" type="text/css" rel="stylesheet">




HOME > Arcivescovo > Documenti Arcivescovo

Beni Culturali Ecclesiastici ,

Museo diocesano di Arte Sacra - V parte

Percorsi espositivi


Il Museo Diocesano, in quanto d'Arte Sacra, deve porsi in maniera diversa rispetto ad una concezione classica della musealizzazione; non deve solo mostrare, ma deve porsi come volano di nuove iniziative per una Chiesa Proponente. E' necessario pertanto superare il concetto napoleonico del "mostrare' dove ogni visitatore poteva contemplare degli oggetti preziosi ma avulsi dalla realtà, assolutamente decontestualizzati.
Il ruolo del Museo Diocesano è invece la testimonianza di un senso di appartenenza dove i gesti (le opere), attraverso la conoscenza della loro storia e della loro rappresentazione, sono divenuti nel tempo opere d'arte. Queste opere intimamente legate alla rappresentazione sono divenute funzione: attraverso loro possiamo riscoprire i luoghi della memoria e le cose a loro legate, non solo opere d'arte, ma la restituzione di una storia e della nostra appartenenza a questa storia.
Il nostro obiettivo, pertanto, dovrà essere quello di offrire al visitatore un'esperienza educativa, estetica, di fede, celebrativa ed emozionante.
Il Museo Diocesano di Taranto dovrebbe rispondere alla doppia esigenza di contenitore culturale e percorso di fede, laddove per contenitore culturale non si deve intendere un "informe" deposito di oggetti collocati senza alcun criterio, se non l'esigenza di custodirli in un luogo piuttosto che lasciarli accantonati in altri depositi meno opportuni.
Un Museo Diocesano deve infatti rispondere in primis all'obiettivo di comunicare la fede, oltre che soddisfare un bisogno di carattere propriamente culturale e didattico: non va infatti persa di vista la grande potenzialità educativa che qualunque museo possiede. Pertanto, il percorso espositivo che si è delineato ha dovuto tenere conto delle due componenti prima specificate.
Entrando nel merito del patrimonio ecclesiastico locale, é necessario premettere che la storia della Chiesa di Taranto è caratterizzata dalla presenza di vescovi dalla grande personalità, che nel corso dei secoli hanno dato un grande apporto allo sviluppo della diocesi sia dal punto di vista spirituale e pastorale che materiale e culturale: fondano importanti chiese, il seminario (uno dei primi esempi dopo il Concilio di Trento), ricostruiscono e abbelliscono l'Episcopio e la Cattedrale (luogo simbolo della Chiesa di Taranto) e lasciano un patrimonio artistico di notevole interesse costituito da parati liturgici, suppellettile sacra, messali miniati.
Il percorso espositivo si propone, appunto, di analizzare le figure dei vescovi (storia, fede e arte!) che hanno lasciato una impronta importante per la nostra diocesi. Il "racconto" da ciò che é rimasto di tangibile del loro passaggio, a partire dai parati e vasi sacri da essi usati, fino ai dipinti da loro commissionati; gli eventi ecclesiali più significativi da essi determinati o vissuti come il Concilio di Trento, oppure il dogma dell'Immacolata Concezione, o la diffusione del culto di alcuni santi a causa di particolari eventi storici, fino alle novità dettate dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Da qui si potrebbe proporre una ricostruzione 'virtuale' delle chiese più antiche e soprattutto della Cattedrale di Taranto 'come era" sino al secolo scorso, partendo da ciò che conteneva e che attualmente, a causa di restauri fin troppo radicali, non fa più parte di quel contesto.
Sotto il profilo squisitamente spirituale il percorso si propone di passare in rassegna i momenti forti della vita di ogni credente: dai sacramenti alla messa, all'esposizione eucaristica, al culto dei santi, sino a coinvolgere il contributo dei laici attraverso l'esame delle confraternite (la cui
valenza è anche storica, essendo esse espressioni forti della fede popolare). Si tratta di un cammino culturale e spirituale dell'uomo verso Dio. E' bene sottolineare che le opere d'arte presentate sono inevitabilmente frutto di una decontestualizzazione (sono state create per precise situazioni come altari, oratori ecc.) e che nella storia della Chiesa il valore dell'icona ha una valenza precisa: l'arte della Chiesa deve mirare a parlare il linguaggio dell'Incarnazione ed esprimere, con gli elementi della materia, Colui che si è degnato di abitare la materia. Inoltre il ruolo dell'icona deve essere valorizzato e chiarito, anche recuperando quanto espresso nel 787 dal Concilio di Nicea II dove il vedere l'invisibile dovrebbe essere l'approccio teoretico per la lettura dell'opera d'arte.
Per mostrare queste opere sono state applicate in maniera puntuale le tecniche museologiche per dare, nella maniera più efficace, visibilità all'opera stessa nel rispetto più rigido dei sistemi di
salvaguardia (sicurezza, illuminazione, condizioni climatiche ecc.). Si é potuto procedere alla formulazione di un articolato percorso museografico dopo aver verificato la quantità, la qualità e le reali disponibilità del materiale esistente in Diocesi. Pertanto, è stato in primo luogo necessario stilarne un inventario sintetico che contempli collocazione, misure e stato di conservazione di ogni oggetto attingendo dall'inventariazione informatizzata dei beni storico artistici promossa dalla C.E.I.. e sollecitamente accolta e portata recentemente a compimento dalla Diocesi di Taranto. In seconda istanza è stata verificata l'effettiva compatibilità tra il materiale proposto nel percorso espositivo e la dislocazione degli ambienti che lo ospiteranno, ossia l'antico Seminario Arcivescovile, scelto giustamente come contenitore del Museo Diocesano di Taranto, in continuità con la vocazione del luogo per l'insegnamento delle cose di Dio.

Fra le opere raccolte é presente una discreta quantità di manufatti scultorei chiaramente riferibili ad ambiti culturali di grande interesse (napoletano, siciliano, romano, emiliano, ecc.). Molto più ricca é la documentazione pittorica, tanto su tela che su tavola. Sono testimoniate tutte le grandi scuole meridionali e non mancano importazioni di dipinti legati alle grandi correnti artistiche centro-settentrionali (scuola toscana e veneta). Sono altresì presenti opere connesse ad un cultura popolareggiante, ma non per questo meno degne di rispetto, che, come le altre, testimoniano di una discreta vita culturale in città e dintorni.
Di grande interesse sono, inoltre, i paramenti sacri e la suppellettile liturgica: messali, turiboli, navicelle, calici, pissidi ecc.
Di notevole valore, infine, sono gli argenti e gli ori provenienti prevalentemente dal cosiddetto Tesoro di San Cataldo. In primo luogo l'antica crocetta aurea che riporta inciso il nome "CATALDUS" rinvenuta ' secondo le più antiche fonti agiografiche ' sul petto del santo al momento del ritrovamento del corpo (1071) all'interno del sarcofago marmoreo.
Ad una prima lettura iconologica delle opere si riscontra una complessa e articolata varietà di temi, che riflettono chiaramente da una parte il pensiero teologico tradizionale della Chiesa,
dall'altra il suo impegno riformatore della società e dei costumi coerentemente con le indicazioni del Concilio di Trento. Ma attraverso le immagini sacre é possibile leggere anche il pensiero e la dottrina dei committenti,  in primo luogo degli arcivescovi (in conformità con le norme indicate dai sinodi provinciali o diocesani), e poi la spiritualità e gli indirizzi devozionali degli ordini religiosi presenti in città (Francescani, Domenicani, Agostiniani, Gesuiti, Benedettini ecc.,) nonché la sensibilità spirituale delle confraternite generalmente di diretta emanazione di questi ultimi.
E' stata rilevata una cospicua presenza di opere raffiguranti il ciclo cristologico: dalla nascita alla vita , morte e passione di Gesù fino alla sua resurrezione e al mistero della Trinità. Fortemente rappresentato é anche il ciclo mariano che conferma la costante centralità del culto della Vergine Maria nella vita della Chiesa di Taranto,
Numerose e di grande interesse sono le raffigurazioni relative ai protettori principali della diocesi (San Cataldo e l'Immacolata) e alla schiera innumerevole di santi e martiri, modelli di vita e di virtù e fondamentali intercessori nei momenti drammatici dell'esistenza.
Il Museo Diocesano di Taranto sarà quindi ospitato in un contenitore che si colloca all'interno di una "rete" più complessa: la Cattedrale e l`Arcivescovado.
La vista dovrà pertanto porsi su due livelli ben distinti ma inevitabilmente in sinergia tra loro; la visita al museo è la riscoperta dei luoghi simbolo della Diocesi. Il Museo Diocesano costituirebbe un punto di partenza (ma potrebbe costituire anche punto di arrivo) per la crescita sia culturale che spirituale di qualsiasi visitatore a prescindere dall'età o dalla formazione, purché si ponga in un atteggiamento ricettivo nei riguardi delle cose di Dio che si e manifestato al mondo. L'arte sacra rappresenta per l'uomo un mezzo efficace per avvicinarsi ai misteri del Divino.

Il progetto espositivo prevede la sistemazione delle opere disponibili
secondo le seguenti sezioni tematiche:
1. Sezione liturgica: Ricostruzione di un luogo sacro corredato dalla suppellettile sacra utilizzata nei secoli per le esigenze del culto e per la somministrazione dei sacramenti;
2. Sezione cristologica: raccoglie e documenta il grande mistero del Dio-Uomo attraverso la
vita, le opere , i miracoli, la passione, la morte e la resurrezione;
3. Sezione mariana: il ruolo fondamentale della Vergine Maria nella storia e nella vita dei
credenti;
4. Sezione dedicata ai santi e ai martiri;
5. Sezione dedicata agli ordini religiosi e alle confraternite: origini, finalità e funzioni;
6. Sezione dedicata alla Cattedrale: raccolta di una parte dell'apparato iconografico prima dei restauri del 1952;
7. Sezione dedicata agli Arcivescovi: i segni dell'opera pastorale, sociale e culturale.

Un obiettivo del Museo Diocesano, comune però a qualsiasi altro museo, dovrebbe essere quello di riconoscersi in una pastorale attraverso la memoria e quindi del recupero di cosa siamo stati e di cosa siamo.
Se della "memoria storica" di un popolo si ha una nozione giusta, non scalfita dagli ideologismi periodici, il recupero di un Seminario acquista una valenza tale da interessare tutta una collettività. Così, e con maggior forza, può dirsi nel caso dell'antico Seminario arcivescovile di Taranto, posto nel cuore del centro storico e collocato accanto all'Episcopio ed alla Cattedrale, a cui tutti i tarantini hanno da sempre guardato per attingere conforto e saldezza di sentimenti cristiani attraverso le varie peripezie della propria storia. Il restauro è giunto finalmente alla conclusione permettendo così di ricreare nella città vecchia l'atmosfera, il fascino dei secoli passati, quando la vita di Taranto era tutta lì condensata, in quei vicoli dove sono cresciuti uomini illustri e umili pescatori, dame dalle ricche vesti e buone popolane timorate di Dio. Le une e le altre, madri affettuose di generazioni di giovani, in molti dei quali si accendeva, più frequentemente che oggi, la fiamma della vocazione sacerdotale. E numerosi sono stati i giovani che nell'antico Seminario arcivescovile di Taranto hanno costruito la loro formazione civile, culturale e religiosa, pur se non tutti sono approdati alla consacrazione sacerdotale.
In effetti, sino ad una certa epoca, il Seminario rappresentava per molti, soprattutto per i giovani meno abbienti, ma dotati di propensione ed interesse per gli studi, l'unica occasione per frequentare le "scuole alte", cioè il ginnasio e il liceo. Ecco perché all'antico Seminario arcivescovile di Taranto sono legate le più antiche ed illustri tradizioni di fede e cultura della  nostra città e della nostra Diocesi metropolitana. avanti



06/05/2011 Beni Culturali Ecclesiastici