PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 27° domenica del Tempo ordinario, Ordinazioni diaconali

Cattedrale


Letture: Gen 2,18-24; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16
 
Carissimi confratelli presbiteri e diaconi, carissimi fratelli e sorelle
 
1. La nostra Chiesa rende grazie al Signore per il dono di questi fratelli che stanno per ricevere il ministero del diaconato. Sono stai chiamati a servire e hanno risposto: sì, eccomi. A questi fratelli è affidata, insieme con tutti noi, la missione di annunciare e di testimoniare Gesù Cristo, morto e risorto, di donare la luce e la consolazione del Vangelo ad ogni persona, di custodire nella quotidianità della vita il lievito evangelico della comunione con Dio e con tutti i fratelli e le sorelle.   
 
2. Con il cuore pieno di gratitudine verso il Signore e verso questi fratelli, accogliamo l’annuncio di Gesù sul rapporto tra l’uomo e la donna, sul mistero dell’amore coniugale vissuto con fedeltà e senza riserve. La parola di Gesù appare esigente per chi vive nella logica della “durezza del cuore”. Ma la parola di Gesù è prima di tutto il dono del cuore nuovo che accoglie la grazia di poter camminare sulla strada dell’amore, impegnativa e gioiosa. L’uomo e la donna sono chiamati a riconoscere che la vita è una vocazione da vivere con responsabilità: l’amore genera la vita e la rende vita veramente umana. La famiglia secondo l’intenzione di Dio dà un futuro buono alla nostra umanità e rende più abitabile la nostra terra, superando il cuore duro che è scetticismo sul futuro e rassegnazione alla precarietà dei rapporti. Gesù ci assicura la forza della benedizione di Dio, Creatore e Padre, che aiuta a superare le difficoltà e a non arrendersi alla durezza del cuore.
Siamo tutti invitati a lasciarci illuminare dall’esempio di Gesù che accoglie i bambini e li benedice, dicendo: “lasciate che i bambini vengano a me (...): a chi è come loro appartiene il regno di Dio”. “Come loro”, non tanto per la loro età, ma per il loro sguardo limpido, per la fiducia e la spontaneità dei ‘piccoli’ in senso evangelico: il regno di Dio è vicino a noi se siamo ‘piccoli’, e noi, noi tutti, siamo al servizio di questo regno di Dio per il bene degli uomini. Non tiriamoci indietro: abbiamo tutti la vocazione di edificare la civiltà dell’amore.
 
3. Paolo VI, che verrà proclamato santo il prossimo 14 ottobre, ha restituito, su impulso del Concilio Vaticano II, il diaconato permanente nella Chiesa con questa precisa finalità: il diacono sia “animatore del servizio, ossia della diaconia della Chiesa presso le comunità cristiane locali, segno o sacramento dello stesso Cristo Signore che venne non per essere servito, ma per servire” (Ad Pascendum, 15 agosto 1972). È quindi un momento di grande gioia per tutti noi accogliere questi fratelli che, con la preghiera e l’imposizione delle mani del Vescovo vengono ordinati diaconi permanenti al servizio di Cristo e della Chiesa diocesana. È un evento importante nella storia della nostra diocesi piacentina-bobbiese: i diaconi permanenti rappresentano un segno grande e visibile dell’opera dello Spirito Santo nella nostra Chiesa.
Ringraziamo il Signore per la chiamata che ha rivolto a voi, cari diaconi. Innanzi tutto vi ha rivolto la chiamata alla vita cristiana. Per questo ricordiamo volentieri il vostro nome di battesimo: Floriano, Matteo, Giuseppe di Fiorenzuola, Giuseppe di Pieve Dugliara, Luca, Vito Lorenzo, Renzo, Fabio. Poi la chiamata alla vita matrimoniale: desidero ringraziare le vostri mogli che hanno dato il loro consenso e le vostre famiglie. Infine la chiamata al diaconato permanente, con la vostra risposta che ora manifestate pubblicamente. Non dimentichiamo di ringraziare il Signore per le vostre comunità e per i vostri formatori che vi hanno guidato con cura e con amore.
 
4. Carissimi diaconi, voi state per entrare nella comunità diaconale che si esprime nel servizio: è servizio la preghiera, l’amicizia, l’aiuto reciproco, la dedizione ai fratelli e alle sorelle, la comunione intima con il Vescovo e la cooperazione con le realtà operanti nella comunità cristiana. Non lasciate che il vostro servizio si riduca ad una pratica solo funzionale, ma vivetelo come collaborazione ai misteri di Cristo, dei quali siete ministri. Voi state per entrare in quella schiera di uomini santi, come Stefano e Lorenzo Non dimentichiamo il diacono sant’Opilio che la tradizione piacentina ci consegna. Agli inizi della Chiesa i diaconi sono detti dal libro degli Atti degli Apostoli, “pieni di Spirito e di saggezza” (At 6, 3). In questo Spirito e in questa saggezza, voi sarete i ‘piccoli’ secondo il Vangelo, servi del mistero di amore di Cristo Gesù per il bene dei fratelli e delle sorelle.  
La grazia del sacramento che vi verrà conferita, attraverso l’imposizione delle mie mani, vi renderà capaci di prestare il servizio della parola, dell’altare e della carità con una speciale efficacia. Siate segni viventi della diaconia di Cristo venendo incontro alle necessità pastorali, liturgiche, catechetiche, caritative. Fin da ora la Chiesa vi ringrazia per la vostra disponibilità e per la vostra generosità. Portate nel nostro presbiterio e nelle nostre comunità la freschezza della vostra carità e la scioltezza generosa del vostro servizio: ne trarremo tutti un grande beneficio. Vi assicuriamo la nostra preghiera sul vostro servizio, invocando la Madonna del popolo, qui venerata, perché vi sia maestra nel ripetere quotidianamente il vostro ‘sì’ al Signore. Amen.



06/10/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO