AMMINISTRATORE DIOCESANO , MONSIGNOR ARMANADO TRASARTI

'... conquistati da Cristo'

Prolusione alla Settimana Pastorale 2005/2006


1. L'ANNUNCIO DELLA FEDE' L'annuncio della fede o è attraente o è inefficaceDio ha creato l'uomo per la felicità. La ricerca di Dio è ricerca di felicità. Se lo Spirito irrompe nel cuore dell'uomo,la fede stessa diventa fonte di felicità, attraente e persuasiva, pressante e dolce, una invadenza amorosa che vince la noia, la stanchezza, la ripetitività. Gesù Cristo è la via di Dio verso la felicità.
L'annuncio della sua morte e resurrezione è annuncio di gioia, è proposta di vita, racconto di speranza. ( dalla nota pastorale 'Questa è la nostra fede' nn 3.4.5)
L'uomo del nostro tempo ha sete di una fede gioiosa e liberante, di un annuncio attraente e stimolante, di una testimonianza ricca di segni, gesti ed opere capaci di risuscitare passione ed entusiasmo.
L'uomo del nostro tempo avverte la necessità di dare senso ad ogni ambito della sua esistenza e va alla ricerca di luoghi, persone, eventi , contenuti , capaci di risposte adeguate ed efficaci: si sentirà felice soltanto se 'troverà in sé la ricchezza interiore' ' senza cercare lontano da casa ciò che in realtà è tanto vicino: il segreto del loro cuore, lo spazio interiore' (cfr. il monaco A. Grun) in cui abita Dio.
Il credente ' cristiano di oggi, spogliato da tanti rivestimenti culturali, politici, religiosi della storia, si trova esposto a tante debolezze e fragilità prima fra tutte l'incapacità a leggere, capire e orientarsi, nelle sfide culturali del nostro tempo e darne un giudizio adeguato. Papa Benedetto XVI, ma anche diversi membri dell'episcopato italiano, hanno indicato le tre sfide a cui i credenti di oggi sono impreparati:
- il relativismo: non esiste più una Verità assoluta, riferimenti comuni, scelte morali condivise. In ogni campo, non solo in quello religioso, si è ormai portati a pensare che tutto sia relativo: i valori, i principi, le scelte di vita.
- l'amoralismo, cioè una vita edificata, vissuta, realizzata nell'assoluta autodipendenza, in verità soggettive, private dove ognuno cerca consenso per la sua verità.
- l'individualismo che impedisce di identificarsi in un bene comune per cui sognare, progettare, lavorare.
La tentazione forte è quella di rispondere a queste sfide con soluzioni parziali (fideismo) e generiche originate dalla precarietà dell'esistente e sostenute da un attivismo frenetico legato all'immediatezza degli stessi problemi.
E' in questo contesto che la Chiesa è chiamata ad offrire ad ogni uomo il primo annuncio della fede guardando ad alcuni destinatari privilegiati: i poveri nel senso più radicale del termine. E' chiamata cioè alla prossimità di una umanità ' trasfigurata di Cristo nudo, povero, senza insegne, senza legittimazione terrena, perseguitato, rinnegato, reietto, puro corpo, pura parola, Uomo Nuovo' E' da qui che si rigenera l'annuncio di una fede liberante e il senso autentico della 'gioiosa notizia', guardando all'uomo 'ferito' e alla molteplicità delle 'ferite': il senso della vita che viene meno, la fuga dalla stessa vita ( es. suicidio govanile), l'emergenza educativa, la fragilità del vincolo matrimoniale, la frantumazione delle reti di solidarietà, i tessuti connettivi sociali lacerati, le solitudini anche estreme che invadono il nostro vicinato come metastasi.
2. ...IN UNA CHIESA ESTROVERSA'
In questo contesto culturale siamo chiamati a ridonare fiducia e speranza. L'uomo di oggi ha bisogno di una Chiesa aperta, capace di entrare nella sua vita con segni semplici e percettibili.
L'esercizio della testimonianza: 'Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi' (1 Pt 3,15).
Testimni di fede adulta. La missionarietà deve essere culturalmente attrezzata
E' opportuno che l'esercizio della testimonianza presti attenzione ad alcune grandi aree di esperienza personale e sociale (Convegno ecclesiale di Verona 2006):
· La Chiesa è chiamata ad essere innanzitutto luogo di accoglienza: sono una infinità le tipologia di persone che bussano alle nostre canoniche, alle porte della sacrestie, che ci fermano lungo la strada. Si aspettano qualcosa da noi. E' vero, sono richieste non sempre profonde, talora epidermiche, forse anche burocratiche: documenti, sacramenti, funerale, soldi, o semplicemente ascolto per un problema. Per molti può diventare l'incontro della vita. ' Mi aspetto che la nostra Chiesa - e in essa ogni comunità parrocchiale, le diverse realtà aggregative, le singole famiglie - sia e diventi sempre di più una Chiesa accogliente, vera casa di tutti, dove nessuno si senta escluso.' Scriveva tempo fa il Cardinal Martini .E aggiungeva: ' Ma è soprattutto nella quotidianità e nella concretezza della vita di ogni giorno, di ogni mese e di ogni anno che questa accoglienza può e deve manifestarsi verso ogni donna e ogni uomo, per chi è maggiormente nel bisogno, di fronte alle antiche e alle nuove povertà, nei confronti di quanti vengono a noi da altri Paesi, culture, razze, religioni, superando qualsiasi logica di chiusura egoistica e aprendosi alla solidarietà verso i più deboli e i più dimenticati. Mi aspetto, cioè, che la nostra Chiesa sappia aprirsi sempre di più all'accoglienza dell'altro e sia disponibile a lasciarsi disturbare e perfino a lasciarsi mettere in questione dall'urgenza della carità e dalla comunione. Solo così sarà sorgente di quella vita e di quella gioia che vengono dalla Spirito di Dio, saprà rivelare la paternità e la maternità di Dio e sarà segno e stimolo per l'intera società a ritrovare la grandezza della sua civiltà misurandola anche a partire dalla sua capacità di accoglienza e di condivisione'. Una Chiesa accogliente è una chiesa capace di diventare terra di comunione e fraternità facendo riscoprire il gusto non solo dello 'stare insieme' ma anche quello del 'lavorare insieme' valorizzando, promuovendo e stimando le originalità e le singolarità di molti.
· Un luogo di misericordia. Deve crescere nella chiesa la misericordia. 'Abbiamo tutti bisogno della misericordia di Dio, anzi la misericordia è in verità l'unica cosa di cui abbiamo bisogno, perché è dal 'cuore per i miseri' che possono sgorgare pace, giustizia, riconciliazione. Nella chiesa, che è comunità di peccatori sempre trasfigurata dal Signore in comunione di santi, abbiamo bisogno di percepire che il peccatore è comunque amato: lui, non il suo peccato; abbiamo bisogno vitale di sentire che il peccatore è cercato, che per lui i pastori sono pronti a lasciare nell'ovile gli altri novantanove che si ritengono giusti, che per lui ci si rallegra nel banchetto di festa' Una misericordia che possa diventare dinamismo di riconciliazione tra gli uomini e che permetta allo splendore della verità di non abbagliarli né di umiliarli, ma che li aiuti a volgere lo sguardo e la speranza verso Gesù mite e umile di cuore. Misericordia dentro e fuori la chiesa: certo, una misericordia a caro prezzo, come la grazia, ma capace di portare la buona notizia ai poveri e ai peccatori.' Sono parole di un monaco, di Enzo Bianchi. Misericordia è l'unica risposta alla fragilità, alla debolezza, alla piccolezza che regna in noi e attorno a noi.
· L'essenzialità del messaggio cristiano, quasi una disarmante esemplificazione.Un luogo di trasmissione semplice della fede. 'Non si può più dare per scontato che tra noi e attorno a noi sia conosciuto il Vangelo di Gesù...c'è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede' ( dal documento 'Questa è la nostra fede' n. 1). La trasmissione della fede è centrale nell'esperienza cristiana. La pastorale ci chiede semplicità, essenzialità, rispetto dei ritmi di crescita e di comprensione dei nostri fedeli. Alla teologia spetta il compito dell'analisi, della problematicizzazione, dell'approfondimento, della riflessione sistematica'A chi è sul campo rendere accessibile Dio al cuore dell'uomo.

3. 'CAPACE DI RIDONARE SPERANZA!
Che fare allora? Siamo chiamati a ridonare speranza. E' il contenuto del cammino, del progetto, degli obiettivi. E' il tema di fondo di Verona 2006, il IV° Convegno Ecclesiale che si terrà dal 16 al 20 ottobre 2006 sul tema 'Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo'. Il Convegno si colloca ' a metà del primo decennio del terzo millennio e si propone di dare nuovo impulso allo slancio missionario scaturito dal Grande Giubileo del 2000 e di compiere una prima verifica del cammino pastorale svolto in questo decennio e di essere occasione di ripresa e di slancio' (card.Tettamanzi) verso i nuovi impegni che attendono la Chiesa Italiana.
La parola chiave di questo cammino è testimonianza. 'Testimone è chi sa sperare. La testimonianza cristiana è contrassegnata dalla speranza di Pasqua, dal giudizio sul peccato del mondo che non ha accolto il Salvatore e dalla riconciliazione con cui il mondo viene redento e trasfigurato. Il luogo di questa riconciliazione è l'uomo nuovo, restituito alla buona relazione con il Signore e reso capace di plasmare la vita, di condurre un'esperienza quotidiana di relazione in famiglia, con gli amici, al lavoro, nella società. In questi scenari si attua l'esercizio del cristianesimo radicato nella speranza della risurrezione.' Così scrive il Cardinal Tettamanzi nel documento preparatorio. Poi ci vengono indicati gli ambiti della testimonianza:
- la vita affettiva: parlavo all'inizio di sete di felicità dell'uomo d'oggi. Questa ricerca interiore è condizionata dalla superficialità che spesso provoca effetti di forte fragilità nell'identità, nei sentimenti, nel concetto di paternità e maternità, nella famiglia. Ci si domanda se c'è ancora considerazione nella comunità cristiana per l'educazione dei sentimenti e per questa dimora interiore che è il cuore dell'uomo.

- il lavoro e la festa: il mondo è cambiato radicalmente e il lavoro stesso non ha più la fisionomia di un tempo, ed anche i tempi e i ritmi del lavoro non sono più gli stessi. Come dare al lavoro la consapevolezza di non essere solo in funzione del mercato ma anche della cooperazione al bene comune e alla condivisione delle risorse? E come dare alla festa non solo il senso del riposo ma anche quello della relazione (con Dio, la comunità, la famiglia, gli amici) al di là del vuoto, dello stordimento, dell'ebbrezza e del disimpegno?
- la fragilità umana: debolezza, vulnerabilità, fragilità di ogni tipo riempiono il vissuto degli uomini. Il cristiano non nasconde la debolezza e la fatica di vivere ma nello stesso tempo non chiede giustizia con la mentalità del 'boia' ma inventa e declina parole nuove e nello stesso tempo antiche: tenerezza, accoglienza, soccorso, assistenza, protezione, visita.

- la tradizione: 'intesa come esercizio del trasmettere il patrimonio vitale e culturale della società'. Di qui l'importanza degli strumenti della comunicazione sociale, della formazione intellettuale e morale, della scuola e delle università, della famiglia. Educare è la parola che non bisogna mai dimenticare.

- la cittadinanza: essa è locale e mondiale. Ed ogni problema o cambiamento ha risonanza locale e mondiale. La fame, le nuove e vecchie povertà, la pace, la giustizia economica, l'emigrazione, il creato.. sono problemi di cittadinanza mondiale che interpellano noi anche localmente. E qui ci chiediamo come la Dottrina Sociale della Chiesa e l'impegno civile dei cristiani possano diventare strumenti di testimonianza cristiana.

Infine, guardando più da vicino noi stessi, la nostra realtà in questo tempo, credo che una attenzione grande debba riversarsi sui nostri presbiteri , religiosi e diaconi. Dinanzi agli scenari evocati, agli impegni richiesti, al richiamo della testimonianza credo che nasca in tutti noi presbiteri un senso di scoramento che spesso nutre la rinuncia o addirittura ci conduce ad una sorta di 'scontro' frontale con questo mondo che sembra non appartenerci più. Nessuna ansia, nessuna preoccupazione, nessun senso di inadeguatezza deve occupare il nostro cuore o limitare la nostra fedeltà vocazionale. '..Conquistati da Cristo' siamo chiamati a farlo diventare 'chiave, centro, fine' del nostro servizio presbiterale. E' vero sono una infinità i problemi che occupano la nostra mente:
- le situazioni di complessità pastorale, le strutture da gestire, i rapporti intra ed extra ecclesiali
- l'età, gli acciacchi, dinanzi alla complessità delle richieste

Se la Parrocchia, più che contenitore di burocrazie, erogatrice di servizi, agenzia di socializzazione, promotrice di eventi diventa produttrice di senso potrebbe anche cambiare in meglio la nostra vita di 'servi inutili' perché tutti, presbiteri e laici, fedeli ed operatori pastorali, motivati e tiepidi ci porremo fianco a fianco allargando così l'orizzonte dell'annuncio sempre sostenuto dalla sintesi di sempre: una liturgia che celebri la bellezza della fede, una comunione che visibilizzi la gioia di stare insieme, un servizio-diaconia gioioso e libero, una testimonianza-martiria che renda ragione della speranza che è in noi.
Mons. Armando Trasarti Amministratore Diocesano



21/09/2005 AMMINISTRATORE DIOCESANO

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