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IL NUOVO GIORNALE ,

Nasce l'"Ordo viduarum"

 


Domenica 5 maggio in Cattedrale consacrazione col Vescovo per Piera Ponticelli e Silvia Serra La scelta di amore vissuta nel matrimonio e all'interno della propria famiglia continua nel servizio alla Chiesa locale. L'ordine delle vedove é già presente e attivo in diverse diocesi italiane Nella nostra diocesi ha preso il via un cammino di spiritualità per vedove e vedovi. Tra questi, alcune persone hanno maturato la disponibilità alla consacrazione. Nasce così l' "Ordo viduarum", l'ordine delle vedove, già presente in diverse diocesi. Piera Ponticelli e Silvia Serra domenica 5 maggio alle ore 18.30 in Cattedrale, nel corso di una celebrazione presieduta dal Vescovo, doneranno totalmente la propria vita al Signore. In Dio un amore più forte della morte Piera Ponticelli, 58 anni, si è sposata a venti con Enrico Corona, dal quale ha avuto tre figlie. Dopo sei anni di matrimonio, Enrico si ammala: un calvario che dura 21 anni. "Paradossalmente questa esperienza di dolore non ci ha allontanati dal Signore - spiega Piera, che ha maturato la sua esperienza ecclesiale all'interno dell'Azione Cattolica nella parrocchia della SS. Trinità e a livello diocesano, rivestendo anche l'incarico di responsabile del settore adulti negli anni '80 -. Mio marito ed io ci eravamo incontrati nella Chiesa e sposati nella consapevolezza di amarci nel Signore. Gli anni della malattia sono stati faticosi, pieni di responsabilità, sia perché avevo fatto la scelta di occuparmi direttamente di lui, sia per la presenza delle figlie ancora piccole. Il Signore ha operato facendoci scoprire dentro a questa nostra condizione la sua presenza amorosa e donandoci di viverla in modo sereno". "Nella malattia di mio marito - prosegue - ho incontrato il Crocifisso. Alla sua morte è rimasta in me la consapevolezza che la mia vita sarebbe continuata con lui in fedeltà all'amore che il Signore ci aveva donato. Dopo undici anni e attraverso un cammino nella Chiesa ho scoperto in questa condizione la chiamata a vivere la vedovanza come continuazione dell'amore coniugale e a consacrare la mia vita al Signore nel servizio di questa diocesi. Sento il grande desiderio di dire grazie a Dio per avermi donato mio marito e le mie figlie e alla Chiesa per essermi stata madre". Far parte dell' "Ordo viduarum", per Piera, significa infatti "vivere il tempo che mi separa dall'incontro con mio marito come fedeltà a un amore che in Dio diventa più forte della morte, dire cioè che la grandezza dell'amore di Dio scoperta nel matrimonio continua ancora oggi". Un modo diverso, dunque, di vivere la vita matrimoniale? "Sì, diventa un rapporto sponsale col Signore nel quale si ritrova anche il marito defunto. Facendo questo cammino ho scoperto che la persona vedova è immagine della Chiesa che, rimasta vedova di Cristo suo sposo, vive in attesa del suo ritorno. Ciò che prima era toccabile e sperimentabile nell'amore umano, ora lo provo nel Signore tanto da desiderare l'incontro nell'eucaristia, nella preghiera personale, nella lettura della Parola di Dio e nell'ascolto delle parole degli uomini". Chi entra a far parte dell'Ordine chiede alla Chiesa locale di benedire la sua scelta di consacrazione e si mette al suo servizio, promettendo obbedienza al Vescovo. Il cinque di maggio che cosa succederà? Difficile da dire a parole. "Sarà per noi qualcosa di molto grande: la gioia frutto di un desiderio che si sta avverando. Sarà un punto di arrivo e un punto di partenza". Una gioia che sta coinvolgendo anche i parenti, gli amici, le figlie: "pur non capendo fino in fondo questa scelta un po' inusuale - dice Piera - la accolgono come un servizio alla Chiesa. Personalmente la vivo come un ulteriore atto di amore nei loro confronti". La decisione di Piera, così lontana dalla mentalità del mondo, è di quelle che provocano. "C'è una proposta di vita nuova che va al di là del sensibile e che non è una perdita, ma esprime una pienezza di umanità e di femminilità. Questa consacrazione è pubblica perché è grazia per la persona e per la Chiesa. E anche dono da annunciare: è un invito a uscire allo scoperto, e dire 'vieni e vedi'. Come il matrimonio ha una sua visibilità, così ha ragione di essere anche la consacrazione in questa condizione". Vivere la vedovanza come un carisma Silvia Serra, 64 anni, due figlie, è consulente familiare all'Istituto La Casa dal 1988 e al Servizio di Aiuto alla Vita dal '79. Formatasi nella parrocchia di S. Francesco, è attualmente parrocchiana di S. Brigida. Silvia si è sposata nel 1963 a Milano con Gianfranco Chinelli ed è vedova da quattro anni. "Oggi dico, prima di tutto, grazie a Dio che ci ha sempre tenuti sotto la sua protezione e mi ha condotto fin qui - dice -. In questa mia nuova condizione continua a farmi percepire che una sua grazia particolare mi segue, anzi, mi precede, per condurmi ad 'attingere al pozzo dell'acqua', ancora alimentato da quella sorgente inesauribile del sacramento del nostro matrimonio. Lo dico con stupore vero, unito a un tremore grande, perché, pian piano, rispettando i miei limiti, l'Amore di Dio sta rivelandomi il suo progetto su di me. E quante volte gliel'ho chiesto quando mi era vicino negli itinerari di fede, nei gruppi del Vangelo, negli incontri di catechesi in Ac!". Un Amore che Silvia vede riflesso anche tra le persone della sua famiglia: "non mi lascia sola nemmeno sul versante dell'umanità - osserva - figlie, genero, nipotino, fratelli e amici non sono fuggiti". La scelta di consacrazione è una risposta a questo Amore. Una risposta piccola, tiene a precisare Silvia, "quella della fede che ho, della singolarità dell'esperienza di vita coniugale e familiare, la consapevolezza di aver avuto vicino, per 35 anni, mio marito, che ha rappresentato nella famiglia il 'fedele laico' che serve la Chiesa. Questo mi aiuta a scoprire aspetti forse sottovalutati in passato, il 'continuum' di quel progetto che, nella fedeltà, mi sarà possibile realizzare qui e ora. So di essere idealmente sostenuta da mio marito, che sento spiritualmente vicino e che, in filigrana, ha i lineamenti di Cristo". "Questa mia condizione - conclude - è un momento di grazia: ho da reinventarmi la vita. È difficile, ma allo stesso tempo ancora bellissimo. Non è finito niente, perché sento di essere amata come prima! Ci siamo detti un 'sì, per sempre' ed è vero, perché posso dire che neppure la morte riesce a mettere la parola fine. C'è un 'oltre' preparato dall'Amore di Dio, di cui il nostro amore umano è stato un significativo assaggio. Allora dico che anche la vedovanza è una vocazione, un carisma, non una disgrazia. Ci attende la vita eterna, quando 'non ci sarà più lutto, né pianto, ma felicità perfetta, perché l'amore sarà perfetto'. Perciò l'attesa dell'incontro definitivo si carica di speraza ed è colma di gioia!".



24/04/2002  

Pubblicazione N 16 DEL 26 APRILE 2002