MONTE OLIVETO MAGGIORE
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Storia Olivetana ,

Breve biografia sul Beato Bernardo



BERNARDO TOLOMEI
Per quanto riguarda le fonti agiografiche, il primo 'biografo' ufficiale del Beato è il domenicano del Cinquecento padre Lombardelli , a cui attinsero gli autori di tutte le altre Vitae. La Vita del Beato che egli scrisse non è però molto attendibile, perché l'Autore non precisa le sue fonti. Il Lombardelli afferma di aver rintracciato e utilizzato il manoscritto di tale Giovanni Battista di Populonia, domenicano, fratello dell'olivetano Guglielmo, vissuto nella seconda metà del Trecento, che avrebbe conosciuto il Tolomei. In realtà, in taluni punti il racconto del Lombardelli non manca di presentare tratti quasi 'romanzeschi', ma soprattutto non documentati. Molto differente, come si vedrà, è la situazione del Chronicon di Antonio da Barga, il primo cronista olivetano, che scrisse una storia delle origini della Congregazione verso il 1450 . Purtroppo il Cronista si diffonde sull'origine di Monte Oliveto, ma non sui 'dati biografici' del fondatore (del resto non era questo il suo scopo). Infine, si conserva anche una raccolta di lettere dello stesso Tolomei . In ogni caso, gli elementi di cui si dispone, integrati dalla tradizione, sono i seguenti. Giovanni Tolomei nacque a Siena nel 1272 da una delle più eminenti famiglie del luogo . Giovanni era il nome di battesimo del Tolomei, che lo cambiò in quello di Bernardo (in onore di san Bernardo di Chiaravalle) quando decise di condurre vita religiosa. Secondo la tradizione, il fanciullo Giovanni sarebbe stato affidato per la sua educazione ai domenicani del convento di San Domenico in Camporegio di Siena, e segnatamente padre Cristoforo Tolomei, suo parente . Queste notizie, riferite dai primi agiografi del Tolomei non hanno una solida base documentaria. Tuttavia sono abbastanza plausibili, per una serie di fattori. Non bisogna infatti dimenticare che alcuni membri della famiglia Tolomei furono domenicani . È possibile quindi che il futuro fondatore (benedettino) di Monte Oliveto abbia ricevuto davvero una formazione domenicana, circostanza questa che avrebbe poi consentito agli agiografi stessi (non senza compiacimento) di farne il contraltare di san Tommaso, che ancora bambino era stato affidato dai genitori ai monaci benedettini di Monte Cassino. In ogni caso, il fondatore di Monte Oliveto potrebbe avere realmente partecipato all'Opus Dei (ossia all'ufficiatura) e alle pratiche religiose presso i domenicani , e anzi si potrebbe ipotizzare che proprio tale frequentazione abbia conferito alla spiritualità del Tolomei quella specificità 'liturgica' poi trasmessa alla Congregazione, che ancora oggi ne risulta caratterizzata . Lo stesso Lugano, pur molto critico verso le leggende riportate nel testo del Lombardelli, ammette rapporti stretti tra la casata dei Tolomei e i domenicani di Siena . Bernardo Tolomei potrebbe essere stato attratto dall'ideale di vita dei Frati Predicatori? Non è possibile stabilirlo con certezza. In ogni caso, sempre secondo la tradizione, il padre lo avrebbe distolto da tale proposito riportandolo in famiglia e staccandolo dall'ambiente domenicano . In realtà, il Beato non entrerà tra i Predicatori 'cittadini', ma, come vedremo, sceglierà l'isolamento dell'eremo di Accona, e in seguito la vita benedettina. Ritornato dunque nel 'secolo', Giovanni Tolomei si sarebbe dedicato agli studi giuridici presso lo 'Studium' senese. Ancora, afferma la tradizione, il futuro Beato aveva inizialmente frequentato la Confraternita di Sant'Ansano, i cui membri erano quasi esclusivamente figli di nobili senesi. Poi, Giovanni Tolomei sarebbe passato alla Confraternita di Santa Maria della Notte , che si radunava presso l'Ospedale detto della Scala. I membri di tale Confraternita si dedicavano alla salmodia, alla penitenza, alla cura dei malati. In base ai dati forniti da Inventari del 1325 e 1492, si può affermare che la Confraternita disponeva di una biblioteca dotata di alcuni testi monastici (per esempio i Dialoghi di san Gregorio Magno e le Collationes di Giovanni Cassiano) . Forse proprio qui avvenne la formazione monastica del futuro abate Tolomei. Oltre a quello con gli autori monastici, a Santa Maria della Notte avvenne anche un altro incontro decisivo per la nascita di Monte Oliveto. Il Beato infatti conobbe altri due nobili devoti senesi, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, che frequentavano la stessa Confraternita . Questi tre uomini maturarono a poco a poco un ideale di vita comune, che si concretizzò nel proposito di recarsi ad Accona (un podere di proprietà del Tolomei) per condurvi vita penitente. Questi fatti si svolgevano nel 1313. È a questo punto che nella vita del Beato si inseriscono gli eventi che portarono alla fondazione del monastero di Monte Oliveto.
1.3 LE ORIGINI DI MONTE OLIVETO ATTRAVERSO IL CHRONICON DI ANTONIO DA BARGA
Sulle origini di Monte Oliveto disponiamo del già citato Chronicon di Antonio da Barga , risalente al 1450 circa, ossia quasi 150 anni dopo la fondazione di Monte Oliveto. Nonostante questa distanza temporale, il testo è attendibile: infatti l'Autore dichiara di aver fatto ricerche parte nell'archivio di Monte Oliveto, parte presso testimoni, parte per esperienza diretta . Anche se non si può negare che un testo del genere sia ricco di topoi agiografici, gli eventi narrati non possono essere messi in discussione, nella sostanza se non nei dettagli. Seguiamo dunque le linee principali del Chronicon. Alcuni uomini 'di nobile stirpe' , Giovanni Tolomei, Patrizio Patrizi, Ambrogio Piccolomini e un non meglio precisato Francesco (questi stranamente non sarà mai più menzionato nella tradizione olivetana ) erano desiderosi di maggiore solitudine per 'servire Dio' allontanandosi dalle tentazioni del mondo . Il Tolomei disponeva di alcuni terreni ubicati in Accona, vicino al villaggio di Chiusure. I quattro amici decisero allora di raggiungere quel luogo per condurvi una esistenza più consona alle loro aspirazioni. Giunti sul posto, descritto unanimemente come 'aspro e selvaggio' da tutta la tradizione olivetana, quei nobili senesi si diedero ad un tipo di vita 'apostolica', lavorando cioè con le proprie mani per sostentarsi e impegnandosi nella lode di Dio (secondo il modello della primitiva comunità gerosolimitana descritta in At 2,42-45). Tuttavia, essendo 'cittadini', inadatti ai lavori pesanti della campagna, dovettero ricorrere anche ad alcune possessiunculae , di entità tale da consentire loro di dedicarsi con più tranquillità alla vita di preghiera, silenzio e aspra penitenza al servizio di Dio che avevano scelta. Edificarono poi una piccola cappella, mentre i singoli penitenti abitavano in grotte, che si conservano tuttora. Si dedicarono dunque ad una vita eremitico-penitenziale di cui si riscontrano altri esempi in Italia centrale . Per le celebrazioni religiose, dal momento che gli 'eremiti' di Accona erano dei laici, fu necessario fare riferimento a sacerdoti addetti alle chiese della zona . Questo austero genere di vita penitente durò circa sei anni, fino al 1319. Frattanto altre persone desiderose di condurre vita penitente (multi tusci, nobiles ac ignobiles) si unirono a loro . Nell'aprile del 1319 , quando sarà posta la prima pietra del monastero di Santa Maria di Monte Oliveto, gli abitatori di Accona saranno circa una dozzina. Gravi problemi sorsero invece quando la loro presenza giunse a conoscenza del papa e della Curia avignonese, che guardava con sospetto chi conduceva vita religiosa non istituzionale. Infatti i penitenti di Accona non seguivano ancora alcuna Regola religiosa. Fino al Concilio Lateranense IV (1215) nuovi ordini religiosi potevano avere approvazione vescovile, ma nel Trecento ormai le contese sulla povertà assoluta e i dissidi coi fraticelli avevano indotto la Chiesa ad avere molta prudenza. Né va dimenticato che lo stesso Guido Tarlati, nella cui diocesi si trovava Accona, avrebbe approvato la presenza di gruppi di fraticelli con cui il Tolomei e i suoi compagni potevano essere facilmente confusi per la loro vita di estrema povertà e penitenza. È quindi possibile che Bernardo Tolomei e i suoi compagni, non inquadrati in alcuna forma istituzionalizzata di vita religiosa, fossero considerati dei 'sospetti', o addirittura una specie di 'fraticelli'. La tradizione, in verità senza reale fondamento, parla addirittura di una esplicita accusa portata contro i penitenti di Accona, che sarebbero stati addirittura 'deferiti' al papa Giovanni XXII . Il Bargense dice semplicemente che dell'accertamento della situazione fu incaricato un legato , identificato dal Lugano nella persona del cardinale de Poyet . Compiuta una diligente inquisitio , il legato non riscontrò problemi circa l'ortodossia dei penitenti di Accona, e prescrisse loro di uniformarsi alle disposizioni canoniche in materia . Il Beato allora si risolse a chiedere al vescovo Guido Tarlati (Accona dipendeva canonicamente da Arezzo) di regolarizzare la posizione giuridico-istituzionale del proprio gruppo di eremiti, accingendosi da parte sua a scegliere una delle Regole autorizzate dalla Chiesa, e precisamente quelle di Basilio, Agostino, Benedetto, Francesco. Secondo la tradizione sarebbe stato lo stesso Guido Tarlati a consigliare l'adozione della Regula Benedicti e dell'abito bianco che poi avrebbe contraddistinto gli olivetani . Non bisogna infatti dimenticare che il vescovo di Arezzo poteva avere preferenze per la Regola di san Benedetto, e in genere per il monachesimo, in quanto suo vicario era Giovanni dell'abbazia del Sasso in Casentino, e poi nella sua diocesi vi era già il famoso monastero di Camaldoli . A questo punto la tradizione olivetana inserisce una visione avuta in precedenza dal Beato, in cui la Vergine stessa avrebbe fatto intendere al Tolomei di gradire la scelta dell'abito bianco , solo successivamente proposta dal Tarlati . Su questo importante punto dell'adozione della Regula Benedicti (e più in generale del passaggio ad una fase di vita cenobitica benedettina 'istituzionale'), la fonte principale, la più antica (è contemporanea ai fatti) e la più attendibile, diventa la Charta fundationis, ossia il documento del 26 marzo 1319 con cui il vescovo di Arezzo Guido Tarlati da Pietramala approvava la costituzione della comunità monastica benedettina di Accona, autorizzando anche la fondazione di un monastero intitolato a Sancta Maria de Oliveto in Acona , secondo quanto richiesto in precedenza dal Tolomei . Fu anche prescritto che il Tolomei e Patrizio Patrizi avrebbero fatto la vestizione monastica ed emesso la professione religiosa in Arezzo. Il Chronicon e la Charta fundationis però divergono proprio sulla successione cronologica di questi eventi: il Chronicon riporta due viaggi ad Arezzo, uno per la vestizione e uno per la professione monastica, mentre la Charta fundationis prevede che le due cerimonie avvengano nella medesima circostanza. La Charta fundationis è da preferirsi: è più attendibile , essendo documento ufficiale. Il Bargense può aver 'sdoppiato' un unico avvenimento, salva però la sostanza dei fatti. Dopo l'emissione della Charta fundationis, il 29 marzo 1319 si ebbe la vestizione e la professione solenne dei primi monaci olivetani nelle mani di Giovanni, monaco dell'abbazia del Sasso, posta in diocesi di Arezzo, delegato del vescovo Guido. Infine, l'1 aprile 1319 vi fu la posa della prima pietra del monastero di Santa Maria di Monte Oliveto . Diffondendosi la fama del gruppo di monaci benedettini di Accona, alcuni vescovi o anche semplici laici devoti li chiamarono ad operare fondazioni di monasteri, o addirittura a rivitalizzare monasteri in grave crisi. Sorsero così numerosi nuovi insediamenti olivetani. Il primo fu quello di Siena, del 1322 , con il monastero di San Benedetto. Seguirono poi San Bernardo di Arezzo (1333) , San Bartolomeo di Firenze (1334) , Sant'Anna in Camprena presso Pienza (1334) , San Donato di Gubbio (1338) San Feliciano e San Niccolò presso Foligno (1339) , Santa Maria in Domnica a Roma (1340) , Sant'Andrea di Volterra (1339) , Santa Maria di Barbiano in San Gimigniano (1340) , Santa Maria della Riviera a Padova (1349) , Santa Maria Nova di Roma (1351) , San Girolamo di Agnano a Pisa (1360) , San Michele in Bosco di Bologna (1364) , Santa Maria di Montemorcino (1366) , San Miniato a Firenze (1373) , Santi Giacomo e Cristoforo di Rofeno (1374) , San Ponziano di Lucca (1378) , San Giovanni del Venda (1380) , Pistoia (1380) , Cortona (1380) , Camerino (1384) , San Girolamo di Quarto (1388) , Santa Caterina di Fabriano (1398) , Santa Maria di Baggio presso Milano (1400) , Prato (1406) , Sant'Elena di Venezia (1407) , Santa Giustina di Padova (maggio 1408) , e altri ancora.
1.4 GLI ULTIMI ANNI DI BERNARDO TOLOMEI
Ripercorriamo ora brevemente le ultime vicende della vita del beato Bernardo Tolomei. Con la fondazione del monastero di Santa Maria di Monte Oliveto, si pose il problema dell'elezione del primo abate. Tutti i monaci avrebbero voluto eleggere Bernardo, ma si scontrarono col suo netto rifiuto: il Tolomei era troppo umile per poter accettare quella carica. Circostanza curiosa: l'iniziatore dell'Ordo olivetano, considerato ormai tale da tutti i suoi confratelli, ricusò di essere primo abate del monastero da lui stesso fondato . Stante questo rifiuto, la scelta del primo abate non poteva che indirizzarsi verso uno dei suoi compagni del periodo eremitico di Accona. Nel 1319 fu allora eletto primo abate Patrizio Patrizi . Essendo stato stabilito che la carica abbaziale fosse annuale , nel settembre 1319 il Capitolo conventuale elesse Ambrogio Piccolomini , e l'anno dopo, sempre in settembre, Simone di Turi . Il Beato infatti non voleva essere eletto abate, avanzando come scusante un difetto della vista (defectum visus) . Infine però non potè più opporsi alle reiterate pressioni dei confratelli, e fu eletto quarto abate nel settembre del 1322 . Da allora, e per ben 26 anni, ogni anno egli rimise il mandato, come era stato stabilito con l'annualità della carica abbaziale, e venne invariabilmente rieletto. 'Qui post annuatim suppliciter absolutionem petens, denuo assumebatur; et sic in abbatiatu viginti septem annis permansit' , dice il cronista Antonio da Barga . Nel 1347-1348 scoppiò una terribile epidemia di peste, la famosa 'Peste nera' che devastò l'Europa, e che ebbe gravi ripercussioni sulla consistenza numerica di molti monasteri. In questa pestilenza perse la vita Bernardo Tolomei. Il Bargense non specifica le circostanze della sua morte, dice solo che durante il periodo della peste: 'Mortuus est autem predictus Bernardus, vigesimo abbatiatus sui anno et septimo ' , ossia nel 1348. La tradizione pone la morte del Tolomei in Siena, mentre questi assisteva i confratelli appestati del monastero di San Benedetto .



14/08/2003 Storia Olivetana

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