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S.E. Rev.ma Card. ENNIO ANTONELLI , CHIESA DI S.ANTONIO AL ROMITO

MESSA ESEQUIALE DI DON RENZO INNOCENTI



Siamo qui raccolti in preghiera fraterna attorno alla salma di don Renzo Innocenti. Un prete esemplare del nostro presbiterio che lascia in chi lo ha conosciuto e apprezzato un vuoto profondo. Se n'è andato in punta di piedi ' come era nel suo stile ' quasi timoroso di recare disturbo. A Don Renzo non mancarono pregio e qualità con cui riscuotere attenzione e affermarsi: intelligenza aperta, sapere e cultura, misura ed equilibrio. Preferì invece silenzio e raccoglimento, più idonei a coltivare intensamente la vita interiore, in un crescendo ininterrotto con il procedere degli anni: come un monaco raccolto e concentrato nella meditazione e nella preghiera. Anche se il suo ritiro definitivo avvenne dopo una non breve stagione che lo vide impegnato nella cura delle anime. Questo rapido profilo incentrato particolarmente sulla vita interiore di Don Renzo, richiama anzitutto i suoi anni giovanili ' quelli del seminario e del primo sacerdozio ' evocando la presenza di due persone che ebbero una preziosa influenza su di lui: don Raffaello Parenti, suo Vicerettore negli anni di Seminario, uomo di vasta dottrina, ma più ancora eccezionale maestro di spirito, e di don Tito Palanti di cui fu cappellano a Signa dal 1946 al 1949. Tenuto conto della statura umana e spirituale dell'uno e dell'altro e della stima che don Renzo dimostrava per loro è pensabile che essi abbiano efficacemente contribuito alla sua formazione. Rispetto agli anni (1946-1975) che vedono don Renzo impegnato nella cura delle anime ' cappellano a Signa e a Rifredi, parroco di S.Antonio al Romito (1957-1974) e ai Santi Vito e Modesto in Fior di Selva (1974-1975) ' non vi è dubbio che il suo operato è stato positivo e fecondo, proprio grazie alla carica spirituale che lo animava, che rimane la risorsa più affidabile di ogni attività pastorale. Dalle testimonianze raccolte risalta chiaramente il primato della preghiera personale e liturgica. Poiché dormiva molto poco, si alzava assai presto e, malgrado il forte malessere procurato dall'insonnia (che anch'io purtroppo conosco bene, per esperienza diretta), si intratteneva a lungo in raccolto e intenso dialogo con il Signore. Era straordinario l'impegno con cui curava le celebrazioni liturgiche, valorizzando pienamente i gesti e i segni e coinvolgendo fortemente l'assemblea. Grande era la sua disponibilità al sacramento della riconciliazione e ai colloqui personali. Infine non possiamo non ricordare che don Renzo fu associato all'Opera Madonnina del Grappa, fino al giorno della morte. Qui egli trovò, in un ambiente che respira amabilità e santità (quella del 'Padre', don Giulio Facibeni), rispetto e fraterna attenzione, il clima ideale di una spiritualità raccolta e silenziosa, fatta di meditazione e di preghiera. Negli ultimi tempi si era ritirato al Convitto Ecclesiastico, dove ha trovato ad accoglierlo un'altra bella comunità, che lo ha saputo accompagnare, giorno dopo giorno, nel suo cammino fino alla partenza per il Paradiso. La prima lettura che è stata proclamata ci raccomanda alcuni atteggiamenti che hanno trovato in don Renzo un testimone non comune: sobrietà, riservatezza, preghiera, carità fraterna, servizio disinteressato. «Siate moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. ['] Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio» (1Pt 4,7-8.10). Nel Vangelo abbiamo ascoltato il racconto dell'Ultima cena di Gesù con i discepoli, a sottolineare la grande attenzione che don Renzo ha prestato alla celebrazione dei sacramenti, specialmente dell'Eucaristia. Gesù esprime innanzitutto la sua consapevolezza della morte imminente e l'incrollabile certezza che, comunque, la causa del regno di Dio andrà avanti. Dio non abbandona i suoi amici nella morte e Gesù tornerà, ne è convinto, a banchettare con i discepoli nella festa del Regno: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio» (Lc 22,15-16). Quindi Gesù istituisce l'Eucaristia come memoriale della sua morte, accettata come supremo gesto di autodonazione per la salvezza degli uomini: «preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: 'Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me'. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: 'Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi'» (Lc 22,19-20). Infine Gesù comanda ai discepoli di fare dell'autorità e di tutta la vita un servizio agli altri, come Gesù stesso ha fatto con tutta la sua esistenza fino alla morte: «chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,26-27). L'atteggiamento di fiducia è stato per don Renzo una difficile lotta contro la sua inclinazione naturale e una vittoria della sua fede. Il dono di sé e lo spirito di servizio sono stati resi in lui particolarmente evidenti dalla sua riservatezza e umiltà. Il Signore conceda a tutti noi di camminare per la stessa via.



23/08/2003 S.E. Rev.ma Mons. ENNIO ANTONELLI

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