PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 2ª domenica di Quaresima

Cattedrale


 Letture: Gen 12, 1-4; 2Tim 1, 8-10; Mt 17, 1-9
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. L’evento della Trasfigurazione del Signore, che la seconda domenica di Quaresima ci presenta, è importante nella vita di Gesù. Ed è particolarmente importante per il cammino di fede dei discepoli di Gesù. Poco prima della Trasfigurazione, infatti, la narrazione evangelica è caratterizzata da un punto di svolta: Gesù chiede ai discepoli cosa avevano compreso della sua persona e della sua opera. Allora Pietro professa la fede nel Signore Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, esclama. Ispirato dall’alto, Pietro riconosce l’identità di Gesù, la sorprendente novità di questo Messia che è il Figlio Unigenito di Dio. A questa professione di fede consegue la consegna di Gesù che affida a Pietro la particolare missione che Gesù affida a Pietro, scelto come “roccia” su cui edificare la Chiesa. Ma Gesù, dopo questo fatto, annuncia la sua passione e morte. Per i discepoli è un annuncio sconvolgente e Pietro reagisce subito, dicendo: “questo non ti accadrà mai”. Anche Pietro non aveva ancora compreso il senso della missione di Gesù, pensava a un Messia potente e glorioso e non a un Messia che cammina sulla strada della croce.
Allora Gesù, ci ricorda il Vangelo di oggi, “prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte” (Mt 17,1). Nella tradizione biblica la montagna rappresenta il luogo della vicinanza con Dio, il luogo dell’incontro con il Signore. Così è avvenuto per Pietro, Giacomo e Giovanni: Gesù rivela la sua intima relazione con Dio e i suoi possono vedere la sua gloria.  
 
2. Sul monte Tabor, secondo la tradizione, Gesù appare trasfigurato, luminoso. Il suo volto, mentre conversa con Mosè ed Elia, è splendente e le sue vesti sono candide. Pietro è come folgorato, tanto che vorrebbe rimanere lì, quasi a voler fermare quel momento di gioia e di grazia. Ma quell’anticipo della gloria di Gesù è fugace, la luce divina che si rivela nell’umanità di Gesù è l’anticipo della sua Pasqua di risurrezione.
Ma per arrivare alla Pasqua di risurrezione, Gesù percorre la via della passione e del dono di sé fino alla morte in croce. Proprio questa è la via che conduce Gesù alla Pasqua di risurrezione. I tre discepoli, che hanno la grazia di poter vedere un anticipo profetico della gloria di Cristo, ricevono anche il dono della voce del Padre che rivela che Gesù è il suo Figlio amato, è la sua Parola ultima e definitiva. “Ed ecco una voce dalla nube che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.
Sul monte, la luce manifesta il volto divino di Gesù e la Parola che viene dall’alto ne rivela la vera identità: egli è il Figlio amato che è stato inviato a noi per la nostra salvezza.
 
3. L’evento della Trasfigurazione è importante sia nella vita di Gesù sia nella vita dei discepoli. Ed è importante anche per noi, per la nostra vita di fede. Oggi noi celebriamo questo evento per viverlo come “buona notizia” che rafforza la nostra speranza in mezzo alle difficoltà e alle oscurità di ogni giorno. Il tempo favorevole della Quaresima ci invita a seguire Gesù che ci conduce in disparte, in un luogo di silenzio e di preghiera. Saliamo anche noi sul monte, ne abbiamo tutti bisogno. Lì, sul monte, la grazia del Signore ci fa comprendere cosa significa camminare verso la Pasqua, mistero di morte e di risurrezione.
Guardiamo la croce di Cristo: la via della passione conduce alla risurrezione, la croce è la porta della risurrezione.  Siamo cristiani, e cioè persone nate dalla Pasqua del Signore Gesù. Siamo discepoli di Gesù, e cioè portiamo nel cuore il messaggio di speranza che non elimina la croce, la sofferenza, l’oscurità, la morte. Ma proprio perché cristiani e discepoli del Signore, sappiamo che Gesù ci ha dato la grazia, come ci ha ricordato l’apostolo Paolo nella seconda lettura, di riconoscere ch egli “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita (...) per mezzo del Vangelo” (seconda lettura).    
 
4. Anche noi, come Pietro, Giovanni e Giacomo, non possiamo rimanere sul monte. L’incontro con il Signore nella preghiera e nel silenzio ci spinge a tornare in basso, nella pianura, per condividere la vita con i nostri fratelli, per ascoltarli perché sono creature di Dio, figli di Dio. A questi fratelli e sorelle doniamo la grazia che abbiamo ricevuto e offriamo la gioia del Vangelo che è luce e speranza.
Cari fratelli e sorelle, camminiamo verso la Pasqua del Signore accogliendo la voce del Padre che ci invita ad ascoltare il suo Figlio e a seguirlo affidandoci a Lui con fiducia: egli è il nostro Salvatore che ha dato la sua vita per noi. Amen.
 



12/03/2017 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO