PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie del diacono Luigi Masini

Fiorenzuola d’Arda



Gen 1,1-2,2; Mt 5,1-12
 
Cari confratelli sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle
 
1. Il nostro fratello Luigi Masini, diacono, ha voluto che fosse proclamato il brano delle Beatitudini evangeliche per il suo esodo della morte verso la terra promessa, la Gerusalemme celeste. Siamo al cuore del lieto annuncio evangelico, che proclama beati i discepoli e le folle che lo ascoltano, perché hanno nel cuore quella singolare gioia che scaturisce dalla partecipazione alla salvezza del Regno di Dio o dei cieli. Se già nella creazione – il diacono Luigi ha voluto che venisse letto il racconto della creazione -, con la sua parola Dio riempie la terra della sua bontà, qui, nel discorso della montagna, la parola di Dio che il Signore Gesù proclama ci fa partecipi della paternità di Dio, del suo rapporto personale con noi. Le beatitudini annunciano la gioia più grande, fondata nella paternità misericordiosa di Dio. Promettono la pienezza della salvezza e la completezza della gioia che Dio compirà in coloro che ascoltano il Figlio suo mandato per la nostra salvezza.
Il monte delle Beatitudini richiama altri monti, il monte degli Ulivi e il monte Golgota. Le beatitudini e l’evento della Pasqua di Gesù si intrecciano: Cristo è la nostra beatitudine, Cristo è la nostra Pasqua.
 
2. In questa eucaristia di suffragio, celebriamo la festa cristiana, la santa Pasqua del Signore Gesù: il suo corpo donato nella cena sotto il segno del pane azzimo è la sua carne immolata per tutti, il sangue offerto attraverso il segno del vino è quello della nuova Alleanza tra Dio e gli uomini. Pur nella sofferenza del distacco dal nostro fratello Luigi, la luce della Pasqua di risurrezione illumina la sua morte, il suo esodo da questo mondo. Unito a Cristo, Luigi partecipa della sua risurrezione. E noi, accompagnandolo con la preghiera di suffragio, ravviviamo la nostra fede cristiana, facendo memoria di Gesù Cristo e accogliendo ancora una volta l’annuncio delle Beatitudini: Gesù Cristo viene incontro alla nostra sete profonda, perché è presente nel cuore di ogni persona la sete di beatitudine, di felicità, di vita piena e senza fine. Questa è la buona notizia del Vangelo che Gesù proclamata sul monte, il luogo delle rivelazioni di Dio. Beati, cioè benedetti da Dio con una benedizione che non è solo una consolante promessa ma è già una realtà, perché la parola di Dio è azione che crea e ricrea, che dona la vita con il suo Spirito e che salva non solo nel giorno del giudizio ma già nella vita terrena.
 
3. La parola di Dio dona una luce nuova alla storia, luce che trasforma la storia in cammino di salvezza. Quale nuovo Mosè, ultimo e definitivo, Gesù dà la buona notizia, non una nuova Legge, dà la grazia, la beatitudine, la speranza, la felicità, il regno di Dio. Ma la beatitudine non è esente dalle prove e dalle sofferenze. Anzi comporta sempre la passione, l’ostilità e le persecuzioni. La Pasqua contempla l’agnello immolato e la morte, ma la beatitudine non viene meno perché è sempre sorretta dalla relazione con Dio: siamo beati perché siamo stati resi figli di Dio e viviamo in comunione con Lui e con i suoi amici, i santi del cielo e della terra, condividendo la gioia della fraternità.
 
4. Invochiamo la pienezza della beatitudine per il nostro fratello Luigi. Nella sua vita terrena, come educatore, come marito e padre di famiglia, come diacono al servizio della comunità cristiana, ha accolto e vissuto le beatitudini del Signore Gesù, tenendo fisso il suo sguardo su di Lui: possa ora condividere in pienezza il suo amore, purificato dalla misericordia. Noi rendiamo grazie a Dio per il dono di questo fratello che è stato povero “nello spirito”, come precisa Matteo, cioè nel cuore, nell’umiltà di chi sa attendere Dio e la sua giustizia. Ha sofferto e pianto, ma non ha dimenticato che il Signore raccoglie le lacrime e alla fine le asciugherà da ogni volto. Possa “possedere la terra”, nel senso evangelico, dopo aver vissuto con animo mite e con lo sguardo puro, con gli occhi di Dio, cercando la giustizia, la pace, la misericordia.
Preghiamo il Signore perché doni la sua consolazione alla famiglia, alla moglie e ai figli, a cui porgiamo le nostre più vive condoglianze e assicuriamo la nostra vicinanza e il nostro affetto. Amen.



06/03/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO