PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità dell’Epifania del Signore



Letture: Is 60, 1-6; Ef 3, 2-3.5-6; Mt 2, 1-12

Carissimi fratelli e carissime sorelle

 1. Il Signore Gesù che abbiamo celebrato nella festa del suo Natale, oggi lo celebriamo nella festa della sua manifestazione, nella sua Epifania a tutti i popoli. La luce di quel Bambino nato a Betlemme, il Figlio di Dio che si è fatto uomo, risplende non solo per Maria e Giuseppe, per i pastori e il popolo di Israele, ma per tutti. Sono i Magi che provengono da oriente a rappresentare l’universalità del dono di Dio, che è luce e salvezza per ogni persona e per ogni popolo. 
Giustamente l’Epifania viene detta festa della luce, festa della fede, dell’incontro tra Dio e l’umanità. Prima di tutto, la fede è dono di Dio che si rivela all’uomo e comunica il suo amore fino a donarci il Signore Gesù. Ma l’Epifania è anche la festa della fede come ricerca da parte dell’uomo che desidera la luce per non camminare nel buio e soprattutto per illuminare il volto di Dio, il proprio volto e il volto dei fratelli. Infine è la festa della fede che diventa dono per gli altri, diventa la missione che ci è affidata: la luce che accogliamo da Dio e che noi ricerchiamo è luce che offriamo ai fratelli, è speranza che desideriamo condividere, è parola di vita che annunciamo e testimoniamo.   
 
2. Ogni volta che riascoltiamo questo racconto dei Magi, abbiamo diversi motivi per stupirci e per rallegrarci, ma abbiamo anche qualche motivo per riflettere. Questi uomini cercano Dio, si mettono in cammino, alzano lo sguardo verso l’alto. Sembra che accolgano ciò che il profeta Isaia dice: “Cammineranno i popoli alla tua luce (...) alza gli occhi intorno e guarda”. Questi Magi non conoscevano il profeta e ignoravano le Scritture, eppure camminano per strade sconosciute, alzano gli occhi, osservano il firmamento, il movimento del cosmo. Non conoscevano la rivelazione di Dio nella Sacra Scrittura, eppure hanno la forza di alzarsi e di mettersi in cammino per cercare il Signore. E alla fine hanno trovato il Bambino che giaceva in una povera, umile stalla e lo hanno adorato. Mentre i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, che avevano le Scritture, non hanno cercato e non hanno trovato: non si sono aperti alla luce della fede. Non si può non essere colpiti: chi poteva più facilmente trovare la luce, non l’ha cercata e non ha creduto. Chi da lontano, con fatica, partendo dalla natura e dalle varie vicende della vita, ha ascoltato il desiderio del cuore e si è messo in cammino, è giunto alla luce della fede e alla gioia dell’incontro.  
È stupenda la lezione che ci viene data: Dio si rivela al cuore dei Magi, parla al loro cuore prima ancora che si mettano in cammino, prima ancora che scorgano la stella nel firmamento. Perché nel cuore dell’uomo è presente il desiderio di Dio che, per primo, cerca l’uomo e gli viene incontro per amore, per donargli grazia e luce, per salvarlo. I capi dei sacerdoti e gli scribi pensavano di non aver bisogno di cercare Dio perché conoscevano la Scrittura, ma non la leggevano con il cuore: non si sono aperti all’iniziativa di Dio e alla sua grazia. Erano così chiusi in se stessi da stare dalla parte di Erode che vuole la morte di quel Bambino e non la sua luce.
 
3. Accogliamo l’insegnamento di questa festa di luce e di gioia: nessuno è escluso dall’amore di Dio, dalla sua misericordia. Dobbiamo chiederci se noi ci alziamo e ci mettiamo in viaggio, se troviamo il tempo e la forza per andare a Betlemme. È la domanda a cui dobbiamo rispondere: ciascuno di noi e non altri, e la nostra risposta deve essere concreta e pratica, non teorica. L’amore di Dio che si rivela in Gesù Cristo e l’esempio dei Magi ci aiutino ad alzare il nostro sguardo, a cercare la stella, a seguire i desideri autentici del nostro cuore. L’uomo è cercatore di Dio, del suo volto, del suo cuore. Ma prima ancora Dio è colui che cerca l’uomo e gli offre la “Stella” per illuminare e guidare il suo cammino, gli offre la “Parola” per dare senso alla vita: quel Bambino che i Magi incontrano e adorano è il dono di Dio a tutta l’umanità, è l’atteso da tutti gli uomini, anche da coloro che non lo sanno, è la luce delle genti.
Un ultimo insegnamento ci viene dal racconto evangelico che ci interpella e ci coinvolge. Siamo uomini e donne di speranza e la speranza ha bisogno di segni, ha bisogno di doni da offrire. I misteriosi magi, uomini che ricercano perché sperano, hanno portato doni. Anche noi, camminando con gli uomini, partecipando alla inesausta ricerca umana, portiamo il dono che abbiamo ricevuto: portiamo Gesù Cristo, diffondiamo il suo amore, illuminiamo il cammino con la sua luce, viviamo con gioia il suo Vangelo. La gratuità dell’amore di Dio ci aiuti a vivere momenti di gratuità con i nostri fratelli, con semplicità e umiltà: è una luce piccola, ma preziosa, per noi e per i fratelli e le sorelle. Amen. 



06/01/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO