PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Giovedì Santo Messa del Crisma

Cattedrale


Carissimi presbiteri e diaconi, carissimi fedeli
1. L’azione liturgica nella Messa del Crisma ha al suo centro gli oli santi, consacrati dal Vescovo in cattedrale. Dalla Chiesa madre questi oli per i sacramenti saranno portati nelle parrocchie conservati nelle diverse comunità per tutto l’anno liturgico. La liturgia esprime così l’unità della Chiesa radunata con il suo Vescovo attorno all’altare del Signore, il “pastore e custode delle nostre anime”, come lo chiama san Pietro. I santi oli esprimono anche la nostra intima comunione con il Signore Gesù. Egli è l’unto, consacrato con l’unzione per svolgere la missione di sacerdote, profeta, re. E noi tutti – popolo del Signore – siamo partecipi della sua unzione: “In Cristo, ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo” (2Cor 1,21-22); “Quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi” (1Gv. 2,27).
L’olio benedetto è per tutti il segno sacramentale della bontà di Dio che si esprime nel linguaggio della creazione e si dona nei sacramenti della vita cristiana. Ma in questo popolo Dio ha scelto alcuni suoi figli “per donare loro la dignità del presbiterato”. Il segno sacramentale dell’olio è donato ai vescovi, sacerdoti e diaconi perché siano al servizio del popolo di Dio, partecipi del sacerdozio di Cristo. Ricordiamo, confratelli, la preghiera consacratoria della nostra ordinazione sacerdotale. Attraverso la voce del Vescovo, tutta la Chiesa rivolge al Padre questa supplica: “Dona, Padre onnipotente, a questi tuoi figli la dignità del presbiterato. Rinnova in loro l’effusione del tuo spirito di santità; adempiano fedelmente, o Signore, il ministero del secondo grado sacerdotale da te ricevuto e con il loro esempio guidino tutti a un’integra condotta di vita”. Questa é la grazia che abbiamo ricevuto, è il dono di Dio che giunge a noi attraverso la supplica della Chiesa. Il nostro ministero sacerdotale sia vissuto in una dimensione oblativa di mente e di cuore, per la causa del Regno di Dio. Sia guidato dall’impegno di ciascuno e di tutto il presbiterio per corrispondere allo “spirito di santità”, sia sostenuto con l’olio che è anche simbolo di fortezza per vivere quella ascesi cristiana – “integra condotta di vita” - che permette a ogni prete di poter affermare con gioia: “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
2. Cari confratelli, questo sera celebreremo la Messa in Coena Domini con cui iniziamo la celebrazione dei misteri santi della nostra redenzione. Nel cenacolo Gesù dona alla sua Chiesa tre doni straordinari: il sacramento dell’Eucaristia, il sacerdozio ministeriale, il comandamento dell’amore; sono doni che si richiamano a vicenda. Sempre nel cenacolo Gesù ha pregato per i suoi discepoli riuniti intorno a Lui e per tutti noi, perché il suo sguardo era rivolto alla comunità dei discepoli di tutti i secoli. Egli ha pregato anche per noi, egli ha presentato e presenta ciascuno di noi al Padre. Per i Dodici e per noi ha rivolto al Padre questa invocazione: “Consacrali nella verità. La tua parola è verità”. Il Signore Gesù invoca la consacrazione nella verità per noi, mandati nel mondo come egli è stato mandato dal Padre. Invoca la nostra santificazione per continuare la sua santa missione. La sua preghiera ci sostenga e ci incoraggi nel nostro ministero di “veri sacerdoti del Nuovo Testamento (…) che esercitano (...) l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello Spirito li portano al Padre” (Lumen gentium, 28).
3. Con il santo crisma e con gli altri oli benedetti per l’unzione, il Signore ci raggiunge nella nostra umanità per aprirla alla grazia della salvezza.
Il simbolismo dell’olio consacrato richiama in noi l’orto degli ulivi ove Gesù, fra quegli ulivi, ha accettato interiormente la sua passione e morte. Il senso ultimo del sacerdozio di Cristo è quello mettere la propria vita al servizio del Padre per la salvezza dei fratelli. Ma questo è il senso ultimo anche del sacerdozio del Nuovo Testamento: ogni sacerdote è unito a Cristo nella stessa missione, è coinvolto nel suo amore, è chiamato a donare la propria vita. Senza questo amore, la nostra vita resta sterile, come resta sterile l’attività pastorale, perché sarebbe solo attività ma non ‘ministero’, cioè servizio di amore verso Dio e di dedizione piena di amore verso il prossimo.   
4. Accogliamo l’immagine emblematica della lavanda dei piedi: il Signore si fa servo e ci coinvolge nel suo servizio chiamandoci ad amare “sino alla fine”.
Abbiamo bisogno di lasciarci lavare i piedi, riconoscendo che solo Dio ci dona la capacità di amare e di servire. È la grazia che accogliamo soprattutto nella santa Eucaristia: riceviamo Gesù nell’espressione massima del suo amore, quando Egli offre se stesso al Padre per la nostra salvezza.
Abbiamo bisogno di lasciarci lavare i piedi, riconoscendo la necessità di una radicale purificazione dai nostri peccati, dalla nostra mondanità, dalla nostra incredulità. Gesù si fa carico della nostra miseria e della nostra sporcizia: questo gesto di Gesù sia per tutti motivo di consolazione e di forza per riprendere il cammino.  
Sull’esempio di Gesù, siamo invitati a lavare i piedi ai fratelli, a curare le loro piaghe, ad asciugare le loro lacrime, ad amare fino al dono di noi stessi, percorrendo la strada nella quale Egli ha voluto coinvolgere i discepoli e tutti quelli che crederanno in lui.
Nel giorno dell’ordinazione abbiamo messo le nostri mani nelle mani del Vescovo. Idealmente le rimettiamo nelle mani del Vescovo e, attraverso di lui, nelle mani del Signore Gesù per riconsegnare la nostra vita a Lui, Buon Pastore e alla sua Chiesa.
5. Cari presbiteri e diaconi, desidero ringraziarvi ancora una volta per il vostro impegno e la vostra dedizione. Desidero anche ringraziarvi per le vostre preghiere e il vostro affetto, in particolare in occasione dei dieci anni di episcopato e dei cinquant’anni di presbiterato. Pregherò ancora di più per voi e per questa nostra amata Chiesa, nostra Madre. I nostri occhi siano sempre illuminati dalla luce della Pasqua di risurrezione del Signore Gesù, nostro Salvatore. I nostri cuori siano sempre pronti a cantare l’alleluia, anche nelle difficoltà. Rendiamo grazie a Cristo che rende il vero e gradito culto a Dio, dopo aver portato “i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia” (1Pt 2,24). Amen.



29/03/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO