Ufficio Comunicazioni Sociali ,

Ici e Chiesa, polemiche a vuoto

Nota informativa alla risposta alla dichiarazione dell'Assessore all'Istruzione del Comune di Porto San Giogio


Arcidiocesi di Fermo Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali Ici e Chiesa, polemiche a vuoto Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare a proposito di Ici ed enti ecclesiastici, sulla base dell'art. 6 del decreto legge sulle infrastrutture, approvato mercoledì 5 ottobre dal Senato. A leggere alcuni quotidiani ma anche polemiche locali sembra che sia avvenuta una vera e propria rivoluzione nella disciplina dell'esenzione dell'Imposta comunale sugli immobili, a vantaggio della Chiesa. Qualcuno ha parlato anche di un regalo con finalità elettorali. Alla base di questo attacco politico-mediatico fuori misura c'è evidente mala fede oppure grande disinformazione. E di nessuna delle due merita vantarsi. Proviamo a chiarirci le idee rispondendo ad alcune domande, sulla base dei fatti.
Quali sono le esenzioni al pagamento dell'Ici? La legge che ha istituito l'Ici (nel 1992) ha stabilito chi deve pagare, ma anche chi ne è esentato. Non sono soggetti all'imposta gli immobili degli enti pubblici e gli edifici di culto (le chiese e le loro pertinenze, ad esempio l'oratorio e la casa canonica) della Chiesa cattolica e delle confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato. Sono esenti inoltre gli immobili degli enti non commerciali (onlus, cooperative sociali, fondazioni, enti ecclesiastici...) che siano esclusivamente destinati ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive. Gli enti ecclesiastici rappresentano solo il 4 per cento del numero complessivo dei soggetti esenti. Per quale motivo lo Stato accorda queste esenzioni? Per una doppia ragione: da un lato riconosce che gli enti pubblici, gli enti ecclesiastici e altri enti non aventi finalità di lucro arrecano un vantaggio alla società; dall'altro che alcune attività (di religione e di culto, di formazione, di assistenza, di istruzione, educazione e cultura) hanno una rilevanza particolare. Di qui i due requisiti fondamentali per l'esenzione degli immobili: che la proprietà sia di un ente senza finalità di lucro e che l'immobile sia destinato esclusivamente a una delle finalità previste dalla legge. Perché l'ultimo intervento si limita agli enti ecclesiastici? L'articolo di legge in corso di approvazione è una norma interpretativa, che si è resa necessaria in seguito a una sentenza della Corte di Cassazione (del 2004), che ha introdotto un terzo requisito per l'esenzione degli immobili di proprietà di enti ecclesiastici: che l'attività che vi è svolta sia oggettivamente non commerciale. Ma come si può fare un'attività (ad esempio nel campo scolastico o assistenziale o ricettivo) senza porre in essere operazioni commerciali? Senza contare che, proprio per legge, le attività in oggetto sono da sempre considerate commerciali ai fini fiscali. Di qui la necessità di un intervento interpretativo del legislatore, perché non venga stravolto il significato originario della norma, escludendo gli enti ecclesiastici dai benefìci accordati agli altri enti non commerciali. È vero che, in seguito alla nuova norma, la Chiesa cattolica non pagherà più alcuna somma a titolo di Ici? È chiaramente falso. La norma in oggetto conferma semplicemente l'esenzione dal pagamento dell'Ici per gli immobili utilizzati dagli enti ecclesiastici «per attività di assistenza, beneficenza, istruzione, educazione e cultura, pur svolte in forma commerciale, se connesse a finalità di religione o di culto».Ma ci sono anche altri immobili. Gli enti ecclesiastici hanno sempre pagato l'Ici ' e continueranno a pagarla ' sugli appartamenti dati in locazione abitativa oppure per i locali affittati ad uso commerciale (ad esempio negozi o ristoranti). Inoltre, nei Comuni che hanno assunto specifica delibera a integrazione della legge nazionale, l'Ici si paga anche sugli immobili impiegati per le finalità previste dalla legge ma da un soggetto diverso dall'ente proprietario. In conclusione. Risulta importante andare alle fonti e non credere a occhi chiusi a quanto ci propina certa stampa, che non esita a "inventare" notizie sensazionali, pur di scardinare l'immagine pubblica della Chiesa. Noi siamo convinti che essa ha il diritto di parlare, di prendere posizione di fronte ai problemi di fondo della società, di entrare a pieno titolo nel mondo della cultura e nella comunicazione. E che riconoscere la valenza pubblica e sociale della sua attività non è un regalo.e -----



09/11/2005 Ufficio Comunicazioni Sociali