PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 2ª Domenica di Pasqua.

Festa della Madonna del Popolo, Cattedrale


Letture: Atti 2, 42-47; 1Pietro 1, 3-9; Giovanni 20, 19-31
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. Rallegriamoci ed esultiamo: Dio ci ha rivelato e donato il suo amore misericordioso nel Signore Gesù, morto e risorto. “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva (...). Perciò siate ricolmi di gioia”. Con i sentimenti di lode, di gratitudine e di letizia dell’apostolo Pietro, viviamo la grazia pasquale della nuova vita in Cristo e nella Chiesa.
Il Vangelo di Giovanni ci rivela le due apparizioni di Gesù Risorto ai discepoli. “La sera di quel giorno, il primo della settimana”, i discepoli, pieni di paura, erano riuniti nel cenacolo. Il Risorto appare loro e li saluta dicendo “Pace a voi”. Sono le prime parole che Gesù rivolge ai discepoli ritrovati dopo i tradimenti e gli abbandoni nelle drammatiche ore della sua passione e morte. Non una parola di rimprovero o di condanna, ma un saluto e un augurio, anzi un dono, il dono di sé, della sua presenza, della sua riconciliazione. Perché, come dirà l’apostolo Paolo nella lettera agli Efesini, Cristo “è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro della separazione” (Ef 2,13-14). Gesù mostra i segni della passione ancora impressi sul suo corpo: egli è Gesù di Nazareth, il Signore, il crocifisso che è risorto. Inoltre Gesù, con il segno del soffio, dona la forza dello Spirito Santo perché i discepoli possano continuare la sua stessa missione di amore, di misericordia, di pace e di perdono: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”.
2. L’apostolo Tommaso non era con gli altri discepoli nel cenacolo e non aveva accolto il loro annuncio gioioso di aver visto il Risorto. Non esita a manifestare la sua sfiducia nella loro testimonianza, decidendo di restare rinchiuso in se stesso, nel suo ‘io’: “Se non vedo (...) e non metto il mio dito nel segno dei chiodi (...), io non credo”. Ma “otto giorni dopo i discepoli erano ancora in casa e c’era con loro anche Tommaso”. Gesù appare ancora, torna a presentarsi in mezzo ai suoi rivolgendosi subito a Tommaso e invitandolo a toccare le sue ferite. Gesù viene incontro anche a lui, alla sua paura, alla sua diffidenza e incredulità. Poco alla volta, attraverso i segni della passione, Tommaso può arrivare alla fede pasquale, cioè alla fede nella risurrezione di Gesù. Le parole che gli sgorgano dal cuore sono la sua professione di fede: “Mio Signore e mio Dio”.
3. Fratelli e sorelle, sia data anche a noi la luce della fede pasquale che illumina il cammino della nostra vita che comporta fatiche e oscurità, come anche l’apostolo Pietro ricorda nella seconda lettura. Il Signore risorto è la fonte della nostra vita nuova, la vita dei figli di Dio. Radunati attorno alla sua mensa nel “primo giorno della settimana”, nella domenica che è il giorno del Signore risorto, facciamo memoria della sua Pasqua che diventa la nostra Pasqua. Come ci ricorda la prima lettura tratta dal libro degli Atti degli apostoli, accogliamo con fiducia l’insegnamento degli apostoli e dei loro successori e riconosciamo nella “frazione del pane” il dono grande che ci fa incontrare Cristo nel suo corpo spezzato e nel suo sangue versato. Proseguiamo la missione di Gesù con gesti e opere di misericordia, di riconciliazione e di pace: sono segni che rendono visibile la risurrezione di Gesù e illuminano il cammino degli uomini.
4. Oggi è la domenica dedicata alla Divina Misericordia, voluta da san Giovanni Paolo II per aiutare tutti a renderci conto dell’amore misericordioso di Dio: ogni persona ha bisogno di sentirsi toccato da questo amore. Per questo ci rivolgiamo con fiducia alla Vergine Maria nella festa della Madonna del Popolo. Con la sua protezione materna, la Madonna del Popolo ci renda disponibili ad accogliere la Divina Misericordia. Con la sua benedizione materna, ci renda capaci di vivere la nostra vita come vita pasquale, illuminata da Cristo risorto.
Affidiamo alla Madonna del Popolo la nostra Chiesa, le nostre famiglie e comunità, la città di Piacenza. In particolare, affidiamo a Lei la Casa della Carità, presente dal 1998 in mezzo a noi come segno luminoso della fede pasquale vissuta nella comunione, nella preghiera, nella carità. Il sacerdote che ha dato vita alle Case della Carità, don Mario Prandi, ha scritto: “la Casa sia un prolungamento della Mensa della Parola e della Mensa Eucaristica nella Mensa dei Poveri. I quali sono per noi una nuova presenza del Signore”. Questa consegna sia sempre nel vostro cuore, care sorelle carmelitane, e sia nel cuore degli amici ospiti e di tutti coloro che condividono il vostro servizio a Dio e ai fratelli. Amen. 
 
 



23/04/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO