PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità di San Colombano

Abbazia di san Colombano, Bobbio


Gn 12, 1-4; 1Cor 9, 16-19. 22-23; Lc 9, 57-62

Carissimi confratelli vescovi Noel Treanor e Ovidio Vezzoli, carissimi fratelli e sorelle
1. Più volte ho ricordato che, poco dopo la mia nomina a vescovo di Piacenza-Bobbio, incontrai Papa Benedetto XVI. Avevo avuto modo di incontrarlo in diverse occasioni quando era Cardinale, per convegni e anche durante una sua visita a Vercelli. Incontrandolo dopo la nomina a vescovo, mi sono presentato dicendo: sono il vescovo di Piacenza-Bobbio. Subito mi disse: san Colombano, il grande monaco da valorizzare. In un successivo incontro, Papa Benedetto mi rinnovò l’invito che io ho accolto come un preciso mandato. Mi sono così inserito nella lunga storia di vescovi, di sacerdoti e di fedeli bobbiesi che, come affermava il santo Gianelli, hanno riconosciuto in san Colombano il “Nostro protettore da tanti secoli, maestro, anzi apostolo e quasi padre dei nostri avi, primo autore delle nostre fortune”. Insieme ai bobbiesi, molte altre persone di ogni parte dell’Europa hanno lavorato e lavorano per tenere viva la memoria di san Colombano. Tutti insieme rendiamo grazie al Signore per il dono di questo santo monaco ed esprimiamo la nostra gratitudine nei confronti di tutti coloro che, nel corso dei secoli e nelle varie nazioni, hanno tenuto accesa la fiaccola di questo santo “europeo”, come lo chiamò papa Benedetto XVI. La nostra Europa di oggi ha bisogno della luce che questo monaco irlandese diffuse nel nostro continente, facendosi pellegrino “per Cristo” per annunciare e testimoniare il Vangelo in Francia, Germania, Svizzera e Italia. Con gioia possiamo constatare che, negli ultimi anni, gli “amici” di san Colombano sono cresciuti di numero e soprattutto sono cresciuti nell’amicizia, costruendo dal basso quell’Europa di cui il monaco irlandese “è stato realmente uno dei Padri”. Le varie comunità che si richiamano a Colombano, in Italia e in Europa, sono state sempre interessate a celebrare il monaco venuto dall’Irlanda e a far rivivere la sua memoria. Ringrazio tutti questi amici e in modo particolare ringrazio il vescovo di Belfast mons. Noel Treanor che ci onora sempre con la sua presenza e la sua amicizia, ringrazio le comunità colombaniane che, sotto la regia di san Colombano al Lambro, ogni anno si radunano per il Columban’s day. 
2. Alla luce della parola del Signore, desidero sottolineare l’attualità della figura del “santo europeo” in rapporto alla situazione della Chiesa che è in Europa e alla situazione dell’Europa di oggi.
La Chiesa è in crisi, si dice. Ed è vero. Anche se le interpretazioni della crisi possono essere diverse, le comunità cristiane e i cristiani vivono una situazione difficile. Sarebbe meglio dire: tutti stiamo vivendo una situazione difficile. Ma è bene ricordare che era ancor più drammatica la crisi della Chiesa dei tempi di Colombano, quando il cristianesimo rischiava di perdere Gesù Cristo, il fondamento e il cuore della fede cristiana. La tentazione di allora – ma questa è la tentazione di sempre, questa è l’origine di ogni crisi della Chiesa - si presentava con la dottrina di Ario, sacerdote di Alessandria. Egli affermava che Cristo è una meravigliosa creatura, ma non è Dio. La dottrina di Ario stravolge il mistero della salvezza negando la divinità di Gesù Cristo, negando l’incarnazione del Figlio di Dio, la risurrezione e la redenzione. Questa eresia si era diffusa anche nei nostri Paesi e san Colombano lottò contro l’arianesimo, ricordando che la fede cristiana nasce da un incontro con il mistero di Dio che, in Gesù Cristo, si fa presente nell’umano per innalzarlo e salvarlo. L’incontro con Cristo, accolto nella sua umanità e nella sua divinità, salva l’uomo e lo rende figlio amato da Dio. Con gli occhi della fede che il Signore ci dona, possiamo vedere e riconoscere la dignità e la libertà che noi abbiamo in Gesù Cristo. “Se togli la libertà, togli la dignità”, afferma Colombano. Se togli Cristo, figlio dell’uomo e figlio del Padre, togli all’uomo la libertà e la dignità.
 
3. Anche noi oggi, cari fratelli e sorelle, corriamo il grande rischio di ignorare Cristo e di dimenticare la vocazione fondamentale che risuona come appello nella coscienza di ogni essere umano, la chiamata alla vita: “scegli dunque la vita perché tu viva” (Dt 30, 19). Soltanto nel ‘sì’ alla vita più grande, propria di Dio, rende grande la nostra vita umana. Questa scelta fondamentale Colombano l’ha attuata accogliendo Cristo e l’ha rinnovata ogni giorno con il suo amore per Gesù Cristo che ha dato la sua vita per noi. La fiducia in Cristo, nostro Salvatore, ha generato in lui l’apertura verso l’altro e l’impegno al servizio del bene, della cultura, della pace.
 
4. La figura di Colombano è attuale per l’Europa odierna che vive un periodo molto difficile. Si dice che l’Europa ha perso l’anima. Ed è vero. Alla radice della crisi contemporanea del nostro continente c’è la questione spirituale, il vuoto spirituale e morale. L’uomo di oggi – l’uomo europeo di oggi – presume di avere in sé la sua ragione, la sua forza, la sua ‘salvezza’: la vita va vissuta rifiutando ogni riferimento a Dio. Negando Dio o confinandolo nell’ambito del meramente privato e del soggettivo, scompare il “sommo bene” e scompaiono quei valori trasmessi dalla fede cristiana insieme alle istanze culturali che hanno fatto l’Europa. L’uomo che si chiude in se stesso si illude di avere da sé la sua luce: abbiamo bisogno di Qualcuno più grande che ci doni quella luce e quella pienezza che i nostri tentativi non riescono a darci.
All’uomo europeo di oggi, Colombano dice: “tu hai bisogno del Sole per avere la luce, tu hai bisogno della trascendenza, hai bisogno di aprirti a Dio e ai fratelli e alle sorelle. Così la tua anima vive e respira, così la tua anima fa rivivere e fa respirare l’intera società a livello cittadino, nazionale e europeo”.
 
5. Invochiamo la luce che illumina e chiediamo la grazia di ritrovare la nostra vera anima per vivere con fiducia e con speranza. Favoriamo con il nostro impegno l’unità spirituale dell’Europa che san Colombano intuì e favorì con la sua dedizione e il suo lavoro. Di questa unità spirituale di fede si fece interprete san Paolo VI quando, arcivescovo di Milano, salì sull’Alpe di Motta presso Campodolcino per benedire la statua di Nostra Signora dell’Europa. L’arcivescovo Montini, dopo aver ricordato che il nome “Europa è il nome della madre terra che risplende congiunto a quella della Madre di Cristo”, aggiunse: “Abbiamo bisogno che un’anima unica componga l’Europa, perché davvero la sua unità sia forte, sia coerente, sia cosciente e sia benefica. E ci soccorrano a questa convergenza delle aspirazioni umane, cioè verso l’unità spirituale dell’Europa, le voci più qualificate di quelli che la amano”. Ci soccorrano le voci più qualificate: tra queste, spicca il nostro san Colombano. Interceda per noi, per la nostra Chiesa e per la nostra Europa perché possiamo ritrovare la luce che illumina il cammino e ci conduce all’unità spirituale. Amen.



23/11/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO