PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità di Sant’Antonino

Piacenza, Basilica di s. Antonino.


Letture: Ap 12, 10-12; 2 Cor 4, 5-12; Gv 12, 24-26
 
Carissimo vescovo Ovidio, carissimi fratelli e sorelle,
1. La memoria di sant’Antonino non è mai venuta meno, anzi nel corso dei secoli è sempre stata viva nella città e nella diocesi di Piacenza. Quest’anno la memoria del patrono è resa ancora più viva dalla recente celebrazione avvenuta nella nostra Cattedrale, in cui è stata proclamata beata la piacentina suor Leonella Sgorbati, anch’essa martire. Sono passati molti secoli dall’anno 303, in cui, secondo la tradizione, il giovane Antonino è stato ucciso. Sono invece pochi gli anni che ci separano dal settembre 2006, quando suor Leonella venne colpita da una pallottola, sparata a distanza ravvicinata, da due uomini che l’attendevano mentre rientrava a casa dall’ospedale.
Sant’Antonino e la beata suor Leonella, insieme a tutti gli altri martiri, hanno attinto la forza della testimonianza di fede dall’amore di Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. I martiri cristiani hanno seguito il Signore Gesù che, per amore, ha donato la sua vita per tutti gli uomini. Accogliamo l’invito dell’Apocalisse e contempliamo questi fratelli e queste sorelle che hanno cercato non il proprio interesse o la propria sopravvivenza, ma il bene più grande: hanno amato Dio e hanno amato tutti i figli di Dio, Creatore e Padre; hanno difeso con coraggio la loro libertà e la libertà di tutti noi di fronte alla prepotenza dell’imperatore o alla follia di chi strumentalizza la religione per spargere il sangue; hanno scelto ciò che genera la vita e la pace, non ciò che distrugge la vita e genera terrore, odio e morte.
 
2. Il brano evangelico della liturgia di questa festa è molto conosciuto, ma è sempre sorprendente: ci coinvolge nella logica del Vangelo, che è la logica della vita e della vera umanità. Gesù, per annunciare la sua morte e il dono della sua vita, ricorre ad una breve similitudine che pronuncia con grande autorità: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. La sua vita donata a noi nella sua passione e morte, è come il seme che viene sotterrato e muore, ma dà origine a una nuova pianta che moltiplica i semi nella spiga. Così Gesù annuncia la propria morte, rivela il suo amore per noi, ci dona la sua vita. Non si tratta solo di una questione naturale, ma si tratta soprattutto dell’amore che sempre si dona, si tratta dell’evento sempre misterioso che genera la vita. È triste e infelice la sterilità di chi si richiude in sé nell’illusione di salvare la propria vita. È gioia la fecondità di chi si spende e si dona. Questa è la via della vita e dell’amore, la via che Gesù, con convinzione, percorre dicendo il suo “sì” di amore. Con questa fede sant’Antonino e i martiri di ieri e di oggi hanno testimoniato e fatto risplendere la forza dell’amore che genera vita.   
 3. La parabola del chicco di grano vale anche per noi oggi: Il Vangelo non invecchia e Cristo ci è sempre con­temporaneo. La fede in Dio, che è Amore, ci porta ad aprire il cuore e la mente, ci dona la grazia di amare e cioè di donare la vita. La memoria del nostro patrono e dei martiri ci dice che questa logica non è un optional, un qualcosa di accessorio, ma è la verità di fondo della vita illuminata dalla loro testimonianza. Questa verità esige di essere riconosciuta e di essere affermata, come hanno fatto i martiri, come hanno fatto e fanno i tanti martiri della vita quotidiana che, con coraggio e responsabilità, si impegnano per la vita, per la dignità di ogni persona umana, per la libertà e la pace.
 4. In particolare vorrei richiamare un punto che si pone in continuità con l’alleanza educativa su cui ci siamo soffermati lo scorso anno. Sappiamo tutti che non basta dire ai giovani che sono il fu­turo, se poi il nostro presente è chiuso in un piccolo orizzonte, se non favoriamo l’educazio­ne che trasmette il senso compiuto del vivere. Ciò che desidero sottolineare quest’anno è l’esigenza di riscoprire il gusto della vita che si apre a Dio e ai fratelli e di ritrovare l’entusiasmo per la vita di ciascuno e di tutti, con un vivo senso di comunità, con una generosa amicizia civica, con un impegno che sa andare oltre le polemiche e i luoghi comuni. 
Nella vita accolta come dono prezioso, troviamo il movente ideale dal quale par­tire per far fronte alle grandi sfide di oggi, con gli sconvolgimenti economici e politici e con la drammatica situazione migratoria. Nella vita vissuta nella gratuità troviamo il dinamismo per porre ogni giorno segni concreti di buona umanità con relazioni sincere che esprimono il nostro cuore aperto a tutti, superando i rischi di una continua divisione, di una non-società sempre più frammentata. Il gusto della vita infonde il coraggio dell’amicizia civica da vivere nei diversi ambiti e ad ogni livello, dalla famiglia al condominio, dai quartieri alla città, dal nostro Paese all’Europa. Questa amicizia che ci apre all’altro, nasce e fiorisce, come ci ricorda il Vangelo, da quel seme che muore portando molto frutto, sgorga dalla vita quando essa viene spesa e donata. Questo è il tesoro prezioso che siamo chiamati a custodire con cura, sapendo che noi siamo fragili vasi di creta, come afferma san Paolo. Nell’amicizia civica vissuta nel quotidiano con generosità si sprigiona il meglio che la nostra città ha den­tro, sia in termini di risorse, di tradizioni, di laboriosità e di bellezza sia in prospettiva di futuro per noi e per i nostri giovani.
 5. È la grazia che invochiamo confidando nell’intercessione del nostro patrono: la nostra città sia unita e feconda, sia generosa e aperta a tutti, specialmente ai più piccoli e ai più bisognosi, sia capace di guardare al futuro con coraggio e con speranza. 
Affidiamo all’intercessione del nostro patrono la dr. Linda Ghisoni, figlia di questa Chiesa piacentina. Il conferimento dell’Antonino d’oro è un atto di stima per lei e il servizio a cui è stata chiamata da Papa Francesco, nel Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. A lei e alla sua famiglia assicuriamo la nostra preghiera. 
Infine desidero ringraziare tutti voi per la vostra preghiera e amicizia in occasione dei cinquant’anni di ministero presbiterale. Insieme, come popolo del Signore, rendiamo a lui lode e grazie. Amen. 



04/07/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO