PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 5ª Domenica di Pasqua Cattedrale Conferimento dell’accolitato.



Letture: At 9, 26-31; 1Gv 3, 18-24; Gv 15, 1-8
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 
1. In questo tempo di Pasqua la liturgia ci invita a ravvivare la nostra fede pasquale: siamo uniti al Signore Risorto e viviamo con gioia la comunione con Lui.  
Il brano del Vangelo di questa quinta domenica ci parla di questa gioiosa verità che segna la nostra vita di cristiani, discepoli del Risorto. Gesù si rivolge ai suoi discepoli in un momento particolarmente ricco di emozione, nel “discorso di addio” durante l’Ultima Cena, quando la sua morte è ormai vicina. Proprio in quel contesto di addio, Gesù vuole comunicare ai suoi discepoli la grazia di una comunione nuova, non più legata alla sua presenza umana in mezzo a noi, ma alla sua presenza di Risorto, una presenza che vale per la Chiesa di tutti i tempi, una presenza viva, una comunione intima, profonda e vera.
L’immagine della vite, molto cara alla tradizione biblica, rende esplicita questa comunione. Il popolo di Israele viene spesso paragonato alla vigna piantata e coltivata con amore da Dio stesso. Questa suggestiva immagine che esprime l’unione tra Dio e il popolo, viene ripresa da Gesù con una novità sorprendente. Gesù rivela che egli stesso è “la vera vite”. Tutta la storia del popolo di Dio si ricapitola in Lui, che è la vera vite.   
Con questa immagine Gesù rivela la sua identità e la sua missione. Egli è il Figlio di Dio che può rivolgersi a Dio chiamandolo “Padre mio”. Egli è stato mandato dal Padre per compiere la missione che gli è stata affidata, la missione di donare a noi la sua stessa vita per unirci a Lui e renderci figli del Padre.
 
2. Con la stessa immagine della vite, Gesù rivela anche la nostra identità e la nostra comunione con lui: “Io sono la vite, voi i tralci”. Siamo uniti a Cristo e possiamo portare frutti buoni perché la linfa che proviene dalla vite scorre nei tralci: siamo partecipi della vita di Gesù, il Figlio amato.
È la grazia che ci è donata per diventare giorno dopo giorno veri discepoli di Gesù che vivono la fede pasquale. È anche l’invito che egli ci rivolge: “rimanete in me e io in voi”, sapendo che se siamo uniti a Lui possiamo portare molto frutto.
Questo è il mistero della Pasqua che si compie nella nostra vita: siamo battezzati nella morte e risurrezione di Gesù, la relazione di amore, di comunione con Lui è il frutto della Pasqua, è la grazia che rende uomini e donne che vivono nella luce e nella forza della Pasqua. Il tralcio, se si stacca dalla vite, se crede di essere autonomo, viene tagliato e buttato nel fuoco. Solo la comunione con il Signore risorto è vitale per vivere bene: “rimanete in me e io in voi”, ripete il Signore Gesù.   
L’evangelista Giovanni, nella seconda lettura, ci ricorda la bellezza, la grazia e la concretezza della fede cristiana indicandoci due verbi che riassumono il comandamento di Dio: credere nel nome del Figlio Suo Gesù Cristo e amare i nostri fratelli. Credere in Cristo Gesù vuol dire aver fiducia in Lui, ascoltarlo e restare uniti a Lui. Proprio da questa unione di fede sgorga la capacità di amare i fratelli e le sorelle. Questa è la grazia che ci è data e questa è la missione che ci è affidata: portare frutti buoni, animati “dalla Spirito che ci ha dato”, frutti di vita nuova, pace e di giustizia, derivanti dalla Risurrezione del Signore.
 
3. Ad alcuni nostri fratelli viene ora conferito il ministero dell’accolitato: Matteo, Luca, Lorenzo e Fabio ricevono questo ufficio che aiuta il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche. Siate consapevoli del dono di servire all’altare del Signore, anzi di servire l’altare che è il simbolo del Signore. Fatevi promotori di una comunità che sa lodare e celebrare il Signore, perché questa è la linfa che ci unisce a Gesù Cristo e ci rende capaci di portare frutto. Questo ministero vi spinga alla lode a Dio nello spirito della liturgia e al servizio dell’amore di Cristo e della Chiesa nei confronti dei poveri e degli ammalati. Coltivate un profondo amore per il popolo di Dio e aiutatelo a celebrare e a pregare il Signore e a vivere la carità: sono i frutti buoni che il Signore risorto attende da voi. Amen.  



29/04/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO