PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità del Sacro Cuore

Seminario urbano


Dt 7, 6-11; Sal 102; 1 Gv 4,7-16; Mt 11,25-30

Carissimi confratelli presbiteri e diaconi
 1. Nella liturgia della Solennità del Sacro Cuore di Gesù lodiamo e celebriamo il Padre, Signore del cielo e della terra, pieno di amore e di tenerezza. Egli si è donato a noi nel suo Figlio, l’Agnello immolato nella vigilia di quel giorno solenne, il sabato: il Figlio di Dio ha il costato aperto e dal suo Cuore trafitto sgorgano sangue ed acqua.
Quel colpo di lancia inferto a colui che era sulla croce appare inutile, perché il dramma era già consumato. Ma quel colpo di lancia che produce la grande ferita diventa la rivelazione del dono totale della vita di Gesù, della consegna piena di sé e della propria vita, usque ad mortem. Il gesto di quel soldato diventa, nel misterioso piano di Dio, una grande rivelazione e una stupenda profezia, perché da quel Cuore trafitto dalla lancia sgorga la luce che illumina le impenetrabili ricchezze di Cristo. 
2. I fratelli dell’Oriente cristiano – ricordiamoli spesso con la preghiera questi nostri fratelli che vivono una drammatica sofferenza – ci insegnano che nelle icone la luce proviene dall’interno, non dall’esterno; emerge dallo sfondo dorato dell’icona che simboleggia la vita divina che viene partecipata agli uomini. Il Cuore trafitto del Signore Gesù è la luce che irradia il mistero nascosto da secoli in Dio, è la rivelazione dell’amore della vita intima di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Ma non siamo solo spettatori di questo amore infinito. Siamo anche coinvolti in questo mistero, siamo partecipi di questa luce di amore che proviene dal Cuore trafitto e che si diffonde fino alla fine dei secoli perché tutti possiamo diventare “ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,19). Tutti noi beneficiamo della luce e della grazia che proviene questo Cuore trafitto, tutti noi viviamo grazie all’amore di questo Cuore aperto: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La via dell’amore che Gesù ha percorso è la via della vita nuova che è offerta a tutti noi. 
3. “L’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio (...). In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui”: le dense parole di san Giovanni ci invitano a rendere grazie all’amore di Dio e a vivere in noi e tra noi la grazia di questo mistero di amore e di vita. Anche quando non comprendiamo e non vediamo, grazie alla fede sappiamo che l’amore di Dio è vivo e operante. Perché Dio è amore, perché Dio ci ha amato per primo, è sempre prima di noi, è sempre avanti a noi e sempre ci attende.
Fermiamoci e contempliamo il cuore di Cristo per entrare nella logica nuova del dono, la logica misteriosa e potente della vita. La logica dell’amore passa attraverso la croce. Quando amiamo o siamo amati, la vita diventa piena di gioia, di consolazioni, di speranza. Ma amare vuol dire generare vita nuova attraverso le doglie del parto, vuol dire imparare a non restituire male per male, a non insultare quando siamo insultati, a non rifiutare quando ci rifiutano. Non è facile, ma l’amore è questo. Ancora una volta lasciamoci stupire dall’amore di Gesù che ci svela il cuore di Dio, lasciamoci rallegrare dalla gioia di saperci amati, lasciamoci condurre sulla strada dell’amore e della vita, presi per mano come una madre prende per mano il suo figlio, il frutto del suo grembo.
Carissimi fratelli nel sacerdozio e nel diaconato, l’unico atto col quale un uomo può corrispondere a Dio che si rivela e si dona è quello della nostra disponibilità illimitata ad accoglierlo. Invochiamo questa grazia della disponibilità senza riserve contemplando il Crocifisso Risorto che si è donato e si dona senza limiti e in modo totalmente gratuito. Amen.
 
 



08/06/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO