PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 4ª Domenica di Pasqua

Bettola, Santuario,


Letture: At 4, 8-12; 1Gv 3, 1-2; Gv 10, 11-18
 
Carissimi fratelli e sorelle, carissimi cresimandi,
 
“Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente”: questa è la grazia che abbiamo in Gesù Cristo, il buon pastore che dà la sua vita per noi. Siamo qui, radunati attorno all’altare del Signore, per rendere grazie del grande dono ci essere diventati veramente figli di Dio, destinati alla vita eterna. Veramente grande è l’amore che il Padre ci ha dato in Gesù Cristo: grazie al dono della sua vita, noi siamo diventati figli del Padre, siamo figli nel Figlio, partecipi della sua morte e risurrezione. La Pasqua di Cristo è il cuore della nostra fede cristiana: quell’evento di grazia attua la nostra guarigione dal male e ci rende figli che sanno di poter sempre contare sull’amore del Padre. Questa è l’esperienza dello storpio di cui ci parla il libero degli Atti degli Apostoli: l’apostolo Pietro dichiara che la guarigione dello storpio è avvenuta nel nome di Gesù Cristo. Il Crocifisso-Risorto risana, guarisce e salva. Egli è il Salvatore: “in nessun altro c’è salvezza”, afferma con decisione Pietro. In quell’uomo guarito vediamo il segno della nostra vita liberata dal male e guarita dalle infermità spirituali: nelle mani del Signore Risorto la nostra vita è salvata perché Gesù è il nostro buon pastore. 
 
Non è solo suggestiva l’immagine di Gesù buon pastore, ma è anche evocativa del mistero di salvezza che si svela nella Pasqua del Signore Gesù. Egli è il Salvatore che ci guarisce e ci salva perché è “il Pastore buono” che dà la sua vita per noi: “Io sono il buon pastore che dà la propria vita per le pecore”. In questa presentazione di Gesù Cristo vi è racchiuso il senso della sua Pasqua, mistero di amore, di grazia, di vita. Con la formula solenne della rivelazione di Dio nella tradizione biblica – “Io Sono” -, Gesù si rivela come il pastore che non solo porta il gregge al pascolo e lo difende dai pericoli ma come il pastore che ama a tal punto le sue pecore da offrire la propria vita perché possano vivere e arrivare ai pascoli eterni.    
Con il dono totale di sé, la missione di Gesù arriva al culmine: “Sono venuto perché abbiano con la vita, e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Con questo dono la nostra vita si apre alla speranza: il suo amore vince la morte e il peccato. Possiamo vivere la fede pasquale incamminati verso la pienezza della vita.
Ma per accogliere il dono e vivere con speranza e con gioia, è fondamentale la relazione personale con Gesù. Egli dice “conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre”. Questa conoscenza reciproca non è astratta o intellettuale, ma intima e personale: è la conoscenza che proviene dalla relazione di amore con Gesù, dal rapporto vivo con Lui, dall’ascolto della sua parola, dall’obbedienza al suo comandamento. La comunione con Lui ci pone sotto il suo sguardo, l’appartenenza a Lui ci rende sicuri e fiduciosi, l’amicizia con Lui ci rende protetti e guidati. Non chiudiamoci in noi stessi, ma apriamoci al Signore, perché ci guarisca e ci guidi con amore sulla via dell’amore e della vita.
 
3. Oggi celebriamo la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Siamo invitati ad ascoltare la voce del pastore buono che chiama tutti alla vita nuova dei figli di Dio. “Dammi un cuore che ascolta”: è l’invocazione che ci viene proposta in questa Giornata. Tutti noi battezzati siamo invitati ad ascoltare il Signore che parla al nostro cuore e attende la nostra risposta d’amore. Come comunità dei discepoli di Gesù, siamo tutti chiamati a seguirlo e a vivere la nostra vita cristiana come dono e come impegno.  
La Giornata di preghiera per le vocazioni ci ricorda in particolare la necessità di sacerdoti buoni che, sulle orme del buon pastore, si dedicano al servizio del popolo del Signore. Ci ricorda pure la necessità di persone contemplative che consacrano la loro vita al Signore nella preghiera, nel silenzio, nel servizio agli umili e ai poveri. Con rinnovata fiducia nella bontà del Signore e nella sua cura per noi, preghiamo perché la nostra comunità ecclesiale diventi un luogo favorevole in cui i giovani possano scoprire l’iniziativa di Dio e ascoltare la sua voce che li chiama per nome e possano rispondere generosamente alla sua chiamata. Amen.  



22/04/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO