PIACENZA-BOBBIO
    DOCUMENTI
   
   




 
S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Mercoledì delle Ceneri

Cattedrale


Letture: Gl 2, 12-18; 2 Cor 5, 20 - 6, 2; Mt 6, 1-6. 16-18

Carissimi fratelli, carissime sorelle 
1. Il nostro cammino quaresimale sia illuminato dalle parole dell’apostolo Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2Cor 6,2). Sì, il tempo è favorevole perché la Quaresima è un dono da riscoprire, da vivere e da condividere. Il cammino verso la Pasqua ci aiuta a ricordare che il Signore Gesù è al centro della storia della salvezza. Egli si è fatto uomo e ha dato la sua vita per liberarci dal male e donare luce e speranza a chi giace nell’ombra della morte, a chi sperimenta la sofferenza, la solitudine e la povertà. Sono situazioni che ben conosciamo. I poveri abitano nelle nostre città e nei nostri paesi, ma anche noi siamo poveri: soffriamo tutti quando il momento della prova bussa alla nostra porta e ci rendiamo conto della nostra povertà relazionale e spirituale.
2. Vivere la Quaresima come dono significa seguire Gesù verso la Pasqua. Camminiamo con lui lungo la via che porta a Gerusalemme. Questo cammino ci fa discepoli di Gesù e ci conduce a riscoprire gli aspetti fondamentali della vita cristiana, superando l’indifferenza che spesso si annida nel cuore. Siamo chiamati a riconoscere che non siamo soli nel nostro cammino, perché con noi cammina il Signore Gesù. Nell’ascolto della sua parola e nella preghiera più attenta e più prolungata, ci apriamo a Dio che si è fatto vicino, fino alla condivisione estrema della croce. La preghiera è la prima medicina che la Quaresima ci offre per dare gioia e vitalità al nostro rapporto con Dio, riscoperto come Padre, pronto al perdono e all’abbraccio. Così il nostro cuore diventa nuovo, liberato da quelle pesantezze che lo hanno indurito e reso insensibile. Pregare vuol dire tendere la mano con umiltà e riconoscere che non siamo autosufficienti, vuol dire aprirci con fiducia al Signore e vincere la distanza e l’indifferenza create dal peccato.
3. L’incontro personale con il Signore attraverso la preghiera suscita in noi il desiderio di andare incontro ai fratelli. L’elemosina, l’attenzione, l’amicizia sono strettamente legati alla preghiera in cui riconosciamo di aver bisogno di Dio. Proprio grazie all’incontro con Dio, che è Amore, nasce in noi la carità che ci fa attenti al bisogno degli altri, superando l’estraneità e l’indifferenza. La carità apre il cuore nei confronti di chi ha bisogno della nostra amicizia, del nostro tempo, del nostro aiuto.
4. La tradizione della Chiesa ci consegna una terza medicina, quella del digiuno e della penitenza. È una medicina necessaria se vogliamo diventare più semplici, più essenziali e più liberi. L’austerità della Quaresima è liberazione dalle tante cose inutili e ingombranti, e soprattutto è liberazione da ciò che ci allontana da Dio e dai fratelli. Il digiuno ci fa ricordare che l’uomo non si nutre di solo cibo, ma di gesti, di relazioni e di parole, e soprattutto dalla Parola che dà senso alla vita: dobbiamo riscoprire qual è la nostra vera fame e verificare di che cosa ci nutriamo. Con le tre medicine che ci aiutano a guarire, la Quaresima sia il tempo della conversione, andando incontro al Signore e aprendoci alla gioia della fraternità e della condivisione. Interceda per noi la Vergine Santa e sul nostro cammino quaresimale scenda la benedizione del Signore.
5. In questo inizio della Quaresima che ci conduce alla Pasqua, con gioia accogliamo i fratelli e le sorelle che scriveranno il loro nome nel libro degli eletti per essere poi ammessi alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana nella Veglia pasquale. I nomi sono i seguenti: Rekha, Clement, Yanet, Ferdinand, Daniele, Entela, Sciadè, Endurance, Cristian, Yunelis. Li ringraziamo e li accompagniamo con la nostra preghiera. Amen.
 



06/03/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO