PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

26ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO, Santa Giustina e 50° di ordinazione presbiterale del vescovo Gianni Ambrosio



Num 11,25-29; Gc 5,1-6; Mc 9,37-42.44.46-47
 
Carissimo Cardinale Arlindo Gomes Furtado, carissimi fratelli e carissime sorelle
1. Da più di mille anni – precisamente dal 1001 – le reliquie di santa Giustina sono arrivate a Piacenza. Ma il culto di santa Giustina nella città di Piacenza e nel territorio piacentino è assai più antico: già alcuni secoli prima della traslazione delle sue reliquie, la Chiesa piacentina si rivolgeva con fede a questa santa come ad una speciale patrona che intercede presso di Dio.
Prima ancora di affidarsi alla sua intercessione, credo che il popolo piacentino si sia rivolto a Lei per ammirare la sua testimonianza di fede: la martire Giustina ha offerto la suprema testimonianza della verità della fede cristiana. Perché il martire cristiano è testimone di amore e di libertà. Testimone di amore perché il cristiano sa che Dio è amore: il martire professa la fede testimoniando l’amore di Dio in cui crede e spera, fino a perdonare coloro che lo stanno uccidendo. Testimoniando l’amore di Dio, il martire afferma la dignità e la libertà della coscienza umana di fronte ai soprusi, alle prepotenze, agli idoli.
Il popolo piacentino è stato particolarmente attento e sensibile a questa testimonianza di fede, di amore e di libertà. Non solo: forse il popolo piacentino è stato sensibile soprattutto alla testimonianza dei martiri giovani, perché ha scelto come patrono il giovane martire Antonino e come copatrona la giovane Giustina. 
2. Anche noi, oggi, siamo invitati a vedere in questi giovani martiri il segno grande dell’amore di Gesù Cristo per noi, fino al dono della sua vita per la nostra salvezza. Per il legame profondo con Gesù che dona la sua vita per amore, la giovane martire Giustina va incontro alla morte sorretta dalla sua fede. Celebrando la sua festa, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio venuto a salvarci per amore. Nella preghiera chiediamo la grazia che la nostra fede diventi più convinta e più coraggiosa, vissuta in comunione profonda con Gesù Cristo e in comunione con tutti i fratelli e le sorelle. Vi è anche il martirio quotidiano di chi compie il proprio dovere con amore, secondo la logica del Vangelo, che non comporta la morte, ma comporta il “perdere la vita per Cristo” donandola per il bene del regno di Dio.
 
3. La festa di santa Giustina ci invita a ricordare i martiri di oggi, i molti martiri cristiani che versano il loto sangue testimoniando la fede in Cristo. Pensiamo ai fratelli cristiani che vivono in Medio Oriente, come pure in altri paesi ove sono maltrattati e spesso uccisi da una violenza cieca. Vogliamo affidare tutti questi fratelli all’intercessione di santa Giustina e della beata suor Leonella, pure lei martire, nata nella nostra terra e beatificata qui, in Cattedrale, poco tempo fa.
Vogliamo poi invocare l’intercessione dei santi martiri per il prossimo Sinodo dei giovani che inizierà nei prossimi giorni. Preghiamo perché i giovani possano incontrare il Signore Gesù e trovare in Lui la luce della fede, la forza della speranza e la gioia della carità. Preghiamo perché la nostra comunità cristiana sia in grado di annunciare ai nostri giovani la gioia del Vangelo e di testimoniare la bellezza di una vita illuminata dalla luce di Cristo risorto.      
 
4. Accogliamo l’invito del brano del Vangelo: il discepolo di Gesù deve avere la mente aperta e la coscienza vigile. È il prezioso insegnamento del Signore Gesù che, nel suo camino verso la Gerusalemme, vuole che i suoi discepoli siano aperti al grande dono dell’amore di Dio e siano attenti e vigilanti per non distruggere la vita che è dono di Dio.
Possiamo essere stupiti della mentalità dell’apostolo Giovanni che non vuole che qualcuno compia un’opera buona nel nome di Gesù, in quanto non è del gruppo degli apostoli. Ma rendiamoci conto che il nostro sguardo umano è sempre molto piccolo e limitato e che siamo sempre pronti a chiuderci nel nostro gruppo. Sentiamo la risposta di Gesù: “Non glielo impedite…chi non è contro di noi è per noi”. Gesù invita Giovanni e gli apostoli e tutti noi  a superare la mentalità ristretta, lo sguardo piccolo. Se accogliamo l’amore grande di Dio, non possiamo restare chiusi nel nostro ‘io’ e nel nostro gruppo. Grazie allo Spirito Santo che è in noi, siamo resi capaci di accogliere il bene da qualsiasi parte provenga.
Poi occorre essere molto vigili. Anche solo un bicchiere d’acqua, un gesto buono, una parola di amore può essere il segno dell’amore di Dio per tutti, come un sorso di vita buona che vince il male. Occorre essere attenti a tutto ciò che è scandalo, che ostacola il cammino verso Dio, che genera divisioni e morte. La parola di Gesù è severa, come abbiamo sentito: è un ammonimento forte che ci dice che nelle nostre mani e nelle nostre parole c’è una grande forza che può essere usata per far vivere o per distruggere, per infondere la vita o distruggere la speranza.  
Chiediamo la grazia dello Spirito per aprire la mente all’amore di Dio e per avere la coscienza vigile che ci fa camminare sulla strada buona del Vangelo.
 
4. Cari fratelli e sorelle, ricordiamo in questa santa eucaristia i cinquant’anni del mio sacerdozio. Rendo grazie a Dio per il dono del santo battesimo, rendo grazie al Signore Gesù che mi ha ammesso nel gruppo di coloro ai quali egli si era rivolto nel Cenacolo dicendo loro: “Fate questo in mia memoria”. Rendo grazie allo Spirito Santo che ha posto sul mio cammino e sul mio ministero tante persone che mi hanno accompagnato e aiutato. Tra questi molti amici, ci siete voi tutti, cari fratelli e sorelle della comunità piacentina. Quanti esempi di vita buona ho ricevuto da mamme e papà, dagli anziani preoccupati per le sorti dei figli e dei nipoti, dagli ammalati con la loro preghiera e l’offerta della loro sofferenza, dai giovani desiderosi di trovare la loro vocazione, dai sacerdoti pieni di dedizione. Tutto ciò mi porta a dire un grande grazie a Dio e a tutti voi. Vi invito a rendere grazie assieme a me, vi chiedo il dono della vostra preghiera e vi assicuro la mia preghiera e la mia amicizia. Amen. 



30/09/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO