PIACENZA-BOBBIO
    DOCUMENTI
   
   




 
S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità del Natale del Signore: messa del giorno



Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Nella notte santa del Natale, abbiamo cantato con gioia il canto del Gloria, prolungando nel tempo il canto degli angeli sulla mangiatoia di Betlemme: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”. Il grande evento accaduto a Betlemme nell’umiltà e nel silenzio della notte ci è raccontato dal Vangelo secondo Luca: è nato un Bambino, Gesù,  il Messia desiderato e atteso. Attorno a quel Bimbo vi è Maria, la madre, vi è Giuseppe, poi arrivano anche i pastori: tutti sono stupiti e, pieni di gioia, lodano il Signore. Anche noi, oggi, nella nostra celebrazione, siamo attorno a quel Bambino: è il festeggiato, è il protagonista del Natale, è l’Emmanuele, il Dio con noi.
Anche in questa liturgia del giorno di Natale abbiamo cantato il Gloria a Dio. Il nostro sguardo è rivolto al Bambino è nato nella mangiatoia di Betlemme. Ma l’evangelista Giovanni, nel Prologo del Vangelo, ci invita a prolungare lo stupore e la gioia volgendo lo sguardo verso l’Alto. Perché quel Bambino nasce dall’Alto, è il dono che Dio ha pensato per noi da sempre. Con la sua nascita vi è un nuovo inizio. L’evangelista Giovanni dà avvio al suo Vangelo con questa parola: “In principio”. Questa è la prima parola della Bibbia, con il racconto della creazione. Per l’evangelista quell’evento della nascita di Gesù nell’oscurità della notte è l’inizio di un nuovo giorno, di una nuova creazione.
 
2. Cantiamo e lodiamo Dio contemplando la sua bontà e la sua misericordia. Nel suo amore, Dio si è chinato sull’uomo e con il dono del Figlio è venuto ad abitare con noi, ha posto la sua tenda in mezzo a noi. Il progetto di amore di Dio si compie nel tempo, con la nascita di Gesù in una sperduta mangiatoia. Dio si fa piccolo per noi, si dona a noi. Dio non è più da cercare con fatica ma da accogliere, non è più lontano ma è venuto a far parte della nostra umanità. Dio è in noi con il suo amore, la sua bontà e tenerezza.
Cantiamo e lodiamo Dio che nel dono del suo Figlio amato rivela e illumina il mistero dell’uomo. Ecco la nostra dignità: siamo suoi figli amati. La nostra vocazione è di cooperare al suo progetto di vita, di corrispondere al suo amore. L’uomo è il vero santuario di Dio. Siamo chiamati con la nostra vita, con la nostra umanità fragile e preziosa, a irradiare il suo amore, la sua santità e la sua misericordia. La grande luce del Natale di Gesù illumina l’uomo che, nonostante le sue debolezze e oscurità, è sempre amato da Dio. Nonostante il male e il peccato, l’uomo porta sempre in sé l’immagine viva di Dio amore.  
 
3. “Per loro non c’era posto nell’alloggio”: troviamo queste parole nel racconto della nascita di Gesù nel Vangelo di Luca. Stava per nascere Gesù, ma nell’alloggio per c’era posto per lui, per Maria e Giuseppe. Anche il prologo di Giovanni mette in risalto la porta chiusa, le tenebre non accolgono la luce. Il Bambino non trova posto nell’alloggio: il Verbo di Dio “venne fra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto”. Egli è la vita e la luce degli uomini, ma la luce non venne accolta, il mondo non ha riconosciuto Colui è all’origine del mondo. Siamo immersi nel grande dramma della storia umana. Da un lato vi è il mistero della paternità piena di amore di Dio che non impone il dono, ma lo offre all’uomo. Dall’altro lato vi è il mistero della libertà dell’uomo, chiamato a scegliere, può aprirsi ed accogliere e può chiudersi e rifiutare. L’evangelista presenta subito la stupenda grazia di quanti accolgono il Verbo di Dio: “a quanti però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. La salvezza che Dio vuole per tutti non è automatica. La logica dell’Incarnazione è la logica dell’amore che si dona, c’è solo la possibilità di un sì libero e personale.
 
3. Carissimi fratelli, la luce del Natale illumini il cuore e la mente di ogni uomo e di ogni popolo, perché possiamo ritrovare la strada della vita e del’amore e riconoscere il vero volto di Dio e il vero volto dell'uomo.  
Il Bambino che nasce a Betlemme è la buona notizia di cui l’umanità di oggi ha urgente bisogno. È un’umanità divisa e lacerata, ferita dalla follia di chi ama la morte e la distruzione. L’annuncio del Natale risuoni ovunque, nei  cuori e nelle famiglie, nelle periferie del mondo e nei luoghi  ove si decidono le sorti del mondo. Nella tenera fragilità di quel Bambino che nasce nella nostra umanità, ci è data la possibilità di rinascere, di aprirci al dono di Dio per far valere la forza dell’amore e della speranza. È l’invocazione che rivolgiamo al Padre, contemplando il Bambino deposto nella mangiatoia, è l’augurio che ci scambiamo in questo santo giorno del Natale: ci doni luce, speranza e pace. Amen.



25/12/2016 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO