Diocesi di TRENTO
 DOCUMENTI

S. Em.za Rev.ma Card. Camillo Ruini ,

Discorso in apertura delle cause di beatificazione dei Servi di Dio Ulisse Amendolagine e Lelia Cossidente Amendolagine, sposi e genitori



TRIBUNALE DIOCESANO DEL VICARIATO DI ROMA 18 giugno 2004 CAUSE DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE Sessione di apertura dei Processi sulla vita e le virtù dei Servi di Dio ULISSE AMENDOLAGINE e LELIA COSSIDENTE AMENDOLAGINE Sposi e genitori

La Diocesi di Roma ha oggi la gioia e la grazia del Signore di iniziare la fase diocesana dei Processi di Beatificazione e Canonizzazione di Servi di Dio Lelia Cossidente ed Ulisse Amendolagine, una coppia di sposi cristiani, che visse a Roma nel secolo appena trascorso. Lelia e Ulisse si unirono nel sacro vincolo del matrimonio dando vita ad una famiglia in cui l'ispirazione principale di vita era data dal Vangelo del Signore Gesù. Scrive il Papa nella Novo Millennio Ineunte: 'Le vie della santità sono molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno. E' ora di riproporre a tutti con convinzione questa «misura alta» della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione'. E' proprio la vita ordinaria di Lelia ed Ulisse a costituire un esempio che, pur nella differenza del tempo in cui si è svolta, è oggi pienamente mirabile per tutti gli sposi della nostra diocesi. Di loro vogliamo ricordare l'impegno educativo profuso nei riguardi dei loro cinque figli, la serietà e la dedizione al lavoro di entrambi, l'organizzazione feconda e serena del tempo libero e l'impegno assiduo in parrocchia, vissuti negli anni secondo il progetto di Dio sul matrimonio e sulla famiglia. Il Servo di Dio Ulisse Amendolagine nacque a Salerno il 14 maggio 1893 da genitori d'origine pugliese: Leonardo, funzionario del Ministero dell'Interno, e Nunzia Minutillo. Il 1913 si trasferì con la famiglia a Roma , risiedendo in un appartamento in Via Salaria, territorio della Parrocchia di Santa Teresa al Corso d'Italia, affidata alle cure pastorali dei Padri Carmelitani Scalzi. Oltre alla parrocchia, egli frequentò la Congregazione Prima Primaria presso la Chiesa di Sant'Ignazio. Nel 1917 Ulisse conseguì la laurea in giurisprudenza presso l'Università degli Studi 'La Sapienza' di Roma. Tre anni dopo, divenne funzionario del Ministero dell'Interno presso la Direzione Generale Demografica, svolgendo per 42 anni il suo dovere con serietà ed altissimo senso di responsabilità. La Serva di Dio Lelia Cossidente nacque a Potenza il 4 maggio 1893 da Giuseppe Cossidente ed Ernesta Vaccaro. Nel 1904 il padre, impiegato presso il Ministero dei Lavori Pubblici, si trasferì a Roma con la famiglia. Nel 1913 la giovane Lelia conseguì la licenza magistrale e, subito dopo, per un anno insegnò in una scuola elementare nel quartiere San Lorenzo. Lavorò, poi, come cassiera in una banca e per dieci anni presso la biblioteca del Magistero statale di Roma. Fece parte della Parrocchia romana del Sacro Cuore in Via Marsala, frequentando assiduamente anche l'oratorio dell'Istituto 'Caterina Volpicelli', dove trascorse parte del suo tempo libero nel laboratorio di ricamo e cucito. Lelia e Ulisse si conobbero nel 1929. Sappiamo che fu Ulisse a chiedere la mano di Lelia secondo la consuetudine del tempo. La ragazza accettò di frequentare quel giovane, per il quale provò un'immediata simpatia, e decise ben presto di fidanzarsi con lui. Il 29 settembre 1930 nella Parrocchia di Santa Teresa al Corso d'Italia, Lelia e Ulisse celebrarono il matrimonio senza alcuno sfarzo esteriore, ma col decoro che si addiceva al loro rango sociale. A rinsaldare l'intesa tra loro, oltre alle qualità umane di entrambi, fu soprattutto la scoperta reciproca di una fede, che costituì il punto di forza della loro unione coniugale, dove la parrocchia carmelitana divenne il riferimento della nuova famiglia. Entrambi ne fanno parte attiva, lui nel Terz'ordine secolare Carmelitano e lei nella Confraternita del Santo Scapolare (Madonna del Carmine). Aperti con l'amore alla vita diventarono genitori di cinque figli: Leonardo, Giuseppe, oggi Padre Raffaele Carmelitano Scalzo, Roberto sacerdote della Diocesi di Roma e parroco per diversi anni , Francesco oggi sposo e padre e infine Teresa, anche lei sposa e madre, per i quali profusero tutta la loro attenzione nell'educazione e formazione umana e religiosa. I genitori seguirono i figli negli studi, collaborando, attraverso un dialogo continuo con gli insegnanti, alla loro crescita morale, spirituale e umana. Maestri e professori, religiosi e religiose, essi furono un valido aiuto anche per la loro maturità cristiana. Seguivano i figli a scuola (Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratelli Maristi, Suore di Santa Francesca Cabrini e di Sant'Angela Merici) e nel tempo libero (Padri Carmelitani Scalzi della Parrocchia di Santa Teresa), partecipando alle loro attività in un continuo dialogo con gli educatori, per i quali mostravano fiducia e rispetto. La seconda Guerra Mondiale mise a dura prova l'intera famiglia. I bombardamenti, la fame, l'aiuto generoso delle famiglie del palazzo, la fuga da Roma come sfollati in un paesino d'Abruzzo (Cappadocia), la messa a riposo d'ufficio per Ulisse durante l'occupazione tedesca, il rifugio e il nascondimento nel Pontificio Seminario Romano Maggiore, la paura dei rastrellamenti e ritorsioni tedesche, ma soprattutto la mancanza del necessario per sopravvivere, non scoraggiarono i due sposi, che raddoppiavano la loro fiducia nella Divina Provvidenza. La preghiera comune fu sempre il loro sostegno efficace e, a volte, miracoloso nelle difficoltà più grandi. Oltre all'Eucaristia, per la quale nutrirono una dedizione tutta particolare, la vita di famiglia si svolse sotto lo sguardo amoroso della Beata Vergine Maria, quotidianamente invocata, perché 'coprisse col suo manto' genitori e figli. Non mancarono altre devozioni che, andando oltre la semplice preghiera, furono presentate come esempi di vita da imitare (S. Giuseppe, Santa Teresa di Gesù Bambino, San Giovanni Bosco, Santa Teresa d'Avila, San Giuda Taddeo). La famiglia Amendolagine fu sempre aperta alla fecondità dell'amore coniugale, non solo verso i figli, ma anche nella carità verso il prossimo, sia in riferimento alle necessità materiali, sia a quelle spirituali. Le malattie, pane quotidiano di ogni famiglia, furono accettate con serenità, sempre sicuri della mano benevola di Dio che guida ogni avvenimento della storia. Ogni sofferenza venne offerta per gli altri, perché, grazie al dolore vissuto in comunione con le sofferenze di Cristo, altre anime potessero partecipare alla vita di Grazia. Lelia, accompagnata dalla pena del cuore di tutta la famiglia, salì il Calvario in fretta. Dopo quasi due anni di gravi dolori e sofferenze a causa di un tumore al mesentere, morì il 3 luglio 1951, all'età di 58 anni, dopo poco più di venti anni di vita matrimoniale. Durante gli ultimi giorni della sua vita terrena, la Serva di Dio sussurrava in continuazione l'ultima parte dell'Ave Maria: 'Adesso e nell'ora della nostra morte'. Al rito esequiale intervenne una folla straordinaria, segno della stima e della considerazione che questa donna si era guadagnata presso tante persone. Ulisse visse per 18 anni nella solitudine della vedovanza, sempre guardando al Signore con fiducia e invocando il suo aiuto nell'educazione dei cinque figli. Soffrì molto l'assenza della moglie Lelia, soprattutto delle sue capacità eccezionali di educatrice e del suo giusto equilibrio nel prendere le decisioni. Nel 1955 venne colpito da paresi mentre lavorava nel suo ufficio. I Padri carmelitani della parrocchia di Santa Teresa d'Avila gli portarono ogni giorno la Santa Comunione e rimasero edificati dalla grande fede di quest'uomo sofferente, immerso nella contemplazione del Signore. Lentamente, dopo una parziale ripresa e ricaduta, si spense a questa vita terrena tra le braccia della figlia Teresa il 30 maggio 1969, confortato dai sacramenti, amministratigli dai due figli sacerdoti. Entrambi, Lelia e Ulisse, hanno irradiato su chi li circondava il senso del divino e del soprannaturale, rendendolo concreto nella loro costante disponibilità ad aiutare e soccorrere chi era nel bisogno, con discrezione e generosità. Gli anni non hanno affievolito il ricordo, anzi la testimonianza di questi due sposi è più che mai vivo anche al di fuori della cerchia di parenti. Per tutti noi la loro vita è esemplare, specialmente per due ragioni. In primo luogo, il modo in cui essi hanno interpretato la vocazione e la missione di educare cristianamente i loro cinque figli. In secondo luogo, l'esempio di vita offerto durante il periodo della sofferenza che non ha risparmiato la famiglia Amendolagine. Lelia ed Ulisse hanno vissuto la sofferenza illuminati da una fede profonda, nella certezza di avere Dio, la Vergine ed i santi al loro fianco, sicuri di ricevere, al termine della vita terrena, il premio eterno. 'Risorgeremo' è l'epitaffio che Ulisse ha fatto scrivere sul luogo dove le loro spoglie attendono il compimento dei tempi. In conclusione, desidero ricordare il loro impegno familiare vissuto in una serena e assidua partecipazione alla vita della loro parrocchia. Questa coppia di sposi esemplare, sull'accertamento delle cui virtù si apre ufficialmente oggi il processo canonico, la indichiamo come esempio da seguire soprattutto nella particolare circostanza di questo biennio 2003-2005, in cui la Diocesi di Roma ha messo la famiglia al centro del proprio programma ed impegno pastorale. L'indagine di causa si produrrà per due binari distinti, ma paralleli per entrambi i Servi di Dio, in quanto la santità appartiene essenzialmente alla singola persona ed alla sua risposta all'invito della Grazia di Dio; nello stesso tempo, tuttavia, la vita cristiana e familiare è stata vissuta dai due Servi di Dio Lelia e Ulisse in modo inseparabile, stante il loro intenso legame radicato nella grazia del Sacramento del Matrimonio.



18/06/2004 S. Em.za Rev.ma Card. Camillo Ruini

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