PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Santi Cirillo e Metodio. In memoria di mons. Luigi Giussani, servo di Dio.

Piacenza, Santa Rita


Letture: At 13,46-49; Lc 10,1-9

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Celebriamo due santi che hanno dedicato la loro vita all’evangelizzazione, annunciando e testimoniando il Vangelo fino a tradurlo nella lingua slava e incarnarlo nella cultura dei popoli slavi: questa è stata la grande missione apostolica dei santi Cirillo e Metodio. Con san Benedetto, che è il primo patrono dell’Europa, Cirillo e Meotodio sono co-patroni della nostra Europa, insieme a s. Caterina da Siena, a s. Brigida di Svezia e s. Teresa Benedetta della Cioce (Edith Stein). Celebrando questi due fratelli, rendiamo grazie al Signore per il dono di questi apostoli degli slavi che, nati in Grecia, si sono inseriti nella cultura dei popoli slavi aprendo il loro cuore e la loro cultura alla luce e alla grazia di Cristo Salvatore.
2. In questa festa dei Santi Cirillo e Metodio, noi facciamo memoria del servo di Dio don Luigi Giussani. Rendiamo grazie al Signore per il dono di don Giussani che, con il suo carisma pedagogico e la sua passione educativa, ha aperto il cuore e la mente di molti giovani alla luce di Cristo, comunicando a ogni persona e a ogni ambiente la grazia dell’incontro con Gesù Cristo, la bellezza della fede cristiana e la gioia dell’esperienza condivisa nella comunità. Anche don Giussani, come Cirillo e Metodio, ha lavorato per evangelizzare, per trasmettere la fede in Italia, in Europa e nel mondo, per comunicare la gioia di vivere il cristianesimo come esperienza condivisa, con il forte richiamo alla dimensione comunitaria della fede: perché Cristo risorto ha lasciato la sua presenza alla presenza storica della Chiesa. Di fronte alla crisi della fede cristiana in Europa, di fronte al venire meno del senso vivo dell’appartenenza alla comunità ecclesiale, chiediamo, attraverso l’intercessione di questi amici di Dio e nostri fratelli, la grazia di testimoniare che il cristianesimo è il vero umanesimo, l’umanesimo veramente umano. Come ha fatto don Giussani. Sono sempre motivo di riflessione le parole con cui descrive il suo ingresso nella scuola di Milano, il liceo Berchet: “Vi siamo entrati con la coscienza di portare ciò che salva l’uomo anche nella scuola, che rende umano il vivere e autentica la ricerca del vero, cioè Cristo nella nostra unità”.
3. Nel brano degli Atti, Paolo e Barnaba proclamano la parola di Dio ai pagani dicendo ai Giudei: “Poiché respingete (la parola di Dio) e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani”. Cirillo e Metodio, con lo stesso coraggio, si rivolgono ai popoli slavi ritenendoli degni della vita eterna, si inseriscono nella loro vita per annunciare loro la parola di Dio. Cirillo e Metodio arrivano a ‘costruire’ un alfabeto perché la parola di Dio possa essere scritta, letta, meditata non in greco ma in slavo, e così proclamata alle popolazioni dell'est dell'Europa. Questi santi hanno servito Dio servendo l’umanità di quei popoli che non erano di cultura greca o latina. Sono stati pionieri di quella che oggi si chiama ‘inculturazione’, cioè tradurre la fede nella cultura del luogo, fino a inventare l’alfabetico detto cirillico per ricordare il suo inventore. Essi tradussero la Bibbia in slavo e celebrarono la liturgia in lingua slava, una audacia per la quale furono accusati e denunciati a Roma da missionari latini. Quelli che denunciano - i soliti sapienti della piccola sapienza umana, i farisei di turno - non mancano mai: Paolo e Barnaba soffrirono molto per questo, così Cirillo e Metodio, così don Giussani.
 
4. Nel Vangelo Gesù invia gli Apostoli nel mondo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura... Allora essi partirono e predicarono dappertutto”.  Ecco la legge dell'evangelizzazione: dappertutto, in tutto il mondo, a tutti i popoli, in ogni ambiente. Non vi è più un luogo o un centro geografico, come poteva essere Gerusalemme o Roma. Ora il centro di tutto è Cristo.  E Cristo è unito alla sua Chiesa, al “suo corpo”. Il Risorto è presente in modo misterioso dovunque, è presente là dove sono i suoi discepoli. La fede non è legata ad una cultura, ma si esprime in ogni cultura e si radica in ogni cultura e in ogni persona, come fermento di vita, come linfa, come luce, come speranza. Ogni generazione è chiamata ad esprimere la fede in modo nuovo: la fede è la stessa, ma è un fermento di vita che chiede di trovare sempre nuove forme per esprimersi.
Cari amici, rendiamo grazie a Dio e confessiamo la gratitudine per il caro don Luigi Giussani, per il suo ministero e il suo carisma che ci hanno aiutato a riconoscere nell’incontro con Cristo la fonte della nostra gioia e l’audacia della tensione missionaria. Amen.



14/02/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO