4-10; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle 
 1. Abbiamo iniziato il tempo di Quaresima mercoledì scorso con il rito delle Ceneri. Mentre spargeva le ceneri sul nostro capo, il celebrante ha detto: “Convertiti e credi al Vangelo”, oppure: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Gesù inizia la sua missione dicendo: “Convertitevi e credete”. Sulle sue labbra, questi due verbi non indicano due cose diverse e successive, ma la stessa azione: convertitevi, cioè credete; credete, cioè convertitevi. La Quaresima ci invita a credere, a volgere lo sguardo a Dio abbandonando lo sguardo rivolto a noi stessi, al nostro io, al nostro egoismo. Siamo invitati a credere al Vangelo che Gesù non solo annuncia, ma vive egli stesso con il suo sguardo sempre rivolto al Padre. Anche l’altra formula, ispirata dal libro della Genesi, è un invito alla conversione partendo dal riconoscimento della nostra povertà, della nostra pochezza e dal nostro limite: solo nell’umiltà troviamo il coraggio di invocare la misericordia del Signore. L’amore di Dio diventi la luce che illumina il nostro cammino quaresimale. 
 
2. La Quaresima è tempo favorevole per aprirci al mistero dell’amore misericordioso di Dio, accogliendo in noi la sua parola di grazia. Se ascoltiamo la parola del Signore e l’accogliamo nella preghiera, il nostro cuore si apre: il Signore ci fa sentire la sua presenza e ci trasforma interiormente per farci partecipi della sua vita di amore. L’ascolto del Signore comporta il nostro impegno, anzi esige una lotta, un combattimento spirituale, perché siamo più propensi ad ascoltare noi stessi. La nostra vita ha bisogno di essere ri-orientata verso il Signore. Per questo nella prima domenica di Quaresima, viene sempre proclamato il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto. Anche Gesù, che è venuto a condividere la nostra vita umana, è stato messo alla prova. Noi diventiamo veramente suoi discepoli se partecipiamo della sua vittoria sul male, sul tentatore. Gesù ha vinto per noi, ha preso su di sé il nostro peccato per ricondurci all’amicizia con Dio e per renderci capaci di vivere come figli di Dio.
 
3. L’evangelista Luca narra che Gesù, appena ricevuto il battesimo nel Giordano, fu condotto dallo Spirito nel deserto e lì fu tentato dal diavolo per quaranta giorni. Nel momento del battesimo, Gesù ha accolto la voce dal cielo che diceva: “Tu sei mio Figlio, l’amato”. Ma il tentatore gli propone un’altra voce che Gesù respinge, perché vuole vivere come figlio, nella piena fedeltà al Padre, desideroso di svolgere la missione che gli è stata affidata. Così Gesù lotta in prima persona contro il diavolo e contro le sue proposte.  
La Chiesa ci offre questo racconto evangelico all’inizio del tempo quaresimale perché ci rendiamo conto dell’alternativa radicale che riguarda Gesù e che riguarda tutti noi: il tentatore è colui insinua il sospetto su Dio per separarci dalla sua amicizia. Questo è il nucleo di ogni tentazione: dimenticare Dio per lasciarci dominare dai nostri desideri, per ascoltare noi stessi e dare importanza al nostro interesse o al nostro successo o ai beni materiali. Il tentatore ci inganna per farci schiavi degli idoli e di noi stessi.
Il diavolo fa riferimento alla fame, al potere, persino alla possibilità di mettere alla prova Dio per proporre la strada che rifiuta la condizione di figlio e cancella Dio. Gesù non si lascia sedurre dalle parole ingannevoli, ma risponde con la parola di Dio. Egli è il “nuovo Adamo” che si fida di Dio e riconosce di essere figlio.
 
4. Cari fratelli, il Signore Gesù ha sperimentato la tentazione, ha detto no al tentatore e soprattutto ha detto sì al Padre. Vittorioso sul diavolo, Gesù ha dato inizio alla vita nuova dei figli che si fidano di Dio e che riconoscono il suo amore, senza lasciarsi illudere dalle false promesse e lasciarsi incantare dalle illusioni. Il nostro cammino quaresimale sia un cammino di verità della nostra vita: uniamoci con più consapevolezza a Cristo per partecipare della sua vittoria sul tentatore. Egli ha vinto per noi e ha preso su di sé il peccato e il male per donarci la gioia della fiducia in Dio Padre misericordioso. Non dobbiamo aver paura di affrontare anche noi il combattimento contro lo spirito del male, perché siamo uniti a Cristo che ha vinto ‘colui che divide’. In questo mondo spesso diviso e lacerato, diamo il nostro contributo di preghiera e di comunione per l’unità degli uomini con Dio e fra loro. Amen.



10/03/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO