PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

NATALE DEL SIGNORE, MESSA DELLA NOTTE

Cattedrale


Letture: Is 9, 2-4.6-7; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Il Signore ha voluto che il cielo e la terra si toccassero e si abbracciassero per sempre: è il grande evento del Natale del Signore Gesù che stiamo celebrando in questa notte benedetta. Il volto di quel Bambino che nasce a Betlemme ci rivela il volto e il cuore di Dio, ricolmo di amore per noi. La grazia, la bellezza, la gioia della nascita di Gesù sono il dono di Dio per noi. Il Figlio di Dio, mandato dal Padre, ha posto “la sua tenda tra di noi”, si è fatto nostro compagno di viaggio per condurci alla salvezza. Quell’evento è avvenuto duemila anni fa, quell’evento accade questa notte, accade nella nostra vita, nel nostro cuore: riviviamo con stupore in questa celebrazione il mistero della sua nascita e, nello stesso tempo, sperimentiamo la grazia della nostra rinascita. Il Figlio di Dio si è fatto uomo per liberarci dall’oscurità, dal male, per donarci la luce per il nostro cammino e assicurarci la grazia della vita nuova, la vita dei figli di Dio.
2. Cielo e terra si incontrano in un abbraccio infinito: è l’annunzio del Natale che gli angeli rivolgono ai pastori. “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo; oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è Cristo Signore. Andate a Betlemme e troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”. Anche a noi è rivolto l’invito a non temere. Verrebbe da dire: soprattutto a noi è rivolto questo invito, perché oggi siamo pieni di paura e smarriti di fronte alle difficoltà, siamo diffidenti verso tutti, persino nei confronti della stessa vita. Apriamoci alla grazia del Natale perché il nostro cammino sia fiducioso e sereno.
In un biglietto di auguri che ho ricevuto in questi giorni ho trovato scritto: “sono nato povero, dice Dio, perché tu possa considerarmi l’unica ricchezza. Sono nato debole, perché tu non abbia paura di me. Sono nato per amore perché tu non dubiti mai del mio amore”. Dio viene incontro a noi nella semplicità di un Bambino per donarci fiducia e speranza, viene in nostro aiuto donandoci il Salvatore che ci libera dal male e ci rende capaci di camminare verso la salvezza.  
3. L’annuncio della nascita di Gesù squarcia il buio di quella notte e di ogni notte, il buio di molti popoli e di tante persone. Anche in noi è presente il buio quando il cuore è triste, quando la fatica ci impedisce di guardare in alto, quando le difficoltà sembrano insormontabili. Ma “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”, ci ricorda l’apostolo Paolo. In quella notte santa nel Bambino che è nato per noi, Dio si è fatto vicino con il suo amore. Non siamo più soli, non siamo più nell’oscurità, non siamo più abbandonati, non siamo più condannati alla solitudine, non siamo più schiavi del male.
Gesù nasce non tra i grandi palazzi della Roma imperiale, ma in un posto sperduto ai margini del mondo. Eppure egli è al cuore della nuova storia. È paradossale che il corso degli anni non sia più misurato e segnato da prima e dopo la fondazione di Roma, ma sia deciso da prima e dopo la nascita di Gesù. Questa è la sorprendente novità di quella nascita: il tempo e la storia sono diversi, l’umanità è cambiata. Quel Bambino, se accolto, cambia la vita, se ascoltato, ci fa rinascere e ci immette in una dimensione nuova.
Non siamo qui solo per ricordare la sua nascita e festeggiare il suo compleanno: siamo qui per ravvivare la fede in Gesù Cristo che è il Salvatore, venuto per amarci e per donarci l’amore gratuito di Dio. Questo è l’amore di cui abbiamo bisogno, è questo l’amore di cui tutto il nostro mondo ha profondamente bisogno.
4. Anche noi, come i pastori, affrettiamoci verso il “bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. I pastori scoprono che si tratta di “un bambino (che) è nato per noi” e comprendono che la luce e la gioia si concentrano lì, in quel segno che l’angelo ha loro indicato: “Troverete un bambino avvolto in fasce”. Questo è il ‘segno’ per trovare Gesù, un ‘segno’ che è sempre valido, un ‘segno’ umile e disarmante: lì sta Dio, lì sta il suo amore che salva.
Anche noi, come Maria, accogliamo quel Bambino con fede: Gesù, il Cristo, è la fonte della vita nuova, è la sorgente della speranza, è la nostra salvezza. Questo è  l’augurio che ci scambiamo in questa notte benedetta, questa è l’invocazione che rivolgiamo al Signore per noi, per le nostre famiglie, per la nostra città e per tutta l’umanità. Amen.
 



24/12/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO