PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 2° Domenica di Pasqua, Madonna del Popolo

Cattedrale


Letture: At 4,32-35; 1 Gv 5,1-6; Gv 20,19-31

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Diverse motivazioni si intrecciano in questa giorno di festa. Vanno ricordate perché sono significative, sono un dono, una grazia. Innanzi tutto, con tutta la Chiesa, celebriamo l’ottavo giorno dopo la Pasqua di Risurrezione. Un tempo questa domenica veniva chiamata “in albis (vestibus)”, cioè in bianche vesti, perché i battezzati deponevano la veste bianca indossata nella notte di Pasqua e portata durante tutta la settimana. Celebriamo la domenica della Divina Misericordia, un titolo voluto da san Giovanni Paolo II. Viene celebrata a otto giorni dalla Pasqua perché la Pasqua ci rivela l’insondabile misericordia divina che ci rende testimoni di amore e di speranza.    
2. Per noi che apparteniamo alla nostra amata Chiesa di Piacenza-Bobbio, vi è una motivazione molto cara: oggi qui nella Cattedrale celebriamo la festa della Madonna del popolo. È il titolo con cui veneriamo la Vergine Maria: siamo il popolo del Signore che sa di poter contare sempre sull’intercessione della Madre di misericordia, come recitiamo nella Salve Regina. È la Madre del Figlio di Dio che ci ha donato e ci dona la misericordia del Padre. Alla Madre di misericordia ci rivolgiamo sempre con fiducia sapendo che lei non si stanca mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi.
C’è un ulteriore motivo di festa per noi: celebriamo il ventesimo anniversario della presenza della Casa della carità nella nostra Chiesa diocesana. Questa Casa è un segno della Pasqua del Signore, un segno della sua grande misericordia. Per il fondatore don Mario Prandi, la Casa della carità è come il prolungamento della mensa della Parola e della mensa Eucaristica: la Parola di Dio, la santa Eucaristia e i poveri sono i tre pani che ci nutrono, sono il cibo che ci fa vivere la Pasqua.     
 
3. Il Vangelo odierno ci offre il fondamento di queste diverse motivazioni della festa odierna: siamo uniti a Cristo risorto, siamo la comunità che ha la grazia di fare l’esperienza dei discepoli che gioiscono nel vedere il Crocifisso-Risorto. Il vangelo ci ricorda infatti: “I discepoli gioirono al vedere il Signore”. Come ci ricorda il brano evangelico, non partecipa a questa gioia pasquale l’apostolo Tommaso che non era con gli altri discepoli quando Gesù apparve loro. Non sappiamo per quali motivi era assente, ma sappiamo che Tommaso non aveva creduto all’annuncio delle donne e ora non crede ai discepoli che gli dicono: “Abbiamo visto il Signore”. Tommaso non si fida della loro testimonianza e non lo stupisce neppure la loro sorprendente gioia.
Tuttavia il Signore risorto si manifesta ai suoi discepoli. Anche Tommaso è presente e Gesù lo rimprovera per la sua incredulità: “non essere incredulo, ma credente”. Questo rimprovero ci interpella perché anche noi spesso non riconosciamo il Signore risorto, non vediamo i segni della Pasqua. Ma dopo il rimprovero, Gesù si avvicina ancora di più a Tommaso per consentirgli non solo di vedere le sue piaghe ma anche di toccarle. Gesù gli dice: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani”. È commovente questa attenzione di Gesù, questo segno del suo amore misericordioso. È un insegnamento anche per noi, davvero prezioso: Tommaso riconosce Gesù risorto toccando le sue piaghe. Voleva vedere “nelle sue mani il segno dei chiodi” e Gesù gli offre la grazia di vedere, di toccare. Finalmente Tommaso proclama la sua confessione di fede: “Mio Signore e mio Dio”. Poi Gesù aggiunge: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. È rivolta a noi questa beatitudine se ci apriamo al Signore risorto e ascoltiamo la sua parola, se prestiamo ascolto ai suoi discepoli, alla loro testimonianza e alle molte testimonianze di vita risorta di uomini e donne che vivono nell’amore e toccano le piaghe del Risorto nelle ferite dei fratelli.
 
4. Affidiamo il cammino di questa comunità che celebra la Madonna del Popolo alla sua intercessione materna. Ci aiuti a essere docili alla parola del Signore e a riconoscerlo come il Vivente. Ci assista in ogni circostanza della nostra vita perché possiamo aprire gli occhi del cuore per gioire della presenza del Risorto in mezzo a noi. Interceda per noi perché possiamo vivere la fede pasquale nella gioia, nella speranza, nella comunione fraterna. Amen.
 
 
 



08/04/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO