PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità di Santa Franca. Monastero san Raimondo (PC)



Letture: Osea 2, 14-15.19-20; Filippesi 3, 8-14; Mt. 11, 25-30
 
 Carissime sorelle monache, carissimi fratelli e sorelle
 
1. È motivo di gioia fare memoria di santa Franca in questo monastero che custodisce i suoi resti mortali. Questa santa è salita al cielo 800 anni fa e il popolo piacentino ha sempre ammirato e venerato questa donna che risplende della santità, dell’amore, della bellezza di Dio. Nata nella nostra terra piacentina, Franca è stata generata alla fede nella nostra Chiesa. Ha accolto l’amore di Dio e si è lasciata trasformare dal suo amore, consacrandosi al Signore come monaca, vivendo nel silenzio, nella preghiera, nella comunione con le sue consorelle, nella carità e nell’impegno per favorire la pace e la riconciliazione nella nostra città. Con la sua dedizione a Dio, con la sua vita interiore e la sua preghiera, questa madre abbadessa ha generato figli e figlie alla vita in Cristo, alla fede, alla speranza e alla carità. Santa Franca è stata un prezioso dono di Dio alla Chiesa piacentina di quel tempo. In Lei molti hanno trovato conforto e consolazione, altri hanno visto l’esempio per rispondere con generosità alla chiamata del Signore.
 
2. I doni di Dio non invecchiano: santa Franca è un dono per noi oggi. Ce lo ricorda Papa Francesco che, un mese fa, nella festa di san Giuseppe, ha pubblicato l’Esortazione apostolica Gaudete et exultate, Rallegratevi ed esultate. Nelle prime righe scrive: “I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione. (...) Possiamo dire che siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio”.   
Queste parole ci aiutano a ricordare che santa Franca è amica di Dio ed è nostra sorella, una sorella che “mantiene con noi legami d’amore e di comunione”, ci assicura il Papa. Accogliamo il messaggio che questa sorella ci consegna: risvegliamo in noi il desiderio della vita buona e santa, in comunione con Dio e con la grande famiglia degli amici di Dio. Questa è la vocazione di noi tutti, vocazione che viene riproposta alla nostra attenzione in questo anniversario della sua morte.
 
2. Il Vangelo ci invita a rendere lode e grazie a Dio, unendo la nostra voce a quella del Signore Gesù. Egli, in un momento non facile della sua missione, fa sgorgare dal suo cuore un inno di lode gioiosa a Dio che ha nascosto “queste cose” ai saggi e le ha rivelate ai piccoli. In un momento di prova dovuta al rifiuto di accogliere il lieto annuncio, Gesù non si lamenta, ma si rivolge a Dio con la confidenza del figlio; “Padre”, “Abba”. Dio è Creatore e Signore del cielo e della terra e Gesù lo riconosce, ma nella preghiera esprime la sua relazione filiale carica di sentimenti d’amore. Proclama la sua fiducia nel Padre che rivela il suo amore ai piccoli, a coloro che non vantano alcun merito e che non presumono di sapere, mentre i saggi di questo mondo sono chiusi in se stessi e rifiutano di accogliere colui che è mandato dal Padre. “Sì, Padre, così hai voluto nella tua bontà”: Dio guarda ai piccoli, ai poveri, agli umili e dona loro la grazia di un cuore docile che si apre alla rivelazione e alla salvezza. Come la nostra santa Franca che ha detto il suo ‘sì’ a Dio e con la sua vita di fede e di carità è stata un faro di luce per tante generazioni, e lo è anche per noi. 
L’apostolo Paolo esprime questa verità evangelica nel brano della lettera ai Filippesi facendo ricorso a parole molto forti: reputo tutto una perdita di fronte alla conoscenza sublime di Cristo. Anzi, in modo ancora più accentuato, egli afferma: tutte queste cose le ho lasciate perdere, le considero come una spazzatura pur di guadagnare Cristo, di essere unito a lui nella fede e nell’amore. Poi aggiunge che tutto questo non è per suo merito, ma per grazia: “sono stato conquistato da Gesù Cristo”. Perché è Lui che, per primo, mi ha amato e cercato, è lui che è morto e risorto per me, e io non desidero altro che partecipare alle sue sofferenze, sperando di sperimentare la potenza della sua risurrezione e di giungere alla risurrezione dei morti.  
3. Cari fratelli e sorelle, nell’Esortazione citata Papa Francesco ci invita a ricordare la chiamata alla santità che il Signore fa a ciascuno di noi. Ravviviamo il desiderio di santità facendo memoria di santa Franca che amato e servito il Signore. Anzi, ricordiamo che il dono della santità è già in noi, perché abbiamo la grazia di essere figli del Padre, di essere uniti a Cristo nella sua Chiesa. Ricordiamo che Gesù chiama a sé quelli che cercano il volto di Dio e desiderano avere comunione con Lui. Li chiama a sé e assicura che il suo “giogo” è dolce e leggero, richiede solo di essere accolto con gioia, confidando nell’amore del Padre e nella sua grazia. Facciamo nostra la preghiera con cui si conclude l’Esortazione Gaudete et Exultate: “Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito”, con l’aiuto e l’intercessione della nostra sorella santa Franca. Amen.
 



25/04/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO