PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie di Mons. Riccardo Alessandrini

Parrocchia SS. Trinità.


Letture: Corinzi 5,1.6-10; Gv 6,37-40
 
1. Il nostro fratello mons. Riccardo Alessandrini ha concluso il suo pellegrinaggio terreno. Radunati attorno all’altare su cui egli ha celebrato per molti anni la Santa Eucaristia, lo affidiamo alla misericordia di Dio perché si compia per lui la beata speranza e possa partecipare con il Signore Gesù Cristo, morto e risorto, al mistero della piena comunione con Dio. Riconosciamo con gioia che egli ha servito il Signore e il suo popolo con amore, con passione e con dedizione, in mezzo alle gioie e alle fatiche dell’impegno pastorale e passando attraverso la sofferenza e malattia. Gli rivolgiamo il nostro ultimo saluto e il nostro grazie innanzi tutto per il ministero che ha svolto qui nelle comunità parrocchiali della nostra Chiesa piacentina e poi la sua premura di andare incontro ai fratelli sofferenti in occasione di terremoti. Non dimentichiamo poi il suo orizzonte aperto, con la sua sollecitudine per le Chiese cristiane orientali. Negli ultimi anni la malattia l’ha costretto all’inattività, ma egli non ha cessato il suo servizio alla Chiesa, ha continuato a svolgere il suo ministero sacerdotale a favore del popolo del Signore. Perché anche il letto della sofferenza è un altare, è l’altare del sacrificio non meno significativo dell’altare su cui don Riccardo celebrava l’Eucaristia.
2. La Parola di Dio ci introduce nelle realtà eterne, invitandoci a volgere lo sguardo verso quella “casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli”. Affidiamo al sepolcro il corpo di don Riccardo dopo averlo incensato e asperso con l’acqua benedetta, sapendo nella fede che Dio ha pensato e preparato per tutti noi “una dimora eterna, un’abitazione celeste”, dopo la nostra dimora terrena, la tenda nella quale viviamo e gemiamo, come dice per due volte l’apostolo Paolo. La malattia degli ultimi anni è stata il gemito di don Riccardo, il suo calvario: la sofferenza lo ha preparato a passare dalla tenda provvisoria alla dimora eterna, dall’immobilità del suo corpo, bisognoso di tutto, alla gioia di poter vedere il volto misericordioso del Padre in compagnia di tutti coloro che hanno vissuto come figli.
3. Nelle celebrazioni delle esequie di un nostro fratello provato dalla malattia, impariamo che cosa significa in modo concreto credere nella risurrezione della carne e nella vita eterna. La nostra condizione di debolezza, di infermità e di mortalità è assunta e vinta da Cristo. La “risurrezione della carne”, come professiamo nel Credo, significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri “corpi mortali” (Rm 8,11) sono destinati alla vita nuova. Questa professione di fede nella nostra risurrezione è legata alla fede nella risurrezione di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11,25). Sarà lo stesso Signore Gesù a risuscitare nell’ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui e che avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue. Noi cristiani siamo testimoni di Cristo se siamo “testimoni della sua risurrezione” (At 1,22). Non possiamo limitare il nostro sguardo alle cose visibili che passano perché sono di un momento, ma dobbiamo volgere il nostro sguardo e tutta la nostra vita verso quelle invisibili che sono eterne. La vita presente, con le sue oscurità, diventa veramente illuminata e acquisisce tutto il suo valore e la sua dignità alla luce di ciò che Dio ha voluto per noi. Il nostro pellegrinaggio terreno trova il suo significato pieno se è orientato verso la pienezza della vita nel mistero dell’amore di Dio.
4. Carissimi fratelli, le parole di Gesù proclamate nel Vangelo rafforzino la nostra fede e la nostra speranza e diano forza e consolazione alla nostra preghiera di suffragio. Gesù è disceso dal cielo “per fare la volontà di Colui che mi ha mandato (...), che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dato, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Mentre stiamo per celebrare il grande evento dell’Incarnazione del Signore Gesù, l’Emmanuele, il Dio che viene incontro a noi per essere Dio con noi, affidiamo alla misericordia del Padre il nostro fratello don Riccardo perché possa rinascere alla vita nuova. Ai familiari, ai parrocchiani della Santissima Trinità e di santa Maria Assunta in Caorso, ai molti amici che l’hanno accompagnato con amore e con dedizione, ai molti fratelli del Cammino neo-catecumenale esprimiamo il nostro sincero e vivo cordoglio. Amen.
 
 



19/12/2016 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO