PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Celebrazione eucaristica in occasione del “Dies Academicus”

Università Cattolica Piacenza


Letture Sir 17,20-28; Mc 10,17-27

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Sono lieto di celebrare con voi e per voi questa Santa Messa in cui rendiamo grazie al Signore e invochiamo la sua benedizione sugli alunni e sui docenti di questa sede dell’Ateneo cattolico. Saluto tutti con viva cordialità, in particolare rivolgo il mio deferente saluto al Prefetto, al Sindaco e a tutte le autorità qui convenute. Porgo il mio cordiale saluto al Rettore Franco Anelli, al corpo accademico, a Mons. Claudio Giuliodori e ai sacerdoti suoi collaboratori. 
Ogni anno accademico è una tappa della formazione degli studenti ed è una pure una tappa importante per i docenti, chiamati ad una rinnovata dedizione nella missione educativa e formativa delle nuove generazioni. Come ricordava padre Agostino Gemelli, la missione di questa Università è quella di offrire una formazione integrale alle nuove generazioni, con uno sguardo ampio e con una mente aperta a tutta la realtà, illuminata dalla luce del mistero di Cristo.
 
2. L’odierna pagina evangelica è luce che illumina la missione dell’Università Cattolica. La ‘lezione’ che il racconto evangelico ci propone è molto istruttiva ed è pure esigente. Un uomo chiede a Gesù cosa deve fare per avere la vita eterna. È un uomo in ricerca, una ricerca seria che va diritto al cuore: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Potremmo tradurre la domanda: cosa devo fare di buono per essere felice, una felicità piena e definitiva, non limitata, non parziale, ma eterna. Gesù accoglie la domanda di quell’uomo, che il vangelo di Matteo presenta come un giovane ricco. Ogni stagione della vita è tempo di ricerca e di scoperta, è tempo di scelte fondamentali. E’ sempre il momento di interrogarci sul senso autentico dell’esistenza umana, di domandarci se siamo soddisfatti della vita e se il nostro cammino ha una meta precisa. Anche noi, come quell’uomo, siamo ricchi di energie, di sogni, di speranze, di beni.
Prima di rispondere alla domanda, Gesù desidera precisare che buono è solo il Signore e solo dal Signore che è buono si attinge ciò che ciò che è buono per noi.
Poi Gesù richiama l’Antico Testamento in cui Dio ha già indicato la legge della vita e della bontà: i comandamenti sono il dono di Dio per farci camminare sulla via della bontà e della vita eterna. Gesù è venuto per dare compimento alla legge: nella sua Pasqua, con il dono della sua vita, Gesù ci fa partecipi di una nuova logica. Non basta essere buoni per essere felici, occorre essere liberi dal possesso e dall’egoismo: la libertà è il bene più prezioso e occorre conquistarla con un impegno serio che ci fa uscire da noi stessi per andare incontro a Dio e ai fratelli. C’è un cammino di liberazione dalle cose che ci impediscono di volgere lo sguardo a Dio e ai fratelli: qui è il vero tesoro. Gesù invita quell’uomo a seguirlo confidando in Dio e non nei beni. “Volgiti all’Altissimo e allontanati dall’ingiustizia”, recita il libro del Siracide che abbiamo ascoltato nella prima lettura.
Purtroppo qui si arresta la ricerca e il cammino di quell’uomo: “rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni”. Ma i molti beni non sono il bene, quel bene sommo che Dio ha pensato per noi che, in Cristo, siamo suoi figli. Meno si lascia e meno si è liberi sia a livello interiore sia a livello esteriore. Meno si dona e meno si riceve. La proposta di Gesù è un invito ad entrare già ora nel regno di amore e di libertà, liberandoci dai pesi che rallentano o intralciano il cammino.
 
3. Cari amici, la ‘lezione’ di Gesù non è facile per nessuno. Sovente la nostra presunta ricchezza ci impedisce di camminare seguendo il Signore Gesù con disponibilità, accogliendo la parola di Dio che illumina la vita e dà senso alla nostra ricerca e al nostro impegno.
Se il distacco dalle cose è difficile perché il cammino della libertà è esigente – Gesù stesso lo riconosce -, ricordiamo che c’è la luce della fede che ci apre alla grazia di Dio: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”.
Quest’ultima parola del Vangelo odierno è anche l’ultima parola che l’Angelo rivolse a Maria di Nazaret: “Niente è impossibile a Dio”. L’esempio di Maria, che ascolta la parola che viene da Dio e l’accoglie con fiducia, ci sia di incoraggiamento per offrire una limpida testimonianza cristiana in questa comunità universitaria nella quale siamo chiamati a vivere e a ben operare. In questo comune impegno, abbiamo la certezza di essere sorretti dallo Spirito Santo, che il Signore Risorto ha donato ai discepoli per guidarli alla pienezza della vita e della verità, alla vita eterna. Amen.
 
 
 



05/03/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO