PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 3ª domenica di Quaresima 2017

Cattedrale


Letture: Es 17, 3-7; Rom 5, 1-2.5-8; Giovanni 4, 5-42
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Nel nostro cammino verso la Pasqua, la liturgia ci presenta il brano del Vangelo secondo Giovanni in cui viene narrato l’incontro tra Gesù e una donna della Samaria. In questo racconto ci è rivelato il dono dell’acqua della vita: la grazia del nostro battesimo ci fa partecipi della morte e della risurrezione del Signore Gesù. 
Gesù è in cammino, è stanco e assetato: condivide con noi e con tutti gli uomini la fatica del nostro essere pellegrini. Sperimenta non solo la sete ma anche l’incertezza della vita terrena: la Samaria era una regione non facile da attraversare, abitata dai samaritani che i Giudei disprezzavano, ritenendoli nemici ed eretici. 
Gesù giunge all’antico pozzo di Giacobbe, vicino al villaggio di Sicar, nell’ora più calda del giorno: si siede vicino a quell’antico pozzo, mentre i discepoli vanno al villaggio in cerca di cibo. Quella sosta è l’occasione per l’incontro con una donna samaritana, venuta ad attingere acqua. Gesù osa chiederle un favore: “Dammi da bere”. Dietro a questa richiesta, c’è il desiderio del dialogo. Vuole aiutare quella donna a conoscere il dono di Dio: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: dammi da bere”. Sono parole piene di amore: Gesù non ha alcun pregiudizio nei suoi confronti, non vuole giudicarla, ma vuole suscitare in lei il desiderio di accogliere il dono di Dio per uscir fuori dalla sua triste situazione di vita.  
Il lungo dialogo appare l’itinerario dall’oscurità alla luce, dall’incredulità alla fede. La samaritana riconosce che quell’uomo che le ha chiesto da bere, conosce la profondità del suo animo: è un profeta. Non solo: gli occhi della donna si aprono e arriva a intuire che quel giudeo potrebbe essere il Messia. Allora Gesù conferma l’intuizione di quella donna che aveva una vita così disordinata: “Sono io, che parlo con te”.
2. “Se tu conoscessi il dono di Dio”. Questa esortazione è rivolta a ciascuno di noi. Gesù si ferma accanto a noi, accanto al pozzo del nostro cuore, per offrirci l’acqua che ci purifica e ci disseta. È la grazia che abbiamo: siamo battezzati nell’acqua e nello Spirito Santo, abbiamo la gioia di essere figli di  Dio. L’acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo: Dio ci ha accolti e ci ha trasformati con la sua grazia.
La Quaresima è un itinerario battesimale. Lo è per i catecumeni che nella notte di Pasqua accoglieranno la vita nuova con il sacramento del battesimo, ma lo è anche per tutti noi, già battezzati, ma chiamati a lasciarci trasformare dalla Pasqua di Cristo. Per questo siamo invitati a riconoscere il grande dono di Dio, a riscoprire la bellezza di essere cristiani. Anche noi, come la donna di Samaria, siamo chiamati a superare la diffidenza e la paura e a riscoprire la sete di fede e il bisogno di vita autentica. Poco alla volta, anche noi, come la Samaritana, riconosciamo che accontentarsi dell’acqua del pozzo vuol dire girare a vuoto, inseguendo illusioni che rovinano.
3. Cari fratelli e sorelle, ci sia data la grazia di ascoltare, in questa Quaresima, la voce di Gesù che ci dice: “Sono io, che parlo con te”. Il Signore Gesù è il dono di Dio per noi: è il Messia che si avvicina per dialogare con noi, è il Figlio del Padre che ci introduce nella relazione filiale con Dio, è il Salvatore che ci dona la grazia mediante i sacramenti pasquali, il battesimo, la riconciliazione, la santa eucaristia.
Il tempo favorevole della Quaresima è l’occasione buona per fare esperienza più viva della presenza di Cristo nella nostra vita, avvicinarci a Lui, incontrarlo e ascoltarlo nella preghiera, vedere il suo volto anche nel volto di un fratello sofferente. Professiamo con convinzione la nostra fede e annunciamo con gioia le meraviglie dell’amore di Dio. Gustiamo l’acqua viva che ci disseta e rendiamo grazie per il dono del pane della vita eterna che ci nutre nel nostro cammino. E chiediamo l’aiuto di diventare capaci di parole e di gesti che danno speranza e vita ai nostri fratelli e alle nostre sorelle. Amen. 



19/03/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO