PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 3ª Domenica di Pasqua

Niviano, Visita Pastorale


Letture: At 3, 13-15.17-19; 1Gv 2,1-5; Lc 24, 35-48
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. “Di questo voi siete testimoni”: sono le parole che Gesù il Signore risorto ha rivolto ai suoi discepoli riuniti nel cenacolo, a Gerusalemme. Oggi il Signore risorto rivolge lo stesso invito a tutti noi, suoi discepoli radunati attorno al suo altare. Ascoltiamo l’esperienza dell’incontro dei discepoli con il Risorto: anche noi, come loro, possiamo vivere la gioia della fede pasquale e diventare testimoni di Cristo risorto.
I due discepoli che si erano recati a Emmaus sono subito tornati a Gerusalemme per raccontare la loro esperienza agli Undici e agli altri discepoli. Testimoniano che Cristo è risorto ed è vivo: ha camminato con loro e li ha ascoltati con pazienza, mentre manifestavano la loro tristezza e la loro delusione. Ma Gesù ha parlato al loro cuore e li ha invitati a comprendere le Scritture, spiegando loro che il Messia doveva patire e morire per giungere alla sua gloria. Infine, entrato con loro in casa, Gesù si è seduto a mensa e ha benedetto il pane e lo ha spezzato. A quel punto essi hanno riconosciuto che quel viandante sconosciuto che camminava e parlava con loro era Gesù, che poi sparisce dalla loro vista lasciandoli pieni di stupore e di gioia.  
I discepoli di Emmaus raccontano la loro esperienza e ascoltano gli Undici che testimoniano che Cristo è risorto ed è stato visto da Simon Pietro. Mentre tutti insieme parlano di Gesù, egli stesso si manifesta a loro rivolgendo questo saluto: “Pace a voi!”. È il saluto e il dono di Cristo Risorto ai suoi discepoli. La pace é il dono messianico per eccellenza, il bene fondamentale per la vita riconciliata, in pace con Dio, in pace con se stessi e con tutti gli uomini.
 
2. L’episodio raccontato dall’evangelista Luca insiste molto sul realismo della Risurrezione: “Non sono un fantasma, dice il Risorto, guardate le mie mani e i miei piedi” che hanno ancora i segni dei chiodi. Non si tratta di un’apparizione dell’anima di Gesù, ma si tratta della reale presenza del suo corpo risorto. Ciò non sembra bastare a vincere i dubbi dei discepoli: egli allora mangia con loro.
Poi Gesù “aprì loro la mente per comprendere le Scritture”: li aiuta ad accogliere la novità della risurrezione. Egli è morto e risorto, non è più come prima della sua morte, non è tornato alla vita di prima, ma è risorto a vita diversa. Egli dice: “Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi”. Il Signore è ancora con noi, ma non come era nella sua esistenza terrena. Egli è ora il Vivente, è la primizia della vita nuova, la vita che potrà mai morire perché è la vita che Dio ha preparato per l’uomo.
 
3. “Di questo voi siete testimoni”: l’invito di Gesù è rivolto alla comunità dei suoi discepoli, chiamata e mandata ad annunciare e a testimoniare l’evento della risurrezione. Ma la comunità cristiana ha sempre bisogno, come i discepoli di Emmaus e come gli Undici, di entrare veramente nel cuore della Pasqua per vivere la vita nuova illuminata e salvata da Cristo morto e risorto. Non siamo soli nel nostro cammino, Cristo è con noi e ci fa partecipi della sua risurrezione. Siamo testimoni del progetto di amore di Dio nelle quotidianità della vita lasciandoci sorprendere dal suo amore. Altrimenti rischiamo di fermarci alla superficie delle cose e di camminare nel buio delle strade del mondo, senza la luce del Risorto che illumina la storia umana, senza la sua presenza che trasforma dall’interno la nostra vita e la rende vita pasquale.
Siamo testimoni della prospettiva cristiana sulla dignità del corpo umano. Non è un mezzo o uno strumento, il corpo è dono di Dio. Siamo sue creature nella nostra realtà umana, siamo a immagine e somiglianza di Dio nell’unione di corpo e anima. La nostra testimonianza si esprime nel rispetto del nostro corpo e di quello degli altri.
Cari fedeli che oggi vi trovate qui oggi, radunati attorno all’altare del Signore per esprimere, insieme al Vescovo, il nostro essere popolo del Signore. Vi ringrazio di cuore per questo segno di comunione ecclesiale, assieme al vostro parroco: è un segno molto bello e significativo. Vi ringrazio di cuore anche per i molti segni di comunione, di collaborazione, di impegni condivisi che ho avuto la grazia di poter vedere in questi giorni della Visita pastorale. Grazie di cuore!
Siate testimoni del senso ultimo della vita che è oltre il velo della morte. Il Vivente ha vinto la morte, è risorto.  Anche noi siamo destinati a risorgere: la nostra speranza è fondata sul Risorto, la nostra speranza sia luce e gioia per il mondo. Amen.    
 
 
 



15/04/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO