Al mattino di Pasqua, avvertiti dalle donne, Pietro e Giovanni corsero al sepolcro e lo trovarono aperto e vuoto. Anche noi corriamo, presi da tante cose, indaffarati in mille impegni, anche a noi capita di essere trafelati, senza fiato. Purtroppo a noi capita di non avere una meta precisa, giriamo spesso a vuoto, distanti da quel sepolcro vuoto. Ma anche se ci avvicinassimo, dovremmo chinarci, abbassarci, insieme a Pietro a Giovanni: si avvicinarono e si chinarono per entrare nel sepolcro. Il mistero della Pasqua esige non solo la corsa ma anche l’abbassamento. Per essere illuminati dalla luce pasquale, per comprendere la glorificazione di Gesù, bisogna chinarsi, abbassarsi, lasciare da parte ogni nostra presunzione. Occorre seguire Gesù sulla sua strada e la sua strada è quella dell’amore che si abbassa e si dona. Seguendo Lui, si è trasformati e si vive trasfigurati in una Pasqua quotidiana in cammino verso la Pasqua definitiva, eterna.
Siamo al cuore del mistero della fede cristiana. Gesù, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto uomo e ha dato la sua vita per noi, fino alla morte in croce. Una morte tragica che rivela il suo sì totale al Padre e il Padre l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome. La risurrezione del Cristo è il grande sì di Dio Padre al Figlio obbediente fino alla morte.
Nell’evento della risurrezione riconosciamo la forza dell’amore e del dono: Cristo crocifisso è risorto, è il Signore della vita.
Grazie allo Spirito Santo, che è il dono di Gesù Risorto, anche noi siamo liberati dalla paura e dalla morte e diventiamo testimoni liberi e coraggiosi dell’amore che si dona. Lo Spirito del Risorto ci aiuta a rendere testimonianza nella storia quotidiana della luce e della forza della risurrezione, testimonianza che si esprime nella vitalità, nell’entusiasmo, nel senso di positività di una vita che non si scoraggia di fronte alle oscurità e alle sofferenze.
Questa testimonianza dell’alba nuova e radiosa della Pasqua di risurrezione è attestata da duemila anni da tanti uomini e da tante donne che, con grande coraggio, hanno tenuto vivo l’inaudito annuncio, la bella notizia, sempre sorprendente e sconvolgente. Anche a costo della loro stessa vita, anche a costo di essere derisi, ieri e oggi, in ogni parte del mondo. La morte di Gesù è reale ed è reale anche la forza della risurrezione, come testimoniano gli apostoli. La loro esperienza di Cristo risorto li ha trasformati. Durante la sua passione, essi manifestano tutta la loro paura, abbandonano Gesù e fuggono. Poi si arrendono all’inaudita realtà: quel Gesù che è morto sulla croce è risorto, è il Signore. Questa testimonianza vale anche per tutti i discepoli che, nel corso dei secoli, hanno avuto la fede in Gesù Cristo e hanno vissuto camminando sulla strada dell’amore.
Pensiamo alla nostra piacentina, suor Leonella Sgorbati: l’amore verso il Crocifisso-Risorto, che “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita” (2Tim 1,10), la porta a esclamare “perdono, perdono, perdono” nei confronti di chi, in Somalia, l’aveva ferita a morte. Sono le ultime parole che lei ha pronunciato prima di morire. Anche per lei, che sarà proclamata beata nella nostra Cattedrale, l’ultima parola non è la morte ma è la vita, non è l’odio ma l’amore e il perdono.
La Pasqua di risurrezione di Gesù diventa la nostra Pasqua se apriamo il cuore e la mente per accogliere la straordinaria forza dell’amore. Cristo risorge in noi per donarci la vita nuova, per vincere la nostra chiusura, per donarci il coraggio di lottare contro il male che è dentro e fuori di noi. Certamente è densa l’oscurità sulle strade del mondo, certamente il male ha molta forza. Ma la vittoria di Cristo è decisiva. Da quel sepolcro vuoto sgorga la notizia che cambia la storia del mondo. Cristo è risorto e la speranza ha un nome, quello di Cristo crocifisso e risorto. Questa speranza fondata sul Risorto è una forza che si cala nella storia ed entra nelle nostre fatiche per portare luce, dinamismo, vita.
Nell’attesa della Pasqua definitiva, viviamo la Pasqua del nostro oggi in mezzo alle difficoltà e le prove della vita, con la forza di amore del Risorto nella logica nuova della carità. Domandiamo a Gesù risorto, che trasforma la morte in vita, di mutare l’odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace. Cristo è la nostra pace e attraverso di Lui imploriamo pace per il mondo intero. Buona Pasqua.

† Gianni Ambrosio,
vescovo di Piacenza-Bobbio

Auguri pubbblicati sul quotidiano Libertà per Pasqua 2018 (01 aprile 2018)

Rivolgo il mio augurio di Buona Pasqua partendo da un’affermazione di uno scrittore: “abbiamo dimenticato la Pasqua, sono rimaste le croci. E le colpe sono sempre degli altri”. L’affermazione è certamente secca, ci costringe a riflettere. Esprime infatti la nostra situazione e, soprattutto, può aiutarci a ricuperare il contenuto dell’augurio cristiano della Pasqua di risurrezione.
Siamo figli di una società senza memoria, dove tutta l’attenzione è data al presente, dimenticando il passato e non pensando al futuro. Se a questo aggiungiamo il fatto che tutto deve ruotare attorno al nostro io, allora dobbiamo riconoscere che non siamo solo figli, ma anche un po’ padri della ‘società liquida’ o della ‘gratificazione immediata’. Nelle nostre scelte ci affidiamo a riferimenti mutevoli, precari, effimeri: all’insegna del ‘piace o non piace’. L’orizzonte limitato al proprio io e al momento presente è la nostra malattia. E quando le aspettative non trovano risposte adeguate, gli indici vanno in rosso, anche la fiducia viene meno, a livello personale e collettivo: non resta che l’insoddisfazione e l’irritazione. Restano le croci, appunto. E, naturalmente, le colpe sono sempre degli altri. Rischia di essere questa la nostra vita, chiusa in se stessa come in una gabbia.
Possiamo però lasciarci sorprendere e aprire il cuore. E possiamo anche ricuperare un po’ di memoria, perché ricorda colui che ama, chi invece non ama dimentica. Lasciamoci stupire da colui che, per amore, ha dato la sua vita e si è lasciato crocifiggere. Perché là sulla croce si rivela il mistero dell’amore di Dio. Un mistero già annunciato dal profeta Isaia che affermava, parlando in nome di Dio: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”. Dio non si dimentica mai di noi. Il Padre non ha dimenticato il suo Figlio che, sulla croce, ha offerto se stesso per la nostra vita e la nostra salvezza, prendendo su di sé i nostri peccati e scendendo nell’abisso della morte. Ma la morte non ha vinto: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto”: Gesù non va cercato tra i morti perché è il Vivente. La sua risurrezione apre la strada per rinascere a una vita nuova: è il dono offerto a tutti. Anche questo dono fa sempre parte dello stesso mistero di amore, di vita, di fiducia viene manifestato dalle braccia spalancate del crocifisso e dal suo cuore trafitto.
Auguro che la Pasqua di risurrezione di Cristo irrompa nel nostro piccolo mondo in cui ci siamo rinchiusi. Se ci lasciamo sorprendere dall’amore, la luce della Pasqua illumini la nostra vita. Illumina anche le croci, le nostre croci e quelle di tanti uomini e donne. Certo, immediatamente le croci non sono eliminate, la morte non è cancellata, le inquietudini personali e sociali continuano. Ma Gesù, il crocifisso che è risorto, non conserva per sé la sua risurrezione, ma la dona a tutti coloro che aprono il loro cuore: dalla sua morte e risurrezione si sprigiona una forza che rinnova e trasforma la vita. Perché, grazie a lui, anche noi siamo figli di Dio: questo è il più grande dono che riceviamo dal mistero pasquale di Gesù. E Dio ci tratta sempre da figli, ci comprende, ci perdona, ci abbraccia, ci ama. Questo ci assicura la capacità di amare e chi vive nell’amore non è mai abbandonato ma è incamminato verso la pienezza della vita.
Auguro che la Pasqua infonda in noi a speranza. Una speranza forte, sicura, solida, basata sulla fede nella risurrezione. La vita, che Dio ci ha donato, si apre all’eternità. Perché è fondata su Dio, che è sempre fedele: non dimentichiamo che Dio sempre è fedele.
Auguro che ci sia aiuti ad aprirci a vivere la Pasqua con parole e gesti che rigenerano la vita. Per rafforzare la memoria è un ottimo allenamento rendere testimonianza della risurrezione nella quotidianità, con la nostra attenzione all’altro, con l’apprezzamento per le cose buone e belle della vita, con l’entusiasmo. Il senso di positività di una vita che si non scoraggia di fronte alle oscurità e alle sofferenze è di grande aiuto per noi e per tutti.
Auguro infine di non dimenticare la nostra storia. Questa testimonianza dell’alba nuova e radiosa della Pasqua di risurrezione, pur nelle tante oscurità della storia, è attestata da duemila anni da tanti uomini e da tante donne che, con grande coraggio, hanno tenuto vivo l’inaudito annuncio, la bella notizia, sempre sorprendente e sconvolgente. A tutti auguro di cuore Buona Pasqua.
+ Gianni Ambrosio