PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 6ª Domenica del tempo ordinario. Dedicazione dell’altare e 10 anniversario di ordinazione episcopale.

Cattedrale


Lv 13,1-2.45-46; 1Pt 2,4-9; Mc 1,40-45

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. È fortuita la coincidenza tra la dedicazione del nuovo altare e il decimo anniversario della mia ordinazione episcopale avvenuta in questa maestosa Cattedrale. Ma la coincidenza è felice e l’ho accolta come un segno del Signore che, nella sua provvidenza, è sempre all’opera nelle vicende della storia. Così l’odierna celebrazione diventa più gioiosa e soprattutto più autentica. La dedicazione dell’altare, su cui si celebra il memoriale della Pasqua del Signore, ci ricorda la centralità di Cristo: l’altare è il segno di Cristo, che è “altare, vittima e sacerdote”. Sull’altare che ci accingiamo a consacrare, si compie e si svela il mistero dell’amore di Dio. Guardando e venerando l’altare, noi contempliamo Gesù Cristo nei due fondamentali aspetti del suo mistero: l’Incarnazione e la Redenzione. Il Figlio amato dal Padre è venuto a condividere la nostra umanità per donare a noi, fino al sacrificio della croce, la sua vita.  
L’altare, segno di Cristo, è anche epifania del nostro mistero. È la mensa di tutti noi che siamo il popolo di Dio, chiamato a rendere grazie, a nutrirsi, a vivere la comunione. Sull’altare, noi diventiamo una cosa sola con il Signore Gesù, figli nel Figlio, trasformati dal suo amore che ci fa uscire da noi stessi e ci unisce a Lui.  
 
2. Forse nessuno come sant’Agostino ha saputo esprimere la bellezza di questo unico mistero che, sull’altare, ara sacrificale e mensa del banchetto, unisce insieme – autentica communio – Dio e l’umanità, Cristo e la sua Chiesa e, in particolare, Cristo, che è il “Pastore delle anime” (cf. 1 Pt 2,25), e i suoi pastori che hanno la missione di insegnare, santificare e guidare il popolo santo di Dio.
Ascoltiamo sant’Agostino: “Se voi, dunque, siete il corpo di Cristo e le sue membra, sulla mensa del Signore viene posto il vostro mistero: il vostro mistero voi ricevete. A ciò che voi siete, voi rispondete: “Amen” e, rispondendo, lo sottoscrivete. Odi infatti: “Il corpo di Cristo” e rispondi: “Amen”. Sii veramente corpo di Cristo, perché l’Amen (che pronunci) sia vero!” (Discorsi, 272).  
In un altro sermone, Agostino mette in luce la comunione e l’energia spirituale che unisce coloro che partecipano allo stesso sacrificio e si nutrono dell’unico Pane spezzato per la salvezza del mondo: “Siete qui sulla mensa, siete qui nel calice. Tutto questo lo siete insieme con noi. Insieme infatti ne prendiamo, insieme ne beviamo, perché insieme viviamo” (Discorsi, 229).
Ammiriamo la bellezza e gustiamo la verità di questo mistero di Cristo e di noi stessi. Sull’altare celebriamo l’impensabile prossimità di Dio che, in Gesù Cristo, Figlio eterno e primogenito di ogni creatura, ci raggiunge con la sua grazia. Sulla mensa del Signore, siamo resi partecipi dell’amore di Dio e viviamo la comunione nell’unico sacrificio di Cristo. Così la Chiesa, animata dallo Spirito Santo, confessa e testimonia la sua fedeltà al Suo Signore.    
3. Cari fratelli e sorelle, ho in mente, come fotogrammi in successione, i vari momenti della celebrazione della mia ordinazione episcopale, caratterizzati da segni carichi di significato e da parole gravide di contenuto. Con la grazia dello Spirito, quei segni e quelle parole attuano una vera trasformazione sacramentale. Ho pure in mente i molti passi che hanno scandito questi dieci anni di ministero episcopale, cioè di servizio al Vangelo di Gesù Cristo. Oggi desidero, insieme a tutti voi, deporre tutto sull’altare del Signore. Con questa profonda convinzione: l’imperscrutabile disegno divino altro non è che il suo amore per tutti noi. L’apostolo Pietro lo evidenzia con l’immagine sorprendente delle pietre viventi: Cristo è la pietra viva di questa ‘cattedrale’ di amore, e noi, riuniti attorno all’altare del Signore e animati dal suo Spirito, diventiamo le pietre vive con cui viene edificata la sua casa, la Chiesa. Siamo tutti necessari per l’edificazione di questa casa, nessuno è secondario, nessuno è marginale e nessuno è escluso: tutti formiamo il popolo di Dio che è la Chiesa. Ciascuno di noi, con il suo mattone, con la sua vita cristiana, il suo amore e la sua testimonianza, costruisce la Chiesa vivente.
4. Deponiamo sull’altare noi stessi: lì anche noi veniamo toccati dall’amore di Cristo, come è avvenuto per il lebbroso che ha confidato nel Signore e invocato la sua guarigione. Deponiamo sull’altare le nostre sofferenze, il male che è in noi e attorno a noi, i nostri peccati, le nostre chiusure. Ciò che il Vangelo ci racconta, si compie oggi nella nostra vita. Risuona per tutti noi la parola di grazia che Gesù rivolge al lebbroso: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio, sii purificato!”. A quest’altare, sul quale tra poco si rinnova il sacrificio del Signore, accostiamoci con il cuore disposto ad accogliere l’amore di Cristo e a diffondere questo suo amore con la nostra vita. Da questo altare rinasca in noi il desiderio di raccontare agli altri il bene che Gesù continua a farci: è questa testimonianza che rende gioiosa la Buona Novella di Dio che Gesù ci annuncia.
5. Desidero concludere con un sola parola, con il verbo greco: ¿¿¿a¿¿st¿, Eucharistò, rendo grazie. Sì, rendiamo grazie a Dio per la santa Eucaristia che ci conduce al cuore della salvezza di Dio: “ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato, viene celebrato sull’altare, si effettua l’opera della nostra redenzione (Lumen Gentium, 3). Rendiamo grazie e facciamo festa insieme, come in una famiglia in cui la celebrazione di un anniversario non è mai motivo di gioia per un solo membro, ma è la festa di tutti e per tutti. Il Vescovo non raduna il popolo attorno a sé, alla propria persona e ancor meno alle proprie idee, ma intorno a Cristo, perché il Vescovo è servitore del Vangelo con la grazia dello Spirito Santo. 
Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria in questa festa della Madonna di Lourdes in cui si celebra la giornata del malato, e che qui, in Cattedrale, veneriamo come Madonna del Popolo. Con Lei, invochiamo i nostri santi patroni e i santi e i beati di questa Chiesa. Ci ottengano di poter scrivere in questo nostro tempo un’altra pagina di vita buona, di santità quotidiana e popolare, che si aggiunga alle molte e belle pagine che hanno segnato nel corso dei secoli la vita della nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio. Amen.
 



11/02/2018 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO