Ufficio Comunicazioni Sociali ,

Rsposta alle dichiarazioni dell'Assessore all'Istruzione del Comune di Porto San Giogio

diffuso tramite la Stampa locale


ARCIDIOCESI DI FERMO Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
NOTA PER LA STAMPA
Secondo un adagio latino, «ripetere le cose giova». Ma a leggere i quotidiani di questi giorni e il comunicato stampa del 7 novembre dell' Assessorato all'Istruzione di Porto San Giorgio si ha l'impressione che in realtà non serva a niente. Da quando è iniziato il can can mediatico di alcune testate giornalistiche di area, andiamo ripetendo con i pochi mezzi informativi a nostra disposizione e legge alla mano, che l'esenzione dal pagamento dell'Ici non riguarda solo alcuni beni degli enti ecclesiastici, ma gli immobili di una categoria di organismi che è ben più ampia (si pensi che, secondo i dati del ministero dell'Economia, gli enti ecclesiastici rappresentano solo il 4 per cento dell'intero gruppo); che non c'è alcuna discriminazione verso le altre confessioni religiose, dal momento che le esenzioni valgono anche per loro; e che non ci sarà alcun ammanco per le casse dei Comuni, dato che su questi beni l'Ici non è stata mai pagata. Ma non c'è verso che queste informazioni vengano recepite. Allora quali sono le esenzioni? Il Comune di Porto San Giorgio, sa bene che non sono soggetti all'imposta gli immobili degli enti pubblici (ad esempio le scuole pubbliche), i musei, le biblioteche, gli archivi, gli edifici di culto della Chiesa cattolica e di tutte le confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato. Non devono pagare l'Ici anche gli immobili utilizzati da enti non commerciali e destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricreative, culturali, sportive e ricettive. Anche per quest'ultima categoria si prescinde dall'appartenenza confessionale. I due unici requisiti richiesti sono la natura di ente non commerciale e lo svolgimento di una delle attività indicate. Ciò significa che la scuola o l'ospedale, da qualunque ente non profit venga promosso, non paga l'Ici.
La Corte di Cassazione, nel decidere un caso sottoposto al suo giudizio, ha aggiunto un terzo elemento ai due requisiti previsti per ottenere l'esenzione. E cioè che l'attività svolta nell'immobile sia «oggettivamente non commerciale», restringendo in pratica l'area di esenzione ai soli beni ecclesiastici in cui si svolgono attività legate all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi e all'educazione cristiana. È chiaro, infatti, che anche attività svolte da enti non commerciali possono avere profili commerciali. Come si fa, ad esempio, a gestire una scuola o un ospedale una comunità di accoglienza una mensa per i poveri senza porre in essere attività commerciali?
Di qui la necessità di un intervento interpretativo che ponesse fine al conflitto instauratosi tra la legge del 1992 (governo Amato!) e la sentenza della Cassazione. Intervento sollecitato al legislatore da un Comune e da alcuni istituti religiosi. Questo intervento è rappresentato dall'articolo del decreto legge approvato dal Senato e che dovrà passare alla Camera. L'articolo stabilisce semplicemente che anche gli immobili utilizzati dagli enti ecclesiastici per attività di assistenza e beneficenza, istruzione educazione e cultura, pur svolte in forma commerciale, sono esenti dall'Ici. Esattamente come è sempre avvenuto fino ad ora. Nel decreto si parla dei soli enti ecclesiastici perché solo questo era il punto messo in discussione dalla Cassazione. Non certo per discriminare altri soggetti, per i quali vige la legge del 1992. Naturalmente vige per loro con le relative esenzioni.
La Chiesa cattolica ha sempre pagato l'ICI per tutte le sue strutture, invece, prettamente commerciali.



09/11/2005 Ufficio Comunicazioni Sociali