PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 5ª domenica di Quaresima

Cattedrale, Conferimento ministero del Lettorato


Letture Ez 37, 12-14; Rom 8, 8-11; Gv 11, 1-45
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Siamo all’ultima domenica prima della Settimana Santa e il Vangelo ci presenta l’ultimo ‘segno’ miracoloso del ministero pubblico di Gesù: l’amico Lazzaro viene richiamato alla vita. Questo grande ‘segno’, che anticipa la resurrezione di Gesù, illumina il nostro cammino quaresimale: Gesù è “il Signore della vita”. Come Lazzaro, anche noi siamo rinati a vita nuova: il nostro battesimo ci rende partecipi della risurrezione di Cristo.
 2. Nell’esperienza e nelle parole di Marta e di Maria, le sorelle di Lazzaro, riconosciamo le nostre esperienze e i nostri pensieri di fronte alle malattie e soprattutto dinanzi alla morte di una persona cara. È l’esperienza di smarrimento e di dolore, sono pensieri e parole di tristezza e, a volte, senza speranza. Attorno alla tomba di Lazzaro, vi è il pianto di chi soffre per la perdita del fratello o dell’amico.
Notiamo innanzi tutto l’atteggiamento di Gesù che condivide il dolore di quelle persone. Anche Gesù è scosso dalla morte di Lazzaro, anche in lui vi è sofferenza, anche sul suo volto scorrono le lacrime. “Si commosse profondamente”, fu “molto turbato”, “scoppiò in pianto”: sono le parole del racconto evangelico che esprimono tutta la commozione di Gesù. Possiamo scorgere in questo atteggiamento così profondamente umano di Gesù, l’invito a condividere la sofferenza dei nostri fratelli davanti al mistero del dolore, della sofferenza, della morte. Non possiamo essere indifferenti, non possiamo ignorare le lacrime, dobbiamo essere solidali e pieni di compassione. 
Nello stesso tempo, nella profonda commozione di Gesù possiamo vedere il cuore stesso di Dio, perché Gesù è il rivelatore del Padre. Gesù è vicino a chi soffre e, nella condivisione della sofferenza, ci rivela che Dio è vicino a chi soffre, è solidale con le sofferenze di tutti noi che siamo sue creature, suoi figli.   
 3. Gesù non si limita a condividere il dolore e il pianto di Marta e Maria che si erano rivolte a Lui con un filo di speranza, lasciando intendere un desiderio di vita che va oltre la morte: “se tu fossi stato qui”, gli dicono, quasi rimproverandolo. Poi, anche se prevale in loro lo smarrimento, si affidano a Cristo, pur ritenendo ormai tardiva la sua presenza. Ma nel cuore di queste donne, come nel cuore di chi ama, vi è sempre uno spiraglio di luce: la speranza non viene mai a mancare del tutto.
Gesù dice: “Tuo fratello risorgerà. (...) Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Gesù invita a non fermarsi al sepolcro ma a crescere nella fede, affidandosi alla speranza che vince anche la morte. Questa speranza ha un nome, si chiama Gesù: egli “è la risurrezione e la vita”.
Nella fede in Cristo, queste parole non sono solo la promessa di una risurrezione lontana, ma sono anche l’esperienza di una risurrezione che è presente perché siamo già risorti con Cristo, anche se il nostro cammino è ancora segnato dalle oscurità e dalle sofferenze. Certo, noi siamo in attesa del pieno compimento della speranza, ma, come in germe, la luce, il dinamismo e la forza della risurrezione sono già in noi, grazie al santo battesimo, alla parola del Signore, ai sacramenti della Chiesa.
 4. Ascoltiamo la parola forte e autorevole di Gesù: “Togliete la pietra!”, “Lazzaro, vieni fuori!”. È rivolta a noi, a ciascuno di noi, questa parola. Riscopriamo la grazia del battesimo che toglie la pietra del sepolcro e ci rende figli del Padre: uniti a Cristo, morto e risorto, abbiamo la luce che illumina ogni oscurità, abbiamo la forza che ci rende uomini e donne di speranza. Anche se sperimentiamo e condividiamo la sofferenza e il dolore, anche se la nostra condizione umana conosce la morte, vi è sempre con noi Gesù, il Signore della vita. Egli ci incoraggia con la sua parola, ci risolleva e ci accompagna con la sua mano. La gioia del nostro essere radunati alla mensa del Signore per nutrici del pane di vita eterna è già l’anticipo della risurrezione finale, della partecipazione alla mensa eterna.
 5. Un nostro fratello, Floriano, in cammino verso il diaconato permanente, è chiamato al diventare lettore, mettendosi al servizio delle Sacre Scritture da proclamare nell’assemblea, annunciando ciò che Dio vuole comunicare alla sua comunità. Nel proclamare il messaggio di Dio, tu comunichi il Signore stesso con la tua voce, con la tua vita, con la tua fede. Esercita questo ministero di proclamare le Sacre Scritture con quella devozione che conviene a chi è chiamato a servire il Signore e la sua Chiesa e, con la preghiera, insieme a quella della tua famiglia e della fraternità diaconale, invoca la grazia di vivere ciò che proclami.
Cari fratelli e sorelle, portiamo a conclusione il tempo quaresimale ravvivando la nostra fede battesimale e proclamando la nostra speranza in Gesù Cristo, risurrezione e vita. Amen.
 
 



02/04/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO