PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO , CATTEDRALE

Esequie di Giacomo Vaciago



Letture: Ap 21, 1-7; Gv 14,1-6

1. Vogliamo rivolgere il nostro saluto al professor Giacomo Vaciago in modo familiare, nell’amicizia e nella preghiera. Siamo vicini a voi, cari familiari, alla moglie Giulia, ai figli e ai molti nipoti. Siamo come una grande famiglia radunata in questa Cattedrale per onorare il padre, il docente, il sindaco, l’amico. La numerosa presenza di colleghi e di amici esprime la nostra vicinanza alla famiglia, insieme alla stima per la dedizione generosa di questo studioso e docente, per la sua passione di amministratore al servizio della sua amata città, con lo sguardo sempre rivolto a tutto il nostro Paese e all’Europa.
2. La parola del Signore illumina il mistero della morte e infonde speranza alla nostra preghiera di suffragio. Gesù rivolge ai suoi discepoli e a tutti noi qui radunati questo invito: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”.
Giacomo Vaciago è stato un uomo di fede. Una fede testimoniata senza ostentazione, ma anche senza timore. Ha ascoltato la parola del Signore e l’ha accolta come luce, come guida e ispirazione per la sua vita. Convinto che la luce della fede illumina tutto il tragitto della vita umana, le vicende della storia, quelle gioiose e quelle cariche di sofferenza. Particolarmente significativo è il fatto che le sue esequie avvengano qui, ove egli è stato battezzato nella grande vasca battesimale di questa Cattedrale, a cui è sempre stato molto legato. Anche perché, affermava spesso con ragione con un giusto orgoglio, questa maestosa chiesa è stata costruita dai piacentini. 
3. “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti (...). Vado a prepararvi un posto”: è la promessa di Gesù che ci assicura che siamo attesi per il compimento della vita, per vivere insieme la piena comunione con Dio e con i fratelli.   Il fratello Giacomo ha creduto in questa parola, in cui ha trovato la sorgente del suo impegno di padre che ha cura della sua casa. La presenza del padre e della madre illuminano la casa, riscaldano la vita, danno valore, senso e direzione di marcia alla nostra esistenza. Sappiamo quanto egli volesse bene alla sua famiglia e, nella sua gioia di vivere e di trasmettere vita, quanto contasse per lui la figura di padre e di nonno. 
4. Giacomo non ha limitato il suo impegno alla casa della sua famiglia, ma ha pensato ad una casa più grande. Ha considerato l’Università Cattolica come la sua casa. Era felice e fiero di essere stato prima studente e poi di essere diventato docente in questa sua casa frequentata e abitata per molti anni. Si è dedicato alla ricerca e soprattutto all’insegnamento, considerando gli studenti come figli che devono maturare. Ad essi ha trasmesso non solo conoscenze ma soprattutto la via della vita, aiutandoli a ragionare, a distinguere il bene dal male e a scegliere il bene anche quando costa sacrificio.
Infine ha pensato alla casa comune, alla polis, città dell’uomo e di ogni uomo, perché in essa tutti devono trovare posto.  Ha lavorato con determinazione e con amore per la sua città, ha lavorato per il suo Paese con impegno e competenza. Ha suscitato in molti il desiderio di un futuro migliore in un contesto spesso diffidente e disilluso. Ha proposto innovazione e ricerca, considerando il lavoro non solo nel suo valore economico ma anche nella sua qualità di opera dell’uomo, espressione della dignità della persona.   
5. Desidero fare un cenno alla prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse. Mi è parso spontaneo collegare la grande visione di questo ultimo libro della Bibbia con il coraggio di cui ha parlato Giacomo Vaciago, testimoniandolo con le scelte compiute e anche col suo linguaggio schietto, spesso paradossale.  
Molte volte egli ha affermato: “Aprirsi è un rischio, ma credo che valga la pena essere coraggiosi”. Certo, aprirsi e di guardare oltre comporta il rischio. Tuttavia questo è il prezzo da pagare perché la vita cresca e il mondo diventi casa abitabile. Ma non basta: per essere coraggiosi, occorre avere un orizzonte  grande, guardare verso l’alto. Giacomo Vaciago lo ha fatto in quanto illuminato dalla visione della Gerusalemme celeste che conclude la rivelazione della Bibbia: Dio abiterà con gli uomini, asciugherà ogni lacrima dal volto dell’uomo. Per il cristiano questa è l’attesa della Pasqua definitiva, un’attesa da vivere già ora con impegno,  coltivando la speranza che guarda al futuro. 
La visione dell’Apocalisse non è certo un programma di un politico e neppure di un docente di economia, ma chi ha a cuore il destino dell’uomo e della polis non può restare indifferente davanti a queste parole, non può ignorare gli uomini e le donne che soffrono e hanno le lacrime sul volto. In queste parole dell’Apocalisse vi è il senso della grande dignità dell’uomo e l’impegno a lavorare perché la vita umana cresca e favorisca le buone relazioni, la libertà, la giustizia, la solidarietà.  
Giacomo Vaciago era consapevole che un futuro degno dell’uomo potrà essere costruito solo attraverso le scelte di persone sagge e responsabili, capaci di ragionare e di guardare avanti, appassionate del bene comune e disponibili ai sacrifici necessari per costruire una civiltà degna dell’uomo. 
6. Affidiamo all’amore misericordioso di Dio la vita di questa persona illuminata dalla fede, sorretta dalla speranza e animata dalla carità. Nel percorso della sua esistenza terrena, egli ha vissuto la sua vocazione di padre, di docente, di politico al servizio del bene. Il Signore gli dia la ricompensa dei servi fedeli, secondo la sua promessa. E conceda a noi di conservare quanto di bello, di buono e di giusto, Giacomo ci ha insegnato e testimoniato.
 



27/03/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO