PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie mons. Antonio Bozzuffi

Piacenza, Cattedrale


Letture: Rm 6,3-9; Gv 7, 41-42

Carissimi presbiteri e diaconi, carissimi fratelli e sorelle
1. Il fratello mons. Antonio Bozzuffi ha concluso il suo pellegrinaggio terreno, un pellegrinaggio lungo, ricco di incontri e di esperienze. Se a volte è stato faticoso il cammino di don Antonio, egli tuttavia non ha mai perso il passo e non ha mai dimenticato la meta, andare incontro al Signore. Con la volontà, la costanza e la forza dell’uomo di montagna, ha guardato avanti senza mai volgersi indietro e senza mai fermarsi. Ma non è sufficiente la tenacia dell’uomo per comprendere la sua fedeltà e la sua determinazione. Occorre mettere al centro della sua vita l’incontro con Cristo: in Lui il fratello Antonio ha trovato tutto, la forza e la perseveranza, la gioia e l’entusiasmo, la contemplazione e il servizio. Questo è il fatto che ha deciso la sua vita di cristiano e di presbitero: la risposta alla sete del suo cuore l’ha trovata in Cristo, a cui ha consegnato la sua vita con il suo ‘sì’ fedele.  
2. Con lo sguardo fisso su Cristo, don Antonio ha potuto “camminare in una vita nuova”, come dice l’apostolo Paolo. È la vita dei discepoli di Cristo, battezzati nella sua morte e risurrezione, è la vita che viviamo insieme nella santa Chiesa che annuncia, testimonia e celebra Gesù Cristo, il Risorto. Don Antonio non ha ceduto alla tentazione di separare ciò che non può essere separato, Cristo e la sua Chiesa. Egli ha amato la Chiesa che è la comunità del Risorto, santificata e sorretta dallo Spirito Santo e guidata dai successori degli Apostoli, dal Santo Padre e dai Vescovi.
 3. “Costui è davvero il profeta! Altri dicevano: Costui è il Cristo! (...). Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato così!”. Il racconto evangelico della liturgia odierna ci invita a lasciarci interpellare dalla questione: chi è il Cristo? Non è una questione astratta o teorica. Incontrare Cristo e amarlo, ascoltarlo, seguirlo, comunicarlo ai fratelli e alle sorelle perché lo conoscano e lo amino: questo mette in gioco la vita. Così è avvenuto per il nostro confratello.
La domanda di Gesù ai discepoli - “Ma voi chi dite che io sia?”-, don Antonio l’ha accolta personalmente e ha risposto seguendo Pietro e gli altri discepoli.
Ha vinto il pregiudizio dei farisei di ieri e di oggi, che, come una catena, ci tiene legati alle nostre convinzioni, al nostro piccolo mondo, al nostro io. Ma vi é anche un male più radicale nel fariseismo di sempre, l’orgogliosa presunzione di sapere, che impedisce di lasciarci sorprendere. I farisei del tempo di Gesù non credono a causa della presunzione di sapere che il Messia non poteva venire dalla Galilea.   
Don Antonio si è lasciato sorprendere dalla grazia che apre la mente, il cuore, l’intera vita. Per grazia ha fatto esperienza di Cristo, ha compreso che solo Cristo dà senso a tutto nella nostra vita, ha riconosciuto che la fede non è un insieme di verità ma è una storia di amore, un avvenimento decisivo. Così ha potuto sviluppare un moto di condivisione della vita dei fratelli in ogni ambiente dell’esistenza umana, da quello scolastico a quello della cultura, da quello del lavoro a quello della responsabilità sociale e politica.
 4. Carissimi fratelli e sorelle, una persona, prima della celebrazione, mi ha detto: don Antonio è stato un padre per me. Possiamo aggiungere: è stato un padre per molti. Siete in molti qui presenti a testimoniare che l’incontro con Cristo ha generato in questo sacerdote una spontanea gratuità di donare la gioia del Vangelo insieme alla generosità del suo cuore.  
Ringraziamo Dio per il dono di questo nostro fratello sacerdote. La sua passione educativa non è mai venuta meno, come non è venuto meno il suo slancio missionario che ha saputo imprimere nella nostra Chiesa piacentina. Ha vissuto la carità in modo continuo e discreto. È stata intensa e fedele la sua preghiera, fino all’ultimo periodo, quando sembrava che non volesse essere disturbato nel suo continuo ed intimo colloquio con il Signore. Sono i tanti segni che dicono il suo profondo desiderio di amare Cristo e di farlo amare.
Mentre lo affidiamo alla misericordia del Signore, non possiamo dimenticare due compagni del suo pellegrinaggio: il vescovo Manfredini che lo volle suo vicario generale e il servo di Dio don Luigi Giussani, cui è stato sempre profondamente legato. Chi ha conosciuto don Antonio da vicino, sa quanto il vescovo Manfredini e don Giussani abbiano influito sul suo cammino spirituale e ecclesiale e sa anche quanto egli abbia potuto offrire loro con la sua fedeltà e con la sua testimonianza.   
Oggi noi possiamo dire che nel pellegrinaggio di don Antonio scorgiamo la bellezza di quelle parole che il cardinale Ratzinger pronunciò durante l’omelia per le esequie di don Giussani: “solo Cristo è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo, e che Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa”.      
Affidiamo alla bontà del Signore Gesù questo nostro caro fratello sacerdote perché gli apra la porta della casa del Padre per celebrare nella gioia la Pasqua eterna. Amen.
 



01/04/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO