PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia nella festa di San Francesco

Basilica di san Francesco


Letture: Gal 6, 14-18; Mt 11, 25-30
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Celebrando il patrono del nostro Paese, il serafico san Francesco, abbiamo la gioia di riscoprire le nostre radici e di rafforzare la nostra appartenenza alla nostra Italia. Abbiamo anche la grazia di vedere meglio le strade che possono aprirci al nostro futuro, seguendo la strada percorsa da Francesco, uno dei santi più amati dai cristiani. Amato anche da chi non è appartenente alla Chiesa e anche da chi non si professa cristiano. Ma capita un po’ in tutti che Francesco, a volte, sia amato per il fascino di qualche valore che suscita in noi, quasi dimenticando la realtà vissuta da Francesco.
Suggerisco due indicazioni che ci aiutano ad accogliere la luce che ancora, dopo 800 anni, Francesco continua a diffondere in tanti uomini e tante donne.
 
2. Leggendo i suoi scritti e seguendo il cammino della sua vita, subito emerge la fonte della sua esperienza e del suo amore alla Chiesa e agli uomini. Questa fonte è Gesù Cristo crocifisso e risorto. Tutto in lui sgorga dall’incontro con Cristo. Non a caso la liturgia ha scelto il passo della lettera ai Galati ove san Paolo richiama il centro fondamentale della sua esperienza: “quanto a me, afferma l’apostolo Paolo, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”.
Per san Paolo, come per san Francesco, chi incontra Cristo che dona la sua vita nel sacrificio della croce diventa “nuova creatura”, con un cuore nuovo. Il senso della propria vita e della storia del mondo è in Cristo Gesù. Spesso si dice che Francesco ha lasciato tutto per amore della povertà. Ma non è del tutto esatto: più giusto è dire che Francesco ha lasciato tutto perché ha seguito Cristo povero e crocifisso, perché ha trovato in Cristo la ricchezza che cercava: nell’amore di Cristo, Francesco ha trovato la pienezza della vita.
 
3. Ricavo la seconda indicazione dal noto episodio di Francesco in preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano. Scoprì in modo più chiaro la via per seguire il “Cristo povero e crocifisso”. Dal Crocifisso ricevette un ordine ben preciso che egli si accinse a seguire con tutto se stesso: “Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina” (2 Cel 3). Seguirono giorni di travaglio: la rottura con suo padre e la rinuncia totale ai beni terreni davanti al vescovo di Assisi. Poi si sentì libero di seguire Cristo con l’entusiasmo del suo cuore. Non mancarono difficoltà e incomprensioni. Ci vollero ancora quasi tre anni di attesa penitenziale per arrivare a comprendere che non si trattava solo di ricostruire qualche chiesa diroccata ma di dare vita ad una chiesa-comunità che annunciasse e testimoniasse l’amore di Cristo.
 L’invito del Crocifisso rivolto a Francesco – ripara la mia casa – coinvolge tutti noi. Questa casa è la nostra vita, la nostra realtà: dove non regna il bene comune, cioè rovina; dove c'è discordia e egoismo, c’è distruzione. Francesco ha restaurato e riformato la casa, cioè la Chiesa e la società, con il distacco dai beni e con la sapienza evangelica. Una sua preghiera preferita era la seguente: “Dio mio e mio tutto”. L’esperienza di Dio era la pienezza della sua vita e la gioia della sua esistenza. 
 
4. La nostra Italia che ogni anno, regione per regione, è convocata ad Assisi per venerare il suo patrono, possa riprendere il coraggio e la speranza per un rinnovamento spirituale, morale e sociale, possa lavorare insieme per la casa comune e per il bene di tutti. Così avvenga per la nostra città e per le nostre comunità. Il dialogo e lo sviluppo avvengono sempre a partire da un incontro. Come è avvenuto per Francesco, avvenga anche per noi: dall’incontro con Cristo crocifisso e risorto e dall’incontro tra di noi, possa crescere il dialogo tra le generazioni e tra le diverse posizioni, senza forzate contrapposizioni, per dare origine a una vita sociale conforme alla dignità della persona umana e ad una società pacifica e responsabile.  
La luce di san Francesco sia lampada per i nostri passi: ci aiuti a crescere come uomini e donne di pace, a vincere le insidie delle culture di morte, a perdonare e condividere le sofferenze dei poveri e degli ultimi. San Francesco, prega per noi, per la nostra città, per il nostro Paese! Amen.
 
 



04/10/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO