PIACENZA-BOBBIO
    DOCUMENTI
   
   




 
S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Festa di san Vincenzo de’ Paoli.

Collegio Alberoni


Ez 34, 11-16; At 20, 17-18; 28-32. 36; Lc 5, 1-11
 
Carissimi padri vincenziani e seminaristi, carissimi confratelli e fedeli tutti   
1. La Colletta presenta il santo che oggi festeggiamo con queste parole: “O Dio, tu hai donato al tuo sacerdote Vincenzo de’ Paoli lo spirito degli apostoli”. La sobria indicazione liturgica lascia trasparire il cammino di san Vincenzo per arrivare ad essere sacerdote di Dio – “tuo sacerdote” - secondo lo spirito degli apostoli. La liturgia indica infatti la motivazione di questo dono che Dio ha elargito a Vincenzo: “per il servizio dei poveri e la formazione dei tuoi ministri”. Così, in pochi cenni, è tracciato il cammino sacerdotale di san Vincenzo, un cammino non subito chiaro e lineare, come forse è il cammino di ciascuno di noi, ma che arriva a maturazione grazie allo Spirito Santo e alle esperienze della vita.  
Il giovane Vincenzo ha avvertito su se stesso le carenze della formazione eccle­siastica dell’epoca e i grandi limiti della vita spirituale del prete del suo tempo. Ma Vincenzo ha poi avuto il dono di incontrare i poveri che gli fanno comprendere cosa significa essere sacerdote di Dio. Con i poveri matura il suo servizio sacerdotale e diventa sacerdote secondo lo spirito degli apostoli. Egli ha scritto: “Essi, i poveri, ci sono stati donati come nostri maestri e padroni”: l’insegnamento dei poveri gli offre la possibilità di pensare il sacerdote come colui che è al servizio dei poveri, perché così ha fatto il Signore Gesù, venuto sulla terra per servire e dare la vita. San Vincenzo approfondisce poi questa sua personale esperienza grazie all’incontro con grande figure sacerdotali che lo hanno aiutato a crescere secondo lo spirito degli apostoli.   
Così san Vincenzo si è impegnato per la riforma della Chiesa, o meglio, per la santificazione della Chiesa: questa è la vera riforma. Ha promosso la carità e ha favorito la maturazione spirituale e intellettuale dei sacerdoti, con la creazione dei seminari che fu, si può dire, la preoccupazione principale, insieme alle missioni popolari, della Compagnia dei Preti della Missione. 
Ascoltiamo una preghiera di Vincenzo che riassume il suo cammino: “O Signore, dateci lo spirito del vostro sacerdozio, come lo avevano gli apostoli e i primi preti che vi seguirono; dateci il vero spirito di quel sacro carattere che metteste in poveri pescatori, poveri operai e povera gente di quel tempo, ai quali comunicaste quel grande e divino spirito”.
 
2. La preghiera di Vincenzo richiama il brano evangelico con i poveri pescatori, con Simone e gli altri che, dopo aver lavato le reti, sono invitati da Gesù a gettare ancora le reti. “Secondo la tua parola, getterò le reti”: “in verbo tuo”, scrive la Vulgata, nella tua parola, sulla tua parola. Gesù ha parlato alla folla e Simone è stato colpito da quella parola autorevole: egli merita ascolto e obbedienza. Sulla tua parola: è il “sì” di Simone, è il suo “amen” a Gesù. L’evangelista Luca ci dice che Gesù chiama Simone e trasforma la sua vita, rendendolo pescatori di uomini: Simone accoglie il dono della chiamata e si mette al servizio del vangelo per donare luce e speranza agli uomini.  Così è per noi, chiamati a servire e a donare vita e speranza.    
 
3. Il mio pensiero ritorna all’ora in cui il vescovo, con l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, mi ha introdotto nel sacerdozio di Gesù Cristo. Nella preghiera detta sacerdotale, Gesù si rivolge al Padre chiedendo che gli apostoli siano “consacrati nella verità. La tua parola è verità” (Gv 17,19). Gesù è il consacrato che rivela l’amore di Dio nella donazione di sé. Chi accoglie l’invito di Gesù a diventare pescatori di uomini è consacrato per svolgere la sua stessa missione. Gesù ci consegna a Dio per essere al servizio del suo progetto di salvezza, ci dona lo Spirito creatore che fa di noi, uomini fragili, “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1Cor 4,1).
Nella preghiera eucaristica, rendo grazie a Dio che mi ha accolto, con il Battesimo, nella sua grande famiglia. Il Signore Gesù mi ha ammesso nel gruppo di coloro ai quali egli si era rivolto nel Cenacolo dicendo loro: “Fate questo in mia memoria”. Mi ha affidato la sua Parola per annunciarla e testimoniarla, per perdonare e consolare, per consacrare il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue.
La trepidazione di allora mi ha sempre accompagnato. Anzi devo dire che la trepidazione è cresciuta negli anni, con l’esperienza della mia povertà e dei miei limiti. Ma nel frattempo è cresciuta la consapevolezza della verità della parola del Signore: “Non sei più servo ma amico” (cfr Gv 15,14-15). È pure cresciuta la gioia interiore per l’esperienza della sua bontà e per la generosa disponibilità di molti fratelli e sorelle che mi hanno accolto e voluto bene. Rendo grazie al Signore che ha posto sul mio capo le sue mani e non le ha mai ritirate. Sono profondamente grato a tutti coloro hanno dato la loro mano allo Spirito Santo per il mio cammino e il mio ministero. Sono davvero tanti coloro che mi hanno accompagnato e aiutato. Tra questi amici, ci siete voi, cari confratelli e cari padri vincenziani e seminaristi, ci siete tutti voi, cari fratelli e sorelle della comunità piacentina. Celebro questa santa Eucaristia per voi tutti, perché il Signore vi benedica e vi colmi con la sua grazia. Amen.
 
 



27/09/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO