PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia per la festa di sant’Antonino



Carissimi fratelli, carissime sorelle
 
1. È motivo di gioia e di speranza celebrare la festa del patrono della città e della diocesi, una celebrazione unica nel corso dell’anno, che raduna insieme, qui nella Basilica dedicata al patrono, tutta la nostra comunità. A ciascuno di voi rivolgo il mio saluto e in particolare desidero significare alle autorità civili e militari la mia gratitudine per il servizio che svolgono nei diversi ambiti. In modo speciale saluto e ringrazio l’avvocato Patrizia Barbieri, da pochi giorni nuovo sindaco della città di Piacenza.
 
2. Siamo davanti all’altare del Signore Gesù e sotto l’altare si trovano le reliquie di sant’Antonino che ha professato la fede nel Signore fino al martirio. Abbiamo ascoltato la Parola di Dio, un ascolto non solo esterno ma interiore, perché la nostra vita ha bisogno della luce della Parola di Dio. Siamo qui perché, nel corso dei secoli, questa comunità ha riconosciuto in Antonino un luminoso esempio di fede, di coraggio e di libertà. Egli è stato un punto fermo di riferimento attorno al quale ravvivare lo spirito di fraternità che sta alla base della vita di una comunità, la nostra comunità. Ma anche oggi egli è esempio e guida se noi, oltre a farne memoria, ci lasciamo interpellare da Lui, dalla sua vita. La celebrazione cristiana non è un viaggio nel passato, quanto piuttosto la gioiosa riscoperta della memoria vivente di quell’evento che è la vita, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Questa memoria viva di Cristo ci aiuta ad accogliere la vita del patrono nella sua portata per il nostro presente, dentro alle nostre sfide di oggi.  
 
3. Vorrei in particolare soffermarmi sul fatto che Antonino è un giovane, come tramanda una lunga tradizione. È un giovane che è rimasto fedele al Signore professando la fede senza compromessi, fino al martirio. Non è un eroe, non è un vincente per il potere o il danaro o il consenso. Subisce la violenza per restare fedele al Signore Gesù che non fuggì dalla sua missione, non salvò se stesso, ma donò la sua vita per noi: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13).  
Mi ha sempre meravigliato il fatto che la nostra comunità abbia scelto un giovane come suo patrono. Tra le varie risposte possibili, oggi vorrei suggerire questa: forse questa comunità voleva che i giovani fossero al centro della sua vita, desiderava che la causa dei giovani fosse sempre presente nella vita della comunità. Perché, se al centro vi sono i giovani, allora cambia la nostra prospettiva: non si pensa più solo al presente, all’oggi, ma si guarda avanti e si guarda verso l’alto.
 
4. Così ha fatto sant’Antonino: ha guardato avanti e verso l’alto, come suggeriscono le letture che la liturgia ha scelto per la sua festa. Le parole dell’Apocalisse, che dovremmo ascoltare più spesso, ci invitano a guardare in alto: “udii una voce potente nel cielo che diceva: ora si è compiuta la salvezza”. Ecco la vittoria di chi non ha adorato un idolo, l’imperatore di turno o altro: nel cielo si è compiuta la sua salvezza, il dono della vita nella sua pienezza dopo aver vissuto la vita terrena nell’amore a Dio e ai fratelli, nella libertà e nella fedeltà.  
Gesù nel Vangelo ricorda che “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo (...); chi ama la propria vita, la perderà”. Sono parole esigenti, ma sono vere e liberanti, che non riguardano solo il chicco di grano ma la nostra vita. Se il nostro sguardo è rivolto solo al nostro personale interesse, restiamo chiusi nel nostro ‘io’ che ci rende schiavi. Se il nostro orizzonte si limita all’oggi, allora restiamo schiacciati dal peso del presente. Il giovane Antonino ha accolto queste verità come dono di Cristo, ha seguito Gesù che ci svela la logica dell’amore di Dio e ci rende consapevoli della nostra vera identità di figli del Padre e di fratelli tra noi. Questo è il messaggio grande e alto del nostro patrono.
 
5. Cari fratelli e sorelle, questo messaggio ha segnato la storia della nostra comunità. Nella nostra città non mancano le risorse di cuore e di intelligenza. Vi sono molti giovani che studiano e si impegnano, come pure ci sono genitori e educatori che si dedicano ai figli e ai giovani. Vi è il vasto e fiorente campo del volontariato. Potremmo continuare per smentire chi ritiene che Piacenza, pur anziana, non sia una città per giovani.
Tuttavia è bene chiederci se viviamo questo tempo di sfide mettendo i giovani al centro, cioè ragionando a partire da loro, pensando se le scelte di oggi sono a favore dei giovani e del loro futuro. Chiediamoci anche se i nostri comportamenti quotidiani – di noi adulti – aiutano i nostri giovani a crescere nell’onestà, nella coerenza, nel rispetto, nel gusto del bello, nella libertà autentica, nella stima del bene comune. Chiediamoci se favoriamo la crescita della coscienza – non solo individuale, ma anche sociale – con i nostri comportamenti guidati da valori che dicono ciò che è bene e ciò che è male e che fanno comprendere ciò che svilisce e intristisce la vita oppure la favorisce e la fa crescere per portare frutti.  
6. Questo invito a porre al centro i giovani per guardare aventi e verso l’alto proviene dalla festa del patrono che celebriamo. Sarebbe bello lavorare di più insieme per dare vita a un “progetto giovani” nel nome di sant’Antonino. Ma l’invito a porre al centro i giovani e affrontare insieme la sfida del futuro proviene anche dal vivo desiderio di Papa Francesco che ha voluto un Sinodo per e con i giovani per “interrogarci su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza”. Chiediamo l’intercessione del nostro patrono perché, lavorando insieme, possiamo rendere nuovo quel patto di fiducia e di speranza che sta alla base dei valori e dei comportamenti, della dedizione e della generosità che, nel corso dei secoli, hanno edificato la nostra città. Amen.  
 



04/07/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO