PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia nelle esequie di don Diego Zorzi

Basilica di San Giovanni in Canale


Letture: Is 48, 17-19; Mt 11, 16-19

1. Cari confratelli e cari fedeli, in questo momento in cui diamo l'estremo saluto a don Diego Zorzi, vogliamo soprattutto pregare per la sua salvezza eterna. Sappiamo che proprio la preghiera è stata la dimensione fondamentale del suo ministero sacerdotale. Negli anni Settanta fondò la Comunità di preghiera contemplativa Doce nos orare, con il compito specifico di apprendere a pregare. Porgiamo ai membri e agli amici di questa Associazione le nostre più sentite condoglianze. Nella sua personale esperienza del rapporto esistenziale con la persona vivente del Signore Gesù, Don Diego era diventato sempre più consapevole che la preghiera è il centro attorno al quale far ruotare tutta la vita. Possiamo senz'altro dire che egli ci lascia il grande insegnamento del primato da accordare alla preghiera, un insegnamento che vale per tutti, a cominciare dai noi presbiteri, pressati dalle diverse incombenze e sollecitazioni che rischiano di svuotarci interiormente. 
 2. Alla luce dell'esempio di questo sacerdote, risuoni forte per tutti noi, presbiteri e fedeli laici, il monito del profeta Isaia: 'Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare'. È il Signore nostro Dio che ci insegna il nostro bene e ci guida per la strada giusta. Isaia ci sollecita a prestare ascolto all'unico Maestro che ha a cuore il nostro vero bene e sa indicarci la via della vita. Proprio nella preghiera noi accogliamo l'insegnamento del Maestro e ci lasciamo condurre dalla sua guida. Senza la preghiera, siamo come eterni adolescenti che si affidano al primo maestro dalla parola suadente ma incapace di garantire il bene e di condurre alla strada giusta. La preghiera ci apre a Dio, scoprendo che Lui ci ha già raggiunti. La preghiera fa posto a Dio, senza timore, gli permette di entrare in noi e ci aiuta a mettere al servizio del regno di Dio tutto noi stessi. Così la preghiera rovescia la vita, la converte: da un orientamento di chiusura, presuntuoso ed inospitale, ad una orientamento di apertura, accogliente fino ad ospitare Dio. Così la preghiera ci restituisce a noi stessi, perché ci apre a una scelta di fondo, alla scelta dell'amore: è ciò che Dio desidera, perché è amore, è ciò che il cuore umano desidera, perché siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio.

 3. Disponiamo il nostro cuore ad accogliere il Signore nella preghiera, in particolare in questi giorni di Avvento. Perché anche per la nostra generazione è giunto il momento di lasciarsi toccare il cuore. Incombe sempre anche su di noi la tentazione di rinviare con le scuse più diverse. Valgono anche per noi i pretesti infantili per lamentarci: 'Abbiamo suonato (') e non avete ballato, abbiamo cantato (') e non avete pianto'. E valgono pure le critiche con cui di fatto rifiutiamo i segni di Dio: l'austero Giovanni il Battista è ritenuto indemoniato, il Figlio dell'uomo è considerato un mangione e un beone. Gesù conclude questa amara constatazione con questo detto: 'Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie'. Egli è la sapienza eterna incarnata e noi la possiamo riconoscere nella preghiera, a partire cioè da ciò che veramente consente di coltivare e approfondire il rapporto personale con Cristo e di vivere in comunione con Lui.

 4. Consentitemi un breve ricordo personale di don Diego, un incontro indiretto avvenuto attraverso la lettura di un suo libro sul profilo spirituale di Madeleine Delbrêl, questa donna passata dall'ateismo radicale a una fede così profonda fino a diventare una delle personalità spirituali più significative del XX secolo. Mi capitò (forse nel 2004, a cent'anni dalla nascita di Madeleine), di partecipare insieme ad alcuni docenti dell'Università Cattolica a un Convegno su Delbrêl. Il Convegno si tenne a Ivry-sur Seine, nella periferia operaia di Parigi, dove Madeleine lavorò per più di trent'anni come assistente sociale. In vista di quel Convegno lessi, insieme ad altre opere, l'agile libro di don Diego, intitolato Madeleine Delbrêl. Una «Donna teologale» nella città marxista (Berti, Piacenza 1998). Ho desiderato ricordare questo libro per il fatto che don Diego arriva a presentare Madeleine come una 'maestra di preghiera', soprattutto per coloro che, immersi nell'impegno sociale e in mezzo a una folla che fa a meno di Dio, pensa di non aver tempo di pregare. Credo che noi possiamo prendere a prestito l'espressione di don Diego e dire che questo sacerdote è stato maestro di preghiera per tutti coloro che vogliono vivere il rapporto filiale con Dio radicato nel battesimo e nutrito incessantemente dalla  Parola di Dio e dall'Eucaristia.

Cari fratelli, presentiamo don Diego alla misericordia del Signore perché possa partecipare alla lode perenne nell'assemblea celeste e a don Diego, che da anni viveva qui nella nostra diocesi, chiediamo di intercedere per la nostra Chiesa e in modo particolare per quell'opera buona che è l'Associazione  Doce nos orare. Amen.



09/12/2011 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO