PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie di mons. Mario Fornasari

Cattedrale


1Cor 3,18-23; Lc 5,1-11
 
Carissimi confratelli, carissimi fedeli
1. Il racconto evangelico della liturgia odierna è molto familiare, non solo perché lo abbiamo ascoltato molte volte, ma anche perché ci coinvolge. Anche noi siamo stati chiamati a diventare discepoli di Gesù e ad accogliere il suo annuncio, l’annuncio del regno di Dio che si è fatto vicino. Anche noi siamo stati chiamati a cooperare con il Signore perché questo annuncio illumini la vita di tutti e a tutti infonda gioia e speranza. 
Conosciamo bene anche il brano della lettera dell’apostolo Paolo ai Corinti. A questa comunità piuttosto turbolenta, l’apostolo scrive: “Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio”. Sono parole decise e forti, parole che l’apostolo ha potuto scrivere partendo dalla sua esperienza personale e dalla esperienza della sua missione di annunciatore del Vangelo. Se non ci apre a Dio e alla sua sorprendete iniziativa di amore, si resta rinchiusi in se stessi, prigionieri di una visione piccola, ma saccente e presuntuosa. Per questo ai cristiani di Corinto Paolo dice con decisione che la sapienza umana non è solo molto limitata, ma è anche stoltezza perché non accoglie Dio e se non si apre al suo disegno di vita e di amore.
 
2. La parola del Signore illumina la nostra celebrazione di suffragio in cui eleviamo la preghiera per il nostro caro mons. Mario Fornasari, che ha terminato il suo lungo pellegrinaggio terreno. Rendiamo grazie a Dio per il dono della vita di questo sacerdote che è stato battezzato qui in Cattedrale e ha svolto il suo ministero restando sempre legato alla Chiesa madre. Ha ascoltato l’annuncio del Regno e, come Pietro, si è fidato della parola di Gesù. Anche don Mario ha gettato le reti, ha speso la sua esistenza per il Signore Gesù e per la sua Chiesa, per la formazione dei giovani, per l’assistenza ai sacerdoti anziani e ammalati. Ha molto pregato – è un ministero importante – per il popolo del Signore, ha lavorato per il Regno di Dio che Gesù ha annunciato e inaugurato: tutto questo lo ha fatto con umiltà e con gioia. Possiamo dire che la sapienza che viene dall’alto, don Mario l’ha accolta come dono prezioso, l’ha fatta propria e l’ha trasmessa con la sua parola e con la sua vita. In particolare direi che questa sapienza l’ha accolta e trasmessa con la serenità di chi sa che tutto è nostro, ma noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.
 
3. Anche noi, ancora una volta, insieme a Pietro e insieme alla folla, ascoltiamo Gesù che parla da una cattedra povera e  umile, dalla barca di un pescatore, mentre la folla si era addensata sulla riva. Ha seminato nei cuori parole di vita da quella barca, la barca di Pietro. Poi Gesù dice a Pietro, deluso per l’inutile fatica della pesca notturna: “Prendi il largo e getta le reti”. Pietro non nasconde l’insuccesso di quella notte in cui non ha preso neppure un pesce. Ma la sua risposta è pronta: “sulla tua Parola getterò le reti”. Quel che Luca narra subito dopo è il felice risultato che proviene dalla fiducia e dall’obbedienza alla parola di Gesù. Luca non trascura poi di ricordarci l’umiltà di Pietro che dice a Gesù: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Lo dice per lo  stupore che aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, lo dice con la sapienza che viene da Dio.  
. Di fronte alla difficoltà della vita e ai momenti difficili della comunità ecclesiale – non era turbolenta solo la comunità di Corinto -, teniamo ben presente questo racconto evangelico: Gesù ha parlato dalla barca di Pietro, Gesù ha detto a Pietro di prendere il largo e di gettare le reti, Gesù ha invitato Pietro a “non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini".  
Se ragioniamo con la sapienza umana, il segreto del vangelo ci sfugge, ci sfugge il segreto della vita illuminata dalla sapienza divina. Se invece crediamo veramente che Dio ci ama, tutta la nostra vita si apre a Dio e al suo amore: lì troviamo la serenità e soprattutto troviamo la gioia più grande, anche nelle circostanze difficili, anche camminando sulla via della croce.
Credo che mons. Fornasari dica a noi oggi che questo è il segreto di un’esistenza riuscita nella luce del Signore Crocefisso e Risorto. Mentre affidiamo questo fratello, ricco di sapienza evangelica, al Padre misericordioso, perché il suo nome sia scritto per sempre nel “libro della vita”, accogliamo il suo esempio, la testimonianza della sua fede, della sua vita sacerdotale, del suo servizio alla nostra Chiesa dove ha seminato serenità e speranza fino alla fine. Ha favorito la comunione con Dio e tra di noi, con i confratelli e con tutti. Il Signore gli conceda la pienezza della gioia nella comunione piena e definitiva del suo amore. Amen.



06/09/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO