PIACENZA-BOBBIO
    DOCUMENTI
   
   




 
S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie di mons. Paolo Groppi

Cattedrale


Letture 2 Cor. 4, 14-5,1; Sal 22; Gv 6, 37-40
 
Carissimi confratelli sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle
 
1. La fede cristiana ci immerge nel Cristo Risorto e la luce del Risorto illumina l’evento della morte. La grazia della fede nel Signore Gesù ci consente di guardare alla morte con la certezza che essa non è l’ultima parola ma è la penultima, perché ci attende la risurrezione in Cristo. Affidiamo con fiducia alla misericordia del Signore il nostro fratello sacerdote monsignor Paolo Groppi che, nella sua lunga vita, ha sempre professato la fede in Gesù Cristo morto e risorto e ha sempre continuato il suo insegnamento invitando tutti ad accogliere la parola del Signore. Egli ha assimilato in profondità la convinzione dell’apostolo Paolo che, nella seconda lettera ai Corinzi, afferma: “Siamo convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù risusciterà anche noi (…). Sappiamo che quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, noi riceveremo da Dio una abitazione eterna, nei cieli”.
Questa convinzione profonda ha segnato il suo cammino di battezzato nel Signore Gesù e il suo ministero di pastore, cioè di ministro-servo al servizio di Gesù e del suo Vangelo. È andato incontro alla morte con naturalezza, consapevole che il Signore ha preparato per lui una abitazione eterna.
2. Il Vangelo di Giovanni ci riporta una parte del lungo discorso che Gesù rivolge alle folle. Dopo aver moltiplicato i pani, alla gente che lo voleva fare re, Gesù parla del pane di vita eterna disceso dal cielo: egli è il vero pane e chi si nutre di questo pane non avrà più fame e vivrà in eterno. Il brano liturgico ci offre il fondamento della speranza cristiana, sia per la nostra preghiera di suffragio sia per la direzione di tutta la nostra vita: “Io sono disceso dal cielo per fare la volontà di Colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato”. Noi tutti siamo stati donati dal Padre a Gesù, noi tutti siamo i doni che il Padre offre al Figlio perché egli ci accolga e non ci perda, non ci “getti fuori”, per usare il verbo utilizzato spesso per indicare coloro che sono esclusi dal regno di Dio e dal banchetto delle nozze di suo Figlio. Gesù accoglie la volontà di Colui che lo ha mandato, fino a farsi pane spezzato per nutrirci e farci vivere in eterno. Egli compie la volontà del Padre donando tutto se stesso: così non perde nulla di quanto il Padre gli ha dato, ma ci risuscita nell’ultimo giorno, quando potremo vivere in pienezza con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
3. Con questa fede e su questa fondata speranza don Groppi ha vissuto la sua vita di cristiano e il suo ministero al servizio del Vangelo di Gesù. Egli ha visto il Figlio e ha creduto in lui che ci ha manifestato l’amore del Padre che vuole per noi il bene pieno e definitivo, cioè la vita eterna. Ha seguito Gesù ascoltando la sua parola, ubbidendo al suo comandamento, svolgendo il suo ministero con lo stile di Gesù, e cioè nell’umiltà, nella gratuità, nel dono di sé. Tutta la vita di questo sacerdote è stata segnata da questo mistero di amore di Dio. Ha professato la fede con la sua vita integra di cristiano e con il suo servizio di sacerdote amato ed apprezzato da tutti. È stato un punto di riferimento per molti, in particolare per i confratelli sacerdoti che potevano contare sulla sua preghiera, sul suo consiglio, sulla sua discrezione.  
4. Mi viene spontaneo caratterizzare la figura di don Paolo, che ho potuto conoscere solo in questi ultimi anni quando le sue parole erano ormai scarne, come un generoso e silenzioso operaio della vigna. Ha vissuto il suo ministero sacerdotale senza risparmiarsi. Nei compiti a lui affidati ha profuso il meglio di sé, dando se stesso con convinzione. Ha sempre anteposto il servizio alla comunità ad ogni calcolo personale, collaborando con tutti, a cominciare dai superiori e dai confratelli. Non si è tirato indietro di fronte a quanto a lui veniva chiesto per il bene della comunità diocesana, trovando nel Signore la ragione vera del suo impegno e della sua fatica. Desidero sottolineare anche come don Paolo sia stato un sacerdote silenzioso, dando un esempio di discrezione, cercando non il palcoscenico o la chiacchiera, ma il servizio dietro le quinte. Don Paolo è stato un sacerdote silenzioso vivendo il silenzio come luogo dell’ascolto e del discernimento, curando la sua vita spirituale nel silenzio della preghiera e dell’obbedienza. Don Paolo è stato sacerdote silenzioso perché ha contemplato e adorato il mistero dell’Eucaristia, lasciandosi abitare e plasmare dalla presenza del Signore.
Nel momento in cui, con questa celebrazione, diamo il saluto a mons. Paolo Groppi, ringraziamo il Signore per averci dato un sacerdote saggio, generoso e silenzioso, che tanto ha insegnato e parlato a noi con la sua vita, con la sua preghiera, con la sua fede. L’addio a don Paolo ci corresponsabilizzi nella comunione ecclesiale, ci rafforzi nella spiritualità presbiterale e ci faccia invocare il Signore perché mandi vocazioni alla sua e alla nostra Chiesa che è in Piacenza-Bobbio. Amen.



18/06/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO