PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 4ª domenica di Quaresima 2017



Letture: 1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-41

Carissimi fratelli, carissime sorelle  
1. In questa quarta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta Gesù che ridona la vista a un cieco nato. Riacquistando la vista, il cieco può ‘vedere’ Gesù, può aprirsi al mistero di Cristo, luce del mondo. Possiamo immaginare la gioia e la gratitudine di questo cieco i cui occhi si aprirono dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe: finalmente può vedere la realtà, può ammirare la bellezza della natura e conoscere i volti delle persone amate. E, ancor più, può riconoscere nel Signore Gesù il Figlio di Dio, il Salvatore e professare la sua fede dicendo: “Credo, Signore”.    
Anche noi siamo invitati a gioire, a rendere grazie e a professare la fede nel Signore Gesù che si manifesta e si dona a noi come la luce che vince ogni oscurità, ogni tenebra. La luce è associata alla vita, come l’acqua. Ove non c’è luce, regna la tenebra. Cristo è la luce che vince ogni oscurità, entra nelle profondità del male e del peccato e ridona la luce e la vita. 
Esprimiamo la nostra gratitudine per la grazia di credere in Gesù Cristo e per il dono del Battesimo, il primo sacramento della fede. Con il battesimo anche noi ‘veniamo alla luce’, passiamo dalla tenebra alla luce, dal peccato alla grazia di essere figli del Padre. È il sacramento della nostra rinascita: mediante l’acqua e lo Spirito Santo, il battesimo rende nuova la nostra vita, illuminata da Cristo.   
2. La narrazione dell’incontro di Cristo con il cieco è molto vivace e coinvolgente. La sua guarigione ci interpella. Innanzi tutto sono interpellati i catecumeni, che si apprestano a ricevere il battesimo nella notte di Pasqua: come il cieco guarito, sono invitati ad accogliere con gioia la luce di Gesù Cristo. Ma la guarigione interpella tutti noi, anche se già battezzati: siamo spesso rappresentati dal cieco, in quanto camminiamo nel buio e dimentichiamo che Cristo ci libera dal peccato e scaccia ogni oscurità.
Il Signore Gesù, mandato a noi per la nostra salvezza, ci dona la grazia di vedere con gli occhi della fede la nostra vita e la storia umana. Con la sua luce, abbiamo la possibilità di valutare le persone e i fatti della vita con lo stesso sguardo di Dio. Possiamo scorgere “l’opera di Dio” che Gesù è venuto a rivelare e a compiere, l’opera di Dio che è vita, amore e grazia. Il cieco che può vedere e confessa la fede nel Signore è segno di questo amore che si è riversato su di noi e un invito ad aderire in modo personale a Gesù, alla sua parola e ai sacramenti.   
3. Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo stati liberati dall’oscurità e dal peccato: rendiamo grazie a Dio, riconosciamo il Signore Gesù come nostra luce e nostra salvezza e confessiamo la fede dicendo come il cieco guarito: “Credo, Signore”. Nella vicenda del cieco scopriamo la nostra storia, la storia di persone bisognose di luce, di speranza, di salvezza. Il dono di Gesù Risorto, che accogliamo nella fede e mediante i sacramenti pasquali, ci offre una nuova comprensione della realtà. La luce di Cristo ci fa scorgere anche le cose invisibili, ci fa riconoscere il bene che, nel silenzio, viene compiuto da tanti fratelli, ci fa apprezzare i molti segni di vita.
L’apostolo Paolo ci invita a gioire, a rallegrarci di questa grazia: “un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”. E sempre l’apostolo ci dice: “comportatevi perciò come i figli della luce”, e cioè di camminare nella luce sapendo che “il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”. L’illuminazione che abbiamo ricevuto in dono diventi luce di vita per i fratelli e le sorelle, ci renda luminosi della luce di Cristo con i nostri atteggiamenti e i nostri comportamenti, portatori di amore e di speranza. Amen.
 
 



26/03/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO